Ordine degli ingegneri: per l’Interporto Marche neanche un m3 di materiale proveniente dalle cave

Ordine degli ingegneri della provincia di Ancona 2' di lettura 30/06/2011 -

Delle tecnologie a disposizione per stabilizzare i terreni a calce o cemento senza l’utilizzo di cave da prestito, se ne discuterà domani 1° luglio alle ore 15:30 nell’ambito del corso di formazione indetto dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Ancona, presso la sede dell’Interporto di Jesi.



Se l’Interporto Marche fosse stato costruito con i sistemi tradizionali, cave di prestito o materiale arido pregiato, si sarebbe dovuto sbancare quasi mezza collina. Ma questo non è accaduto. Per la realizzazione di sottofondi stradali, ferroviari e piazzali di movimentazione merci si è scelto di utilizzare la tecnica di miscelare la calce con i terreni argillosi. Tecnica nuova? Sì, anche se solo in parte. Ad adottarla per primi, infatti, furono i Romani per la realizzazione di “castrum” ricavati su terreni morbidi e paludosi e poi i Cinesi per l’esecuzione della Grande Muraglia.

Per meglio conoscere le tecnologie oggi a disposizione è stato indetto un corso di formazione rivolto agli ingegneri, in programma domani (1° luglio, ndr) presso la sede dell’Interporto di Jesi, promosso dall’Ordine degli Ingegneri della provincia di Ancona. Tre ore di lezione al termine delle quali verrà rilasciato un attestato ai partecipanti.

“Focalizzare l’attenzione sul ruolo del progettista ingegnere diventa sempre più importante – ha ribadito Ignazio Ezio Callari, Consigliere dell’Ordine di Ancona – in quanto unica figura professionale in grado di riassumere le conoscenze pluridisciplinari di un valido miglioramento delle caratteristiche del terreno.”

“Troppo spesso le aziende che hanno le attrezzature per svolgere questo tipo di lavoro – ha continuato Callari - prescindono dalla volontà di affidare la progettazione e la direzione lavori ad un ingegnere, con danni ingenti, qualora l’esecuzione non venga eseguita a regola d’arte.”

L’utilizzo di tecniche di stabilizzazione a calce e cemento dei terreni rappresenta, laddove è possibile, una valida alternativa alla pratica tradizionale e risponde efficacemente anche alla crescente esigenza della tutela ambientale. La necessità di evitare il rapido esaurimento di una materia prima non rinnovabile spinge sempre più le regioni e le province, cui spetta la pianificazione dell’attività estrattiva, a rendere più severo e restrittivo lo sfruttamento delle cave.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-06-2011 alle 14:21 sul giornale del 01 luglio 2011 - 881 letture

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