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comunicato stampa

Rocconi: 'Scelte di fedeltà al Signore, scelte di amore'

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da Mons. Gerardo Rocconi
Vescovo di Jesi - dongerardorocconi@alice.it

Mons. Gerardo Rocconi Vescovo di Jesi

Mons. Gerardo Rocconi commenta il Vangelo di domenica 7 novembre.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie". Gesù rispose loro: "I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Parola del Signore.

IL FATTO E LA DOMANDA

Il vangelo di oggi ci racconta che i Sadducei pongono una domanda a Gesù sulla resurrezione dei morti. Ma cercano di mettere in ridicolo Gesù raccontando l’episodio di una donna che ha avuto sette mariti, tutti fratelli e tutti morti, senza mai aver avuto figli. Chiedono a Gesù “Quella donna che ha avuto tanti mariti, nella vita eterna di chi sarà moglie?” In effetti la fede nella resurrezione da parte dei farisei e del popolo era ancora molto rozza. Si pensava ad un prolungamento e rafforzamento delle gioie della terra, vita di coppia compresa.

L’ANNUNCIO DELLA RESURREZIONE

Gesù però subito riafferma la verità della resurrezione. E’ la più bella notizia che ci può essere data. Dio è il Dio della vita e vuole la vita per i suoi figli. Quel desiderio di vita che è in noi avrà una risposta. Del resto come è possibile che Dio che fa di tutto per raggiungere i suoi figli, poi li abbandoni nella morte? Un genitore che perde il figlio, se potesse, gli darebbe ancora vita. Dio ama più di ogni genitore della terra e soprattutto può donare vita. E allora dona una vita immensamente più grande, nuova, una vita che noi non siamo in grado di immaginare. Lo crediamo sulla sua parola. La vita eterna è una realtà totalmente nuova. Un esempio: il bambino nel grembo della madre non può capire cosa accadrà dopo la nascita. Così noi non possiamo sapere le meraviglie che Dio preparerà. La vita terrena è come un tempo di gestazione dopo il quale nasceremo nella vita definitiva. Non abbiamo due vite, ma una sola in due forme diverse, come accade prima di nascere e dopo essere venuti alla luce. E’ impossibile descrivere la vita eterna: sappiamo che ogni gioia sarà in noi e soprattutto sappiamo che la resurrezione è vivere nel cuore di Dio, nell’abbraccio di Dio, nella sua luce. La vita eterna è un fatto di amore, dell’amore di Dio capace di dare una gioia infinita. Veramente il messaggio della resurrezione è la più bella notizia che ci può arrivare. E tutto questo ha delle conseguenze.

SCEGLI LA VITA!

Per vivere un po’ di più sulla terra si fa di tutto. Quanto merita di più la Vita eterna. Qual è la via allora per vivere sempre con il Signore, nella sua gioia? La via è semplice: è desiderare quella vita, è desiderare stare con il Signore, è amare il Signore per cui si vuole per sempre la sua compagnia. Ma il desiderio poi deve trasformarsi in scelte concrete. Scelte di fedeltà al Signore, scelte di amore. Il Signore ci accoglie nel suo abbraccio se lo vogliamo veramente, se siamo coerenti, se gli siamo fedeli. E noi sappiamo, che la fedeltà al Signore, come ogni tipo di fedeltà, a volte è impegnativa e difficile. Vale la pena allora impegnarsi per essere fedeli al Signore? Vale la pena impegnarsi per osservare i comandamenti? Vale la seguire la Parola del Signore? Certo che vale la pena essere fedeli per amore al Signore. Significa poterlo amare, nella gioia più grande, per l’eternità. Dobbiamo renderci conto che l’infedeltà, cioè il peccato, in realtà è una scelta di morte. Pertanto perdere il Signore è veramente la perdita più terribile che si può fare. Terribile sarebbe se il giorno del giudizio ci sentissimo dire dal Signore: “Andate via, maledetti nel fuoco eterno preparato per il diavolo e per i suoi angeli”. Il Signore nel suo amore desidera dirci soltanto: “Venite benedetti del Padre mio, nel Regno preparato per voi. Entrate nella gioia del vostro Signore”.



Mons. Gerardo Rocconi Vescovo di Jesi

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-11-2010 alle 15:20 sul giornale del 08 novembre 2010 - 1112 letture