'Ora basta, dimettiamo Berlusconi', Uniti contro la crisi spiega la manifestazione

2' di lettura 17/02/2011 -

Berlusconi dimettiti! E poi? Fini? Casini? Tremonti? Letta? Montezemolo? Bersani e Bossi a braccetto? Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Non cambia perché le politiche contro i lavoratori di Marchionne, quelle contro la scuola della Gelmini e la privatizzazione dei beni comuni come l’acqua sono ampiamente condivise da tutti i soggetti sopra nominati.



Ciò che è condiviso è il berlusconismo, in altre parole una concezione della politica e delle relazioni economico-sociali fondate sull’individuo proprietario, sul possesso e sul profitto ad ogni costo .
Il berlusconismo propone una pratica di privatizzazione che va dalla politica al corpo delle donne, passando per il lavoro, l’istruzione, il territorio e le istituzioni pubbliche.
Il berlusconismo è un potere neofeudale fondato sulle clientele, sugli oligopoli e sulla rendita.
L’uscita dal belusconismo non coincide necessariamente con la caduta di Berlusconi.
A Berlusconi non si possono chiedere le dimissioni. Berlusconi va dimesso!

Dimetterlo vuol dire produrre una frattura sociale, un atto di dignità e d’indignazione pubblica, anzi, comune! Vuol dire non delegare il cambiamento agli inciuci di palazzo, alla compravendita di parlamentari e alle politiche da Gattopardo. Vuol dire costruire e condividere un nuovo lessico della politica, affermare il lavoro, la formazione e l’acqua come beni comuni. Vuol dire praticare una nuova narrazione della società e delle sue relazioni. In poche parole, riprendersi il futuro!
Tutto questo non accadrà né grazie a Futuro e Libertà o all’UDC, né grazie alla Lega o alla classe dirigente del PD.

Dimetterlo vuol dire dimetterli tutti! Que se vayan todos! Lo urlava l’Argentina, oggi ce lo insegnano le rivolte che stanno decapitando i tiranni arabi. Lo abbiamo urlato anche noi a Roma il 14 dicembre 2010! E’ ora che questa voce si levi ovunque, non solo dalle metropoli italiane, ma anche dalle province dell’impero: anche da Senigallia.
Da circa due mesi in città esiste uno “spazio comune” chiamato “Uniti Contro la Crisi - Senigallia” aperto a tutte tutti coloro che vogliono condividere ragionamenti e pratiche di lotta per costruire un’alternativa sociale e politica per questo paese, partendo dal nostro territorio.

“Uniti Contro la Crisi – Senigallia” è una rete di collettivi, associazioni, sindacati e centri sociali, ma soprattutto di singole persone (studenti medi e universitari, precari, insegnanti, operai, elettricisti, idraulici, operatori sanitari, commessi, magazzinieri, camerieri ecc.).
Se sei stanco di stare a guardare, di provare rabbia che si tramuta in frustrazione individuale. Se pensi che sia ora di mettersi in gioco, di buttare il proprio corpo nella lotta, ti aspettiamo sabato 19 febbraio 2011 a Senigallia alle ore 17.00 in Piazza Roma: manifestazione. Dimettiamolo!!!

Non delegare, partecipa! Contattaci: senigalliacontrolacrisi@yahoo.it








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-02-2011 alle 19:48 sul giornale del 18 febbraio 2011 - 2654 letture

In questo articolo si parla di attualità, senigallia, Uniti contro la crisi

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basta co sto a n t i b e r l u s c o n i s m o. Meno sindacati, meno storie per orari di lavoro e soprattutto meno invidia di chi mettendosi in gioco gira in porsche e non in punto. Appunto.....

"decapitando i tiranni arabi";"dimettiamo berlusconi"...mah'.
le vere riforme liberali creano libertà, flesibilità e posti di lavoro(esempio, la sgangherata e affossata legge Bersani era animata da giusti principi anticorporativi).
"Que se vayan todos"...Magari!!!L'unica strada giusta praticabile sarebbe quella di disertare le urne, ma come si fa a mettere d'acordo milioni di persone che hanno creato i personaggi di cui sopra.
Io sono per la rivolta civile, non per la rivoluzione e per rivolta intendo non conferire autorità a chi non merita di averla, ma l'Italia non è pronta a questo passo di civiltà e modelli come quello egiziano , tunisino, dell'onda verde, della protesta libica, non sono applicabili qua, perché lì si parte da basi ben diverse, feudali, qua c'era una volta uno stato civile e ci sarebbe ancora, cioè ne è rimasto lo scheletro.
Se c'era uno stato civile e sociale non è sicuramente merito di Togliatti, che, fra l'altro, appoggiava le nefandezze di Tito, perché "il fine giustifica i mezzi", ma dipende da quali sono i mezzi e da quale è il fine.
Non credo all'emiciclo parlamentare ,né,tanto più o meno, alle frange extraparlamentari.
Credo in idee nuove, in un vero cambiamento mondiale, credo nei giovani , nel loro desiderio dimlibertà, di voglia di vivere e credo in una società consociativa, ma partendo da capo, senza totem pagani o simboli in mezzo.
Voi in questi comunicati siete incoerenti, perché nascondete i simboli e i riferimenti ideologici che avete.
Io idealista sì, ideologico no,per carità e rispettoso della legge, di quella posta e di quella in essere.Credo in una società del diritto, ora c'è una società anarchica legalmente e moralmente, credo in un rigore morale e ,alla base di ciò, vi deve essere il rispetto delle leggi anche da parte dello stato, sottoposto al suo diritto.
Tanti rappresentanti parlamentaried extra non si sentono sottoposti al diritto, si sente da come parlano e si nota dalle loro azioni... d'altronde il diritto non li sottopone.Se ministri nominano fucili e popoli in rivolta, quelli lì verdi che npn piacono a voi e tutto passa come "battuta", in cosa bisogna sperare...lo stato di anarchia da alcuni agognato c'è ed è questo qua che abbiamo.

"Il berlusconismo propone una pratica di privatizzazione che va dalla politica al corpo delle donne......"
volete statalizzare il corpo delle donne?
se fosse, quando andrò a letto con mia moglie e vorremmo fare tutto quello che fanno le coppie sposate dovrò presentare domanda in carta da bollo allo sportello unico del comune?

ahahahahahahhahahah! e la proposta politica alternativa quale sarebbe?




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