Donne e violenza: diamo voce a chi non riesce a parlare

19/06/2011 -

Finalmente la vittoria di una donna per tutte le donne! Un fatto di cronaca richiama un tema di grande attualità: la violenza sulle donne.



Un conosciuto insegnante e tutor di un Istituto Superiore di Jesi, residente a Senigallia e in questi giorni commissrio esterno agli esami di stato in un liceo senigallie querelato dall’ex-moglie per minacce e lesioni.

Al termine di un procedimento penale svoltosi dinnanzi al Giudice di Pace di Jesi, ha presentato una lettera di scuse all’ex-coniuge con la quale riconosce i maltrattamenti da Lei denunciati ed ha versato la somma di Euro 250,00 in favore dell’Associazione “Filìa-Ascolto donna” di Moie che si occupa di donne maltrattate con la finalità di perseguire l’eliminazione di tutte le forme di violenza (fisica, psichica, relazionale e lavorativa) nei confronti delle donne e dei loro figli.


La Presidente dell’Associazione Filìa, Tiziana Amori, ritiene il fatto ora narrato (forse unico in Italia) un successo ed un traguardo raggiunto da tutte le donne ed un importante riconoscimento all’Associazione che da Marzo 2010 opera nel territorio della Vallesina.


La Presidente Amori ritiene la notizia positiva e di notevole valore morale per tutte quelle donne che non riescono, per vergogna o per pudore, a dare voce alla loro condizione e a denunciare quanto sta accadendo.

“La violenza di genere - continua la Signora Tiziana Amori - è riconosciuta oggi dalla Comunità Internazionale come una violazione dei diritti umani fondamentali.
La violenza contro le donne esiste, è diffusa e non è in diminuzione, non ha tempo né confini, è endemica e non risparmia nessuna Nazione o Paese senza distinzione tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo.

La violenza non conosce differenze socio-culturali. Vittime ed aggressori appartengono indistintamente a tutte le classi sociali. Spesso i maltrattanti si consumano tra le mura domestiche.

Una donna su tre fa l’esperienza di essere maltrattata da un patner o ex-patner. Non possiamo considerare questo come un fatto privato, si tratta di un vero e proprio crimine che riguarda tutta la società: una vera emergenza sociale. Nella quasi totalità dei casi, le violenze, soprattutto quelle subite all’interno delle mura domestiche, non sono denunciate.

Le donne per paura, per vergogna, hanno molta difficoltà ad aprirsi, si sentono sole nella loro esperienza di abuso e vivono il loro quotidiano, segnato da dolore, angoscia e violenza come se fosse una situazione normale e non una condizione di chiusura e di isolamento: sperano che quello che hanno sofferto oggi, domani non si ripeterà e così vanno avanti per giorni ed anni e continuano a subire.

Hanno scarsa autostima e difficoltà a vedersi ed a considerarsi come vittime, si ritengono corresponsabili e colpevoli di quello che sta succedendo loro, ai loro figli, nelle loro famiglie, come se non meritassero di essere trattate in altro modo e come se le colpe che vengono loro rivolte siano vere.

Hanno inoltre molto timore ad affrontare da sole il giudizio della Comunità di cui fanno parte.

E’ utile che queste donne prendano coscienza che la violenza è un fenomeno inaccettabile che ha serie conseguenze sul loro benessere psicofisico e su quello dei loro figli.
Spesso è la stessa macchina giudiziaria a non aiutare queste donne, a rendere la denuncia inutile se non addirittura controproducente, causa i tempi di attesa del giudizio estremamente lunghi.

Nel caso di specie ci sono voluti 3 lunghi anni dalla denuncia della donna per ottenere giustizia ed altri ancora ce ne vorranno per gli altri procedimenti in corso, ma alla fine il maltrattante è uscito allo scoperto ed ha preso coscienza della sua condizione di abusante.”

Il monito che la Presidente di Filìa rivolge alle donne è di non arrendersi, di combattere per un futuro migliore e di non diventare complici dei loro carnefici.

Basta botte fisiche e mentali!

Donne aprite la porta della vostra casa e bussate alla nostra porta: chiedeteci aiuto. Non sarete più sole in questo cammino lungo e doloroso verso la vostra liberazione. Noi vi accoglieremo, ascolteremo, analizzeremo insieme il vostro bisogno, non vi giudicheremo ma vi aiuteremo ad uscire dalla violenza, a riacquistare la vostra dignità, a scrivere le pagine delle vostra nuova vita.

Come Associazione continueremo a lottare per contrastare ogni forma di discriminazione e per riaffermare i diritti e l’integrità psicofisica della popolazione femminile.

Se avete bisogno o volete aiutare una donna in difficoltà, vi ricordiamo il numero di telefono di Filìa attivo 24 ore al giorno: 389 49 22 137, o la nostra email: filiaascoltodonna@live.it.

L'Associazione Filia ha la sede presso il Centro Comunale 6001 in via Carducci 23 a Moie di Maiolati Spontini.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-06-2011 alle 13:19 sul giornale del 20 giugno 2011 - 1509 letture

In questo articolo si parla di attualità, donne, jesi, violenza, Associazione FILIA

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Ho visto ragazze prese a calci dietro anche da maschi che erano il doppio di loro fisicamente, al lungomare, in pubblico...Non ho agito, perchè al tempo ero un po' fessacchitto.Oggi non mi farei fatto scrupoli, per non avre scocciature personali inutili, avrei comunque chiamato le forze dell'ordine, ma la ragazza dava l'azzica al tipo.Però , non facciano retorica...Coi sono tantissime situazioni che dovrebbero essere controllate, casa per casa...Non è un episodio che cambia le cose.Il senso di prevaricazione del più debole è la chiave...Il maschio è quello più forte, ma vorrei fare un collegamento con la storia di Avetrana...La ragazza pesava quaranta chili e ciò lo ha pagato con la perdita di questa vita qua, perché c'ra un clima generale di non tutela nei confronti della ragazza che continua oggi, perché nessuno si degna di dire la verità,allora inasprirei tanto tanto le pene per le false testimonianze...troppe garanzie che non hanno senso, troppo silenzio , in giro, troppe prevaricazioniu, magari dietro casa mia,questo comunicato sopra è una goccia nell'oceano.Non si può far prevalere l'ingiustizia pr il "cavillo" che chi vive nel terrore o non capisce cosa è, veramente , la giustizia , non può denunciare.Spesso è il più debole che accetta la regola del più forte.Questo è il maggiore problema.Credo e spero che i servizi sociali e le leggi italiane garantiscono chi denuncia...delle donne, a Lucca, che hanno fatto condannare un ex marito per stalking, hanno fatto una fine brutta.A cosa serve una condanna di una ersona pericolosa, se lo lascia in libertà di nuocere...Non ci dovrebbe stare all'apertp e non è questione , primariamente di punizione, ma cnhe, perché c'è tanta gente vigliacca che fa le cose solo perché le consuetudini lo permetono.Primariamente, c'è da mettere in condizioni di non nuocere la gente.Se la condizione delle carceri, se il sovraffollamento è un disastro, pazienza...Ciò non vale episodi truculenti.Negli stati Uniti non è molto conveniente farecose di cui sopra...Il problema è che si usano ,talvolta, dei testimoni, per incastrare persone scomode e forse è interesse della goiustizia fare ingiustizia, nemmeno forse.Penso agli Stati Uniti, ma penso ad una consuetudine generale.penso a tyson che ritengo innocente, rispetto a ciò che ha fatto, era scomodo, poteva suscitare richiestadi diritti da arte di classi sociali ed etniche che lui rappresentava.Poi si assolvono le persone sbagliate, tipo O J Simpson, perché sono troppo simboli trasversali, nonostante nel processo civile esso fu condannato.Non dico che dovesse andare a morete e non era stata richiesta la pena di morte, ma non deve esistere, mentre Saddam Hussein, invece, viene mandato a morte, per Ben al^ si chiede la condanna a morte, per Mubarak ugualmente,IN CONTRASTO CON UNA RISOLUZIONE NON VINCOLANTE VOTATAT DALL'ONU , FINALMENTE, DUE ANNI FA, CHE ERA STATTA PROPOSTA ANCHE NEL 1999, MA L'uE, CHISSà PERCHé(petrolio), SI ERA ASTENUTA.è un mondo lontano dal solo aspirare alla giustizia.A proposito, ho scoperto che pure fabrizio Traducci parla di maltrattamenti di animali, anche nel riguardo della "normale" macellazione.traccia numero sedici dell'album Mister Simpatia.La giustizia non va a comparti stagni, non deve valere la legge del più forte, comunque, la forza più grossa sta nell'animo e porta a avalutare ed agire in modo ragionevole.Penso pure su Straus Kan ci sia stata una disumanità incresciosa, da parte del sistema giuridico statunitense.

Avetrana, gelosia per la fisionomia, non accettazione, anche perché si era stranieri in quel posto, fra virgolete, dopo anni di permanenza a Milano.Non guardo qua queste cose in modo feticista, mi colpiscono, malissimo e della storia di vicino Bergamo, che è meno intrecciata , ma orribile, nessuno scrive..fa meno notizia.

Dopo tre anni di processo uno viene condannato per minacce e lesioni e la pena è una lettera di scuse e 250,00 euro? Mi sembra un tantino poco; dite chi è così almeno lo sputtanate un po' questo galantuomo di stimato professore jesino residente a Senigallia, questa sarebbe una pena un po' più seria.

A me pare un comunicato un pochi no pubblicitario.