Rocconi: Settimana Santa, impariamo a vivere come Gesù

Mons. Gerardo Rocconi Vescovo di Jesi 4' di lettura 16/04/2011 -

Mons. Gerardo Rocconi commenta il Vangelo di domenica 17 aprile



Dal Vangelo secondo Matteo
Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma”».
I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».
Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea». Parola del Signore.


DOMENICA DELLE PALME
Oggi, domenica delle Palme, il nostro sguardo è rivolto a Cristo che ormai è arrivato al momento fondamentale della sua missione. Il Vangelo proposto si riferisce all’ingresso solenne di Gesù a Gerusalemme. Nella S. Messa, invece, la liturgia propone il lungo racconto della passione che quest’anno leggeremo nella versione di Matteo
E’ l’inizio della settimana santa: giorni di riflessione, di preghiera, di gratitudine, ma anche di imitazione. Non vogliamo vergognarci di colui che è stato maltrattato, offeso, rifiutato, condannato: ha infatti preso su di se le nostre iniquità; per le sue piaghe siamo stati guariti.

CONTEMPLIAMO IL CROCIFISSO
L’apostolo Paolo, ormai conquistato da Cristo, consapevole della misericordia che gli è stata usata, contempla estasiato il Crocifisso, e ce lo indica come la sorgente della nostra vita e della nostra pace. Dice San Paolo: Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio,ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo,umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce.

CONTEMPLIAMO LA FEDELTA’ AL PADRE
Come il chicco di grano deve morire per ritrovare la vita così Cristo deve essere distrutto nella sua fedeltà per arrivare alla resurrezione. Cristo svuotò se stesso, si dice, divenne un niente, apparve come un nulla. Egli che veramente “era” , appunto era nella condizione di Dio, si è fatto nulla.

CONTEMPLIAMO LA FEDELTA’ ALL’UOMO
Perché Cristo ha percorso questa strada di annientamento? Perché l’essere fedele al Padre ha voluto dire tutto questo? Perché doveva raggiungerci! L’umanità peccatrice, ciascuno di noi, peccatore, era caduto in un abisso, era sprofondato in un baratro: con il suo annientamento Cristo ci ha raggiunti, ci ha presi per riportarci alla nostra perduta dignità. Infatti, noi sepolti nella morte, siamo stati raggiunti da Cristo il quale ci ha presi con lui per raggiungere la dignità dei figli di Dio. Ecco cosa è accaduto: Gesù, per rivelare la misericordia di Dio, la premura di Dio per l’uomo, il desiderio di Dio di recuperare l’uomo fuggito e perduto, Gesù si è posto accanto all’uomo percorrendo una strada di amore fino al dono totale di sè. Per questo san Paolo in tante occasioni afferma: E’ per mezzo del sangue di Gesù che noi abbiamo ottenuto la redenzione. Non c’è altra via di salvezza.
Infatti per mezzo del sangue di Gesù abbiamo ricevuto il perdono.
E’ per mezzo del sangue di Gesù che Dio si è riconciliato con gli uomini.
E’ per mezzo del sangue di Gesù che questa riconciliazione fra Dio e gli uomini è una alleanza, addirittura una alleanza sponsale.
E’ per mezzo del sangue di Gesù che ci è data la possibilità di essere santi.

SETTIMANA SANTA: IMPARIAMO A VIVERE COME GESU’
Nella celebrazione eucaristica ci viene donato il corpo e il sangue di Gesù: nutrendoci di lui veniamo trasformati, capaci di vivere come lui, imitando lui. E come la vita di Gesù è un dono, così il cristiano sa che la propria vita deve essere un dono. San Paolo esprime tutto questo affermando: Cristo vive in me.
Viviamo con intensità questa settimana, la settimana santa. Guardiamo il Crocifisso, impariamo ad avere gli stessi sentimenti di Gesù, per poter con Gesù, nella Pasqua, risorgere per una vita piena di luce.






Questo è un editoriale pubblicato il 16-04-2011 alle 14:21 sul giornale del 18 aprile 2011 - 1737 letture

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