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'Malati di Niente', incontro con Pallotta e Paolini

malati di niente 2010 3' di lettura 30/11/2010 -

Rassegna Malati di Niente 2010: "La paura della memoria", mercoledi 1 dicembre, ore 9.30, nella sala della II circoscrizione via S. Francesco a Jesi.



Relatori: Adriano Pallotta, infermiere psichiatrico dal ‘59 al ’97, per molti anni presso l’ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà. Promuove la deistituzzionalizzazione della realtà manicomiale allargando sempre di più gli spazi di libertà ed impegnandosi nelle attività riabilitative e risocializzanti. scrive ”scene di un manicomio”, libro di documentazione storica. Docente e, dal 1995, si presta come guida presso il museo della mente a roma. Ha collaborato con Celestini nella realizzazione del film “La pecora nera”.

Alberto Paolini, ricoverato a 13 anni in manicomio, sottoposto subito ad elettroshock. ha vissuto 42 anni nell’istituzione, da 10 anni vive fuori in una casa famiglia. Ha scritto e pubblicato racconti e poesie.

Il nostro orizzonte ideale, che determina l’intervento riabilitativo quotidiano, si colloca in piena continuità con quello storico movimento che negli anni ‘60-’70 ha criticato, combattuto e vinto le logiche custodialistiche e le istituzioni manicomiali. La Legge 180, è stato lo strumento legislativo che ha permesso, nel lontano 1978, il progressivo smantellamento degli ospedali psichiatrici e l’inizio di una nuova epoca per la sofferenza psichica. Si stava abbattendo una delle più vergognose e violente opere del genere umano: i manicomi, che andavano chiusi, e in alternativa aperti luoghi di “cura” e di socialità, dove l’intervento terapeutico si coniugava, e si coniuga, con la battaglia per i diritti di cittadinanza, contro lo stigma sociale e il pregiudizio.

Dal 1978 ad oggi sono trascorsi molti anni e tanto è cambiato nella nostra società, nell’economia, nel lavoro, nella cultura. La Legge Basaglia che poneva fine all’orrenda esperienza della custodia manicomiale, ha dato un forte impulso alla Riforma psichiatrica nel suo complesso; ma enormi problemi sono rimasti irrisolti. Quello più grande è sicuramente l’incapacità di accogliere il diverso, il “folle” in particolare, e di reinserirlo nel tessuto sociale. In effetti i presupposti della Riforma psichiatrica tendenti a sviluppare una coscienza critica e una trasformazione dell’organizzazione sociale, attraverso la partecipazione della collettività a tutte le forme di emarginazione, sono rimasti troppo spesso sulla carta, non realizzati. Ma con tutti i limiti che troviamo a questa legge, certo non possiamo e dobbiamo tornare indietro, perché nulla è più come prima, perché abbiamo appena iniziato a restituire a quelle persone ridotte a “matti da legare”, lo statuto di cittadini, il diritto di esistere dentro quel contratto sociale da cui erano stati definitivamente espulsi in modo del tutto improprio.

Il progetto “malati di niente” si inserisce a pieno in questo difficile e complesso contesto, ed ha l’ambizione di aprire un percorso, nel quale cammineranno insieme pazienti, familiari, operatori, gente comune, verso un orizzonte ideale rappresentato da una comunità di donne e di uomini ancora capaci di creare legame sociale, inclusione, solidarietà








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-11-2010 alle 18:39 sul giornale del 01 dicembre 2010 - 1317 letture

In questo articolo si parla di psicologia, cultura, jesi, marche, associazione, ya basta!, Ya Basta! Marche, psichiatria, manicomio

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