Scoppio alla Saline: Giovanetti, 'Le bombole non erano lì dopo un'esercitazione'

Esplosione alle Saline 1' di lettura 18/11/2010 -

Sulla vivenda processuale legata allo scoppio delle bombome delle Saline, dove rimasero feriti due ragazzi senigalliesi e alla luce dell'intervento di una delle vittime dell'incidente accaduto nel 2007, Renato Giovanetti, presidente del locale coordinamento della Protezione Civile e imputato per lesioni colpose, tramite i suoi avvocati tiene a precisare alcune questioni.



"In relazione all'articolo apparso il 13 novembre i sottoscritti legali avv. Marco Guidotti e avv. Riccardo Pizzi, difensori del sig. Renato Giovanetti, precisano che non corrisponde alla realtà processuale quanto riportato secondo cui le famiglie dei ragazzi coinvolti avrebbero accusato l'associazione "Coordinamento Volontari Protezione Civile Zona 2 Senigallia" di cui il sig. Giovanetti è Presidente. Tanto ciò risulta dimostrato dal fatto che le stesse non si sono costituite parti civili nei confronti del Nostro Assistito.

Contestualmente risulta che le famiglie dei ragazi coinvolti hanno proposto opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura nei confronti del dirigente dell'U.O.A. Protezione Civile del Comune di Senigallia, opposizione accolta dal gip del Tribunale di Ancona. Non risulta, infine, dagli atti del processo che la bombola in questione fosse stata stoccata dal Nostro Assistito a ridosso della recinzione in cemento del campo da calcio delle Saline dopo un'esercitazione dell'associazione "Coordinamento Volontari Protezione Civile Zona 2 Senigallia".




da Riccardo Pizzi
Studio legale Riccio Pizzi Sardella




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-11-2010 alle 23:45 sul giornale del 19 novembre 2010 - 2190 letture

In questo articolo si parla di cronaca, saline, Riccardo Pizzi, esplosione, studio legale Riccio pizzi sardella

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Fermo restanto il piacere di ospitare l'intervento del sig. Giovanetti, è bene precisare che la parola "accusa" utilizzata nell'articolo evidetemente non si riferisce all'accusa in ambito processuale ma semplicemente al "sentimento", al "pensiero" della famiglia di una delle due vittime che ritiene la Protezione Civile responsabile di aver lasciato le bombole appoggiate ad un muro. Altra cosa ovviamente sarebbe stato parlare di accusa, in riferimento alla posizione assunta dalla famiglia durante il processo. Cosa che nell'articolo non è stata fatta. Un eccesso di zelo da parte dei legali e del sig. Giovanetti che comunque, data la delicatezza della vicenda, hanno fatto bene a voler precisare l'accezione del termine "accusa".
Giulia Mancinelli
direttore editoriale

Quindi, fermo restando...e restando fermo...
le bombole si sarebbero collocate da sole in un'area di nessuno, dove nessuno fa le veci di proprietario o gestore.

I processi lasciateli dentro i Tribunali e con i diretti interessati invece di farli sulla stampa tra avvocati e giornalisti...




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