I commercianti raccolgono firme contro il centro commerciale all'ex Sadam

Remo Uncini 20/05/2011 -

Remo Uncini, erborista del centro di Jesi, ha deciso di rompere il muro si silenzio del Partito Democratico di Jesi e delle Associazioni di categoria, muovendosi in prima persona per raccogliere le firme dei piccoli commercianti contro il progetto di riconversione dell'ex Sadam che sotto il ricatto della perdita di posti di lavoro degli operai propone di realizzare nuovi centri commerciali per la grande distribuzione.



Uncini ha preparato un documento, sulla base del quale muovere i primi passi di una futura lista civica "Movimento democratico per la difesa del commercio" se dovesse essere necessario per dare la scossa ai partiti che amministrano la città. in 60 l'hanno già firmato in due giorni. I commercianti di Jesi sono stanchi di vedere che tutto attorno a loro si stringe la morsa sempre più stretta della grande distribuzione a nord come a sud che sempre più li soffoca, in maniera sempre più letale sommando la loro azione a quella della crisi econmica che prosciuga i portafogli dei consumatori., riducendo i consumi e spigendo molti verso la chiusura.

E' deluso Uncini dall'atteggiamento del Partito Democratico che ha assunto una posizione di attendismo, indeciso se appoggiare o meno il piano di riconversione, ma vede i segnali dalle Istituzioni regionali che sembrano spingere verso l'approvazione con viva preoccupazione: le parole di Petrini, dopo l'incontro dei giorni scorsi in Regione, sono motivo di preoccupazione in più. Deluso dall'atteggiamento delle associazioni di categoria, che non stanno impegnandosi su questo fronte: solo la Confesercenti, che però a Jesi non è presente, ha diramato un comunicato contro il piano di riconversione, ma che sembra essere caduto nel silenzio e non aver sortito alcun effetto. Silenzio dalla Confcommercio che a Jesi ha sicuramente un peso maggiore.

Per questo Uncini ha deciso di muoversi da solo, di coinvolgere i suoi colleghi, i piccoli commercianti, cercando un'organizzazione che potrebbe sfociare in una lista civica. I commercianti contribuiscono a tener vivo il centro cittadino, sempre più abbandonato a se stesso e che scivola, neanche troppo lentamente nel degrado ogni giorno, contribuisce a creare una rete di servizi per le persone più anziane che non hanno la possibilità di recarsi nei centri commerciali della periferia, che hanno bisogno di un rapporto diverso da quello freddo e impersonale che possono trovare nella gdo, ma anche per coloro che vogliono prodotti di qualità e con professionalita e non solo quelli che vengono proposti a colpi di marketing milionari delle aziende che possono permettersi di occupare gli scaffali dell'ipermercato, alimentando una filiera di produttori locali, che altrimenti non avrebbero sbocchi commerciali se non a costi spesso insostenibili. I negozi del centro sono quelli che accolgono il turismo al quale Jesi come tante altre cittadine in Italia si rivolgono con crescenti aspirazioni ed al quale occorre offrire servizi.

Ai piccoli commercianti vengono continuamente richiesti sacrifici e impegni crescenti, l'ultimo l'isola pedonale, al quale non corrispondono iniziative rivolte a loro favore: le manifestazioni che attirano persone in centro e nei diversi quartieri vengono sempre più sacrificate dai tagli di bilancio, i controlli e la sicurezza diventano sempre più precari, i lavori di sistemazione e manutenzione realizzati in maniera insufficente alle esigenze, mentre rotatorie e parcheggi al servizio dei centri commerciali continuano a fiorire ovunque.

Dalle parole di Uncini si percepisce viva la preoccupazione per il futuro: non vuole passare come colui che non si preoccupa della situazione delle condizioni di lavoro degli ex operai Sadam, ricorda di aver vissuto quei momenti drammatici quando nel 1984 si trovò senza lavoro per la chiusura della fabbrica in cui lavorava. Ma rifiuta il ricatto del Gruppo Maccaferri ed il tentativo di far diventare la vicenda una guerra fra "poveri". Si accalora quando ricorda che anche i piccoli commercianti hanno una famiglia che vive con il ricavato dell'attività commerciale, che spesso è l'unico reddito, che anche loro hanno a volte dipendenti che già rischiano il posto di lavoro per via della crisi e che portare a Jesi, già sovraccarica da questo punto di vista, altra grande distribuzione quasi sicuramente contribuirà a condannarne molti, i quali non avranno nulla e nessuno a cui appellarsi, non ci saranno sindacati o movimenti a difendere quei posti di lavoro perduti.

Siamo presenti quando riceve una telefonata dal Partito. Gli animi si accendono, si sente incompreso, come parlasse a chi vive su altri pianeti e non si rende conto della realtà della situazione. Chiusa la comunicazione fa impressione sentire la voce di un uomo che ha lavorato tutta la vita quasi strozzata, cercare di continuare a parlare e spiegare: "Mi accusano di condurre una battaglia personale, ma non è vero. Molti la pensano come me, ci sentiamo trascurati. Siamo preoccupati per il nostro futuro, sappiamo che questa non è la soluzione, nè per noi nè per i dipendenti della Sadam. Occorre continuare a mantenere in vita la produzione industriale se vogliamo una certezza del futuro per tutti, non possiamo essere tutti venditori se nessuno produce. Invece non si sa più amministrare il futuro e programmare. Si pensa che lasciare libera strada alla grande distribuzione serva ad aumentare l'occupazione, ma non è vero. Riconosco di aver messo in difficoltà il partito con la mia iniziativa, ma occorre muoversi nell'interesse comune e di Jesi. La grande distribuzione non è la risposta."



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Il documento firmato dai comme...






Questo è un articolo pubblicato il 20-05-2011 alle 15:45 sul giornale del 21 maggio 2011 - 1040 letture

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