Aldo Moriconi: “Un pazzo, geniale, simpaticissimo, zingaro, ribelle”

Aldo Moriconi e Valeria Moriconi 15/06/2011 -

Aldo Moriconi nasce il 14 febbraio 1923 a Jesi, figlio di una famiglia d’industriali (Il nonno Paolo Moriconi aveva fondato un lanificio); diplomatosi al Liceo Classico nel 1941 si iscrive all’Accademia Navale di Livorno, quindi inizia il servizio in marina.



Nel 1947 si congeda con il grado di Ufficiale di Marina e torna a Jesi per lavorare nell’azienda di famiglia. Ma ben presto risulta chiaro che “non aveva la mentalità dell’imprenditore, degli affari, del calcolo”. Intanto era maturato il rapporto d’amore con Valeria, già alle prime felici prove in teatro con un gruppo sperimentale cittadino. Si sposano nel 1951, ma l’ambiente provinciale va stretto ad entrambi. Valeria è già orientata a tentare l’inserimento nel mondo dello spettacolo, Aldo a sviluppare le proprie aspirazioni artistiche. E così, nel settembre del 1952, decidono di partire, con gli amici Lucia e Corrado Olmi, per Roma. Quasi una fuga.

Nell’ambiente artistico romano, Aldo trova una situazione di fermento per la spaccatura, già evidenziata tra le due guerre, tra figurativi e astrattisti, tra difensori della tradizione e innovatori. Le prime frequentazioni della coppia avvennero nell’ambiente dello spettacolo e in salotti culturali in cui incontravano personaggi come Flaiano, Patti, Moravia. Ma hanno contatti e amicizie anche con Vespignani, Maccari e Rotella.

La prima mostra personale fu nel 1956, con le “Incisioni” esposte presso la Galleria stamperia Il Torcoliere in via Margutta. In queste opere, oltre a soggetti figurativi che richiamano artisti come Vespignani, Migneco, Cagli, Guttuso, troviamo in prevalenza composizioni riconducibili allo Spazialismo e al movimento dell’Arte Nucleare: l’immagine tende a liquefarsi in aggregazioni nebulose o ad assumere forme più incise, geometriche o lineari e filamentose che attraversano lo spazio fluttuando.

Sia in certe stampe ma soprattutto nella vasta produzione precedente di disegni molto spesso soggetto e protagonista è Valeria. All’attrice dedica anche dei collages che richiamano l’opera di Rotella e un trittico non firmato alla Andy Wharol che riproduce una sua foto giovanile. Ma intanto, tra Aldo e Valeria cresce il distacco e il loro rapporto entra in crisi: mentre lei era presa “dal desiderio di mordere, aggredire la vita” lui “si guardava vivere”. Nel 1962 avverrà la separazione e Valeria inizierà la convivenza con Franco Enriquez. La situazione di Aldo da allora sembra volgere ad una inquieta precarietà.

Ha contatti con gallerie storiche come La Tartaruga di Plinio De Martiis e Giorgio Franchetti e con Lo Zodiaco, realizza composizioni materiche su laminati metallici, sbalzi e acidazioni su rame e soprattutto singolari “sculture” in fil di ferro che reinterpretavano il segno ludico di Calder.

E’ nelle grandi tele realizzate alla fine degli anni ’70 e all’inizio del successivo decennio che Aldo viene ad esprimere la sua vena migliore; in esse sperimenta le potenzialità del segno e del colore combinati in strutture reticolari o spiraliformi entro cui la luce e lo spazio vivono una loro storia. Il segno colore è scelto come elemento costitutivo, a formare grovigli o a combinarsi in ordinate configurazioni spaziali. È una geografia interiore che si manifesta; stati d’animo che si rincorrono a comporre un tracciato esistenziale mutevole e complesso.

Le ultime opere, all’inizio degli anni Settanta, sembrano confermare un’istintiva armonia estetica. Ricerche che riconducono in maniera evidente a suggestioni evocanti il mare: lo scintillio delle onde, l’effetto plastico creato su di esse da una luce bassa radente, l’impressione di assenza, di riposo cullato, d’infinita libertà. Il tutto interpretato con un orfismo di desiderio e di memoria, inteso a celebrare le passioni di un navigante irriducibile esploratore.

Così Valeria ricorda Aldo: “Un pazzo, geniale, simpaticissimo zingaro, ribelle, uomo di mare, pittore, viaggiatore insaziabile di novità e di emozioni. Fino alla fine”. Già dal 1961 è Tenente di Vascello. Ma ancora nel febbraio del ’73 si iscrive nella Riserva di complemento della Marina. Poi parte con una comitiva internazionale per un viaggio in Africa, nella savana del Mali con un’escursione sul Niger. Ma l’ultimo giorno il torpedone va fuori strada, si schianta su un albero, si incendia e, per le ustioni riportate, morirà anche Aldo nell’ospedale di Segou il 5 marzo 1973. Carribean See - il mare dei Caraibi finalmente immobile, placato - era stata l’ultima sua tela del ‘73, in dono a Valeria.

Aldo Moriconi nelle testimonianze di Valeria

E’ Valeria stessa che così ricorda Aldo nelle interviste e in un suo diario:

“... Sapevo che la vita di moglie che avrei condotto a Jesi non mi sarebbe piaciuta, non era per me. Ho avuto la fortuna di avere, come più grande complice in questo, proprio mio marito Aldo. Quindi, Roma: la grande città che io, provinciale, scoprivo nel migliore dei modi, perché mio marito era pittore e frequentavamo ambienti molto belli, i circoli artistici di Vespignani, Rotella, Maccari, i salotti letterari dove incontravamo Flaiano, Patti, Moravia... Queste erano le mie avventure culturali nella capitale, le solide basi che mi stavo formando” (1986.16.XI)

“L’unica risorsa erano stati i salotti romani con l’intellighenzia genuina del “Mondo” di Pannunzio, dei vari Ercole Patti, Mafai, Vespignani, degli incontri a casa della Bellonci” (1986.28.VIII)

“Lattuada ha visto a casa tutti i disegni del mio Picci e li ha trovati veramente belli e interessanti, tanto che mi parla di Aldo come di un futuro pittore. Secondo Lattuada, Aldo dovrebbe continuare a fare ed a studiare perché ha veramente qualcosa da dire. Sono contenta che una persona intelligente come Lattuada abbia detto queste cose” (1953.7.VII)

“Era un pazzo, geniale, simpaticissimo, zingaro, ribelle, uomo di mare, capitano d’industria, pittore, viaggiatore, insaziabile di novità e di emozioni. Fino alla morte” (1984.14.I)

“Ci lasciammo in maniera civile e siamo sempre stati amici. Gli devo molto: mi ha insegnato a leggere un libro, a capire un quadro; insomma mi ha tolto la rozzezza della prima giovinezza” (1978.16.IV)

“Lo stimavo molto. Eravamo rimasti sempre amici, veniva a tutte le mie prime, alle nostre prime. Saliva spesso a casa nostra per cenare con noi” (1973.31.VII)

“Diventò l’amico più caro mio e di Franco, il nostro critico più sincero” (1992.15.IX)

“Sentiva da sempre il richiamo del mare, dell’avventura, quel richiamo invincibile che l’avrebbe portato a morire tragicamente, nel 1973, carbonizzato in un incidente d’auto avvenuto nei pressi di Bamako, la capitale del Mali, una repubblica dell’Africa occidentale” (1989.30.X)






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-06-2011 alle 20:40 sul giornale del 16 giugno 2011 - 10242 letture

In questo articolo si parla di cultura, teatro, jesi, fondazione pergolesi spontini, aldo moriconi

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/l0n