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Chiaravelle: Stroli per Carlo Urbani

stroli 2' di lettura 26/11/2010 -

Si apre sabato 27 novembre, ore 18,30, alla Rotonda del Gigolè di Chiaravalle (An) in via d’Antona la personale di pittura di Lino Stronati, in arte Stroli, che l’artista di Jesi dedica alla figura di Carlo Urbani, Medico senza Frontiere marchigiano scomparso nel 2003 dopo aver bloccato l’epidemia di Sars.



L’esposizione prevede non a caso anche uno speciale set con fotografie scattate nei luoghi di lavoro, in Africa ed Asia, dallo stesso Carlo Urbani. L’evento, patrocinato dal Comune di Chiaravalle e in collaborazione con l’Associazione Italiana Carlo Urbani, propone fino al 10 gennaio 2011, trenta originali opere con le quali Stroli sintetizza la sua irrefrenabile verve artistica, in un sorprendente passaggio tra diversi stili fino all’attuale espressionismo concettuale. Sì perché Stroli è un “giovane” artista autodidatta di sessanta anni che, ripresi tavolozza e pennelli, brucia le tappe di quella sperimentazione sospesa nel tempo ma mai dimenticata. E allora è vulcanica la forza creativa che ne deriva, e decisamente originale, come la descrive nel suo intervento la critica d’arte Martina Mancinelli definendo l’opera di Stronati portatrice di “un […] linguaggio senz’altro Naif ma al tempo stesso sorprendente nell’utilizzo sapiente e disinvolto del colore e nei suoi scaltri riferimenti alla storia della pittura. Alle belle forme l’artista aggiunge tuttavia anche i contenuti: una lunga riflessione sull’uomo e sulla società contemporanea […] il pessimismo che potremmo cogliere in alcuni lavori è solo di superficie: guardando più in profondità scopriremo che Stroli ci parla con amore e speranza dell’uomo, indicandoci più qualcosa da riscoprire – il contatto con la natura, una certa spiritualità – anziché qualcosa che sembrerebbe perso”.

Davvero interessante nell’opera di Stronati il contrasto tra il contenuto intrinseco dell’opera, la composizione e l’utilizzo dei colori. Piccole citazioni antropomorfe o deformazioni di vago sapore Munchiano - come quelle individuabili nell’opera “E vissero felici e contenti…”- sono mitigate dalle scelte compositive e dall’utilizzo di una tavolozza volutamente infantile. Il gioco di gialli, blu e rossi puri ci tranquillizza come il calore di un grande sole nell’azzurro del cielo, accanto una casa sicura, qualche balocco di legno e un pallone. Immagini fanciullesche, attinte dal proprio passato, che Stroli utilizza efficacemente fino a farci chiedere come si possa trattare così questa nostra terra, come si possa distruggere, inquinare o accettare il susseguirsi di disastri ambientali, senza capire che tali fatti non possono scendere dal cielo immaginato da un bambino ma accadere solo per evidenti responsabilità economiche e politiche. Proprio l’originale contrasto tra fanciullezza liberata ed adulta consapevolezza, e la spiazzante efficacia come mezzo di riflessione intima e denuncia sociale, pare dare all’opera di Stroli il tratto distintivo e qualificante di maggior pregio. _____________________________________






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-11-2010 alle 18:08 sul giornale del 27 novembre 2010 - 1256 letture

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