Confartigianato: delocalizzazione, un colpo durissimo al territorio

fabio marcatili 11/01/2011 -

Gli effetti della crisi stanno mettendo in grande difficoltà soprattutto le piccole e piccolissime imprese della produzione manifatturiera e nell'ambito delle aziende di questo settore si è accentuato un ulteriore fenomeno destabilizzante, che si ripercuote negativamente sull'intera tenuta del sistema produttivo ed occupazionale: la delocalizzazione.



Tale fenomeno non interessa più come in passato le sole imprese multinazionali, ma si estende ormai a tutte le imprese. La Vallesina, dice Fabio Marcatili segretario della Confartigianato di Jesi, è una delle zone particolarmente colpite e penalizzate dagli effetti della delocalizzazione, soprattutto riguardo al settore manifatturiero. Molte aziende hanno avviato vasti processi di trasferimento degli impianti in parti del mondo in cui più convenienti sono i fattori della produzione, la forza lavoro e gli oneri sociali. Tutto il settore della moda per esempio ha trasferito all’estero le produzioni “di massa”.

Nel nostro territorio c’è solo l’alta fascia e i campionari. Questo fenomeno della delocalizzazione interessa ora e sempre di più anche la metalmeccanica in particolare in Polonia e in Turchia. La delocalizzazione produttiva, ribadisce il segretario della Confartigianato di Jesi Fabio Marcatili, sottraendo lavoro e commesse alle aziende del territorio mina alla base l’assetto e la salute dell’economia locale generando nel tempo solo disoccupazione e calo di redditività oltre che dissesto sociale. La capacità di spesa delle famiglie si è ridotta . Bisogna fare i conti, in particolare in questo difficile momento di crisi economica, con le ripercussioni che tali fenomeni generano sulle imprese dell'indotto che oggi sono in estrema difficoltà e molte in procinto di chiudere con molti posti di lavoro persi .

Sarebbe indispensabile attivare iniziative volte alla concessione di risorse alle piccole imprese per permettere loro di fare fronte alla mancanza di liquidità dovuta anche ai ritardati pagamenti e di proseguire la loro gestione produttiva, ma anche attuare una nuova politica di tutela delle realtà distrettuali tramite la concessione di agevolazioni e riduzioni degli oneri amministrativi e dei carichi fiscali. Il 2011 per Jesi si apre con un deficit occupazionale e la situazione non potrà che peggiorare se non si interviene con contromisure efficaci a difesa delle piccole imprese. Se la partita a livello nazionale si gioca con il referendum di Mirafiori, le sorti e le decisioni della storica azienda torinese si ripercuotono su tutto il Paese e anche sullo Jesino dove agisce la CNH – New Holland, impegnata nella produzione di macchine agricole per il marchio Fiat e che oggi versa in difficoltà.

Cassa integrazione, lavoratori in stand by e poi cosa accadrà? Confartigianato lamenta l’assenza di macrostrategie che possano garantire la sussistenza di questi elementi portanti del bacino produttivo jesino e al tempo stesso la mancanza di misure che possano in qualche modo tutelare il cosmo di micro e piccole imprese. Attività produttive connesse alla ristorazione e alla ricettività per i lavoratori: bar, trattorie, ristoranti, mercato immobiliare, negozi alimentari e trasporti. Tutte realtà che hanno agito sempre come collante sociale e produttivo.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-01-2011 alle 13:55 sul giornale del 12 gennaio 2011 - 1089 letture

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