Prc: Sadam, nel progetto di riconversione troppi punti oscuri e poche garanzie

rifondazione comunista 26/05/2011 -

Il direttivo del circolo esprime forti preoccupazioni in merito al nuovo progetto “Rigenerazione accordo di riconversione zuccherificio di Jesi”: un progetto molto sommario e superficiale basato quasi esclusivamente sull’aspetto commerciale e speculativo-immobiliare dell’area.



Poco o nulla, eccetto qualche promessa, rispetto alla vocazione produttiva dell’area e alle connesse ricadute occupazionali. Il Piano presenta proposte in larga parte commerciali, con un debole contorno relativo alla ricerca e agli spin-off universitari: proposte che, con l’aggiunta di un piccolo stabilimento di produzione industriale (componentistica), elargito con magnanimità dall’azienda dopo le prime rimostranze in occasione dell’incontro tra le parti del 18 maggio, ci dicono dovrebbero assorbire tutti i lavoratori in cassa integrazione.

Dove, come e con quali garanzie non ci è dato sapere, eccetto il fatto che alcuni di essi sono stati trasferiti a Russi, altri saranno assorbiti da attività collaterali del Gruppo Maccaferri, due sole persone si occuperanno di ricerca e tutti gli altri dovrebbero essere occupati nelle attività commerciali previste (e anche qui ci sarebbe da approfondire gli aspetti contrattuali – passaggio dall’industria al commercio – e le garanzie sul futuro dei lavoratori).

In merito alle pesanti ricadute sull’economia e sul commercio della città, si sono già espresse con netta contrarietà tutte le associazioni di categoria. Una breve parentesi per parlare del cosiddetto Progetto MED, ossia “ricerca per la valorizzazione dei sottoprodotti delle filiere agroalimentari”. Questo progetto prevede, per ora, l’installazione di un biodigestore, genericamente indicato con la potenza di 1MW, ma quali saranno le prospettive di crescita dell’impianto? Siamo sicuri di non doverci ritrovare, magari nell’arco di pochi mesi e con la solita minaccia di licenziamenti, a discutere di nuovi e grandi impianti di produzione di energia da biomasse? Il gruppo Maccaferri ci ha dimostrato che, con loro, la storia si ripete ciclicamente. E’ bene perciò stare in guardia per dare attuazione a quanto deciso dal Consiglio Comunale e impedire che il sito dell’ex zuccherificio diventi un’area di produzione di energia.

Tale questione rimanda anche ad un punto molto importante, solo vagamente (e furbescamente) accennato nel Piano quando dice che “le iniziative industriali e commerciali potranno fruire delle opportunità … offerte dalla Centrale Turbogas di Jesi Energia, alla quale il Gruppo Maccaferri partecipa al 30%”. Ed ecco riapparire la Turbogas, la quale, come più volte Rifondazione Comunista ha sostenuto, deve essere chiusa senza se e senza ma, dato che la condizione necessaria per la sua esistenza era la presenza delle attività saccarifere. Il Consiglio Comunale si è in tal senso espresso anche nello scorso febbraio e sta attendendo una risposta.

Molti altri potrebbero essere gli spunti critici relativamente al suddetto piano, e altri approfondimenti sono sicuramente necessari, non ultimo relativamente alle attività di bonifica del sito. Ci preme per il momento, visto che come al solito si farà fretta per chiudere la partita, raccomandare alla delegazione che rappresenta la città di Jesi di non firmare finchè ci sono, come noi riteniamo, dubbi e perplessità sul progetto industriale e sui suoi esiti nel tempo.

Si dovrà richiedere con fermezza che nell’area vengano impiantate attività produttive che creino occupazione, impedendo speculazioni immobiliari, proposte insostenibili ed ulteriori danni per l’occupazione, l’ambiente e l’economia della Vallesina.


da Rifondazione Comunista
Circolo Karl Marx




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-05-2011 alle 16:22 sul giornale del 27 maggio 2011 - 676 letture

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