Quantcast

Berti: 'Cosa ci può insegnare la vicenda della nomina del nuovo Ombudsman'

3' di lettura 25/11/2010 -

In questi giorni il Dott. Samuele Animali, Ombudsman uscente della regione Marche, ha presentato un secondo ricorso in relazione alla travagliata vicenda della nomina del Dott. Italo Tanoni chiamato a ricoprire quel ruolo il 31 luglio scorso.



Un articolo di Gustavo Zagrebelsky su La Stampa del 13 ottobre 2010, può offrirci una indiretta chiave di lettura della vicenda di cui si sono occupati anche alcuni media nazionali. 1 Il noto giurista analizza il rapporto esistente tra politica e società, correlandolo ad un altro rapporto: quello tra forza e mitezza, dove la prima è la caratteristica della politica, la seconda della società civile. In estrema sintesi si sostiene che vi è una perdurante tendenza a tenere questi ambiti nettamente separati tra loro, mentre nella realtà il condizionamento è forte e reciproco, ma questa separazione in alcuni momenti perdura, nonostante siano le facce della stessa medaglia. La politica non tollera che la società civile usi la forza. Le decine di organizzazioni no – profit marchigiane che hanno auspicato la riconferma dell’Ombudsman uscente, con la loro presa di posizione pubblica e netta ponendo chiare domande alla classe politica, hanno deciso di essere miti ma anche forti e la politica per settimane non ha saputo rispondere: ha taciuto. La politica regionale ha visto invaso il suo campo e soprattutto la sua virtù che è quella della forza che non può essere usata dalla società civile, cui spetterebbe solo il compito di mantenere la coesione e la pace sociale.

E la politica ha avuto anche un po’ di paura perché non si aspettava questa insistenza della società civile nel porre la vicenda all’attenzione dei mass-media nuovi e tradizionali. Il sintomo di questa paura è la mancata risposta alle domande (tutte politiche) con cui le organizzazioni no profit ed alcuni isolati politici ed iscritti al Pd hanno chiesto spiegazioni della sua scelta di non confermare l’avvocato Samuele Animali. Non solo: quando il presidente del consiglio regionale ha tentato di rispondere, perché pressato da una campagna di stampa che sicuramente non si aspettava, ha confuso (e ciò preoccupa assai) l’aspetto procedurale-giuridico, legato al ricorso presso il Tar, con quello politico. A cornice di questa situazione va evidenziata l’immobilità pressoché totale dei consiglieri regionali che hanno accettato, dopo che il TAR ha accolto il ricorso dell’Ombudsman uscente, che il Presidente del Consiglio Regionale sanasse la situazione con un altro decreto reiterando una decisione personale, estromettendo ancora una volta l’assemblea legislativa regionale come invece un approccio politico (democratico) avrebbe consigliato.

Con questa vicenda si perpetua quindi quella separazione tra forza e mitezza, ovvero tra politica e società civile e per tale motivo il problema dell’uso della forza andrebbe affrontato da quel vastissimo e variegato mondo del no-profit che, mi sembra, laddove opera per un interesse generale, farebbe bene a comprendere che la categoria della forza, intesa come capacità di influenzare le decisioni politiche, è una delle prerogative della sua azione e direi della sua esistenza. Problema non semplice e scontato perché dietro molta società civile si nascondono interessi egoistici di gruppi che, pur richiamandosi a questa categoria, perseguono tutt’altro che l’interesse generale. Ma la necessità di un cambio di prospettiva nel rapporto tra politica e società civile questa vicenda l’ha posta con decisione ed urgenza, ancora una volta.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-11-2010 alle 19:41 sul giornale del 26 novembre 2010 - 964 letture

In questo articolo si parla di attualità, jesi, giustizia, politico, giorgio berti, ombudsman





logoEV
logoEV