Mogianesi (Idv): ragionar di cuore

idv marche 26/07/2011 -

Il mio amico Marco confessa di essere rimasto colpito da una espressione letta nel mio precedente intervento: lo ringrazio per averla rilevata ed anche per avermelo confidato: l'avevo appoggiata lì senza tante pretese.



Trattasi di "ragionar di cuore" che indicavo come facente parte integrante della politica femminile o, meglio ancora, dello stile caratterizzante l'esercizio politico al femminile.
Può sembrare chissà che cosa ma in realtà è un arcano di facile comprensione perché è un elemento della quotidianità con il quale tutti conviviamo, solo che non ce ne accorgiamo, forse.

Il "ragionar di cuore" segna la divaricazione, è lo spartiacque tra l'essere femminile e l'essere maschile: è una modalità di pensiero molto familiare al primo e molto meno familiare al secondo.

Sembra del tutto normale ritenere che sia della donna essere normalmente paziente, gentile, cortese, disponibile ad avere uno stipendio inferiore a parità di prestazione lavorativa, comprensiva se viene licenziata in caso di crisi aziendale perché il suo è il secondo stipendio in casa e lei non è mica capofamiglia, paziente a lasciare il lavoro per accudire bimbi piccoli, disponibile ad occuparsi di anziani bisognosi di assistenza, sollecita ad organizzare le vacanze estive dei figli, rispondente ai numeri imposti dalla moda ( magra ), capace di preoccuparsi della casa, del proprio aspetto e di quello del marito: devo continuare? Capito il concetto, no?

Insomma, il solito normale e scontato schema di buona madre, moglie, lavoratrice e, se qualcosa va storto, sicuramente è colpa sua perché le donne si sa, ragionano con l'utero o con il cuore.

Tali espressioni contengono una valenza svalutante e svilente pari ad un insulto di contro a considerazioni osannanti alle capacità razionali maschili che, invece, sono puntuali, fredde, calcolatrici, dedite al lavoro, alla puntualità, rispettose degli impegni e della parola data, severe, affidabili, capaci di sacrificare la famiglia e gli affetti per il lavoro, accondiscendenti ma autorevoli, forti: devo continuare? Capito il concetto, no?

Insomma, il solito normale e scontato schema dell'uomo che non deve chiedere mai...

La cosa tragica è che entrambi i generi sono rimasti vittime più o meno inconsapevoli della costruzione sociale che li ha pian piano, nel corso della storia dell'umanità, forgiati esattamente così, poco alla volta ha sempre più rinforzato questi aspetti nell'immaginario collettivo fino a che tutti hanno finito per crederci, tutti abbiamo finito per crederci e ne siamo rimasti tutti prigionieri: l'uomo è forte, provvede ai bisogni della famiglia ma non ha tempo da dedicare ad essa; la donna è debole, va protetta e difesa e, insieme a lei, i figli che lei genera grazie al grandioso intervento di lui.

Ora accade da qualche tempo a questa parte, ed è sotto gli occhi di tutti, che si verificano movimenti strani nelle piazze, nei luoghi di lavoro, nelle università, sulla rete, occasioni di protesta che accomunano donne e uomini uniti dagli stessi colori, dagli stessi slogans, da stessi pensieri che reclamano gli stessi diritti al lavoro, al futuro, alla sicurezza, alla salute, allo studio, alla casa.

Anzi, sembra che donne e uomini si trovino d'accordo anche nel chiedere l'azzeramento della casta politica che ci governa ma non ci rappresenta per sostituirla con una nuova classe dirigente alternativa: persone competenti, persone con idee, donne A A A cercansi.

Caspita, ma che succede? Così salta ogni centro di gravità permanente!

Voglio pensare che siamo alla primavera del mondo e al possibile trionfo delle "ragioni del cuore"

Ovvero: da molte parti si sta prendendo in seria considerazione il fatto che quei tratti specifici femminili visti con un misto di commiserazione e pietà, forse potrebbero rivelarsi un valore aggiunto da utilizzare per fare una capatina fuori dalla crisi morale che attanaglia tutti: attenzione, pazienza, dedizione, partecipazione, accudimento, obbedienza, disponibilità, apertura.

No, non è il ritratto ridicolo e un po' deficiente di un nuovo soggetto sociale da elevare agli onori dell'altare della politica quale vittima sacrificale tanto per calmare acque agitate; è un nuovo soggetto sociale che indica il percorso da fare da parte di tutti, quel breve percorso di pochi centimetri che va dalla testa al cuore, un piccolo spazio capace di far rileggere con parole nuove la storia del mondo.

Invitare un uomo a far scendere il suo pensiero giù dalla testa al cuore potrebbe essere fonte di ansia per lui: dovrei diventare più simile ad una donna, quindi più femminile?

Non si tratta di questo, ma solo e semplicemente di provare a sperimentare un pensiero diverso più improntato all'amore per l'altro piuttosto che allo sciacallaggio verso l'altro: questo sarebbe il "ragionar di cuore". Ma poi non vedete, gentili signori, che lo state già facendo? Si, lo stanno già facendo, ad esempio, i giovani papà quando spingono disinvolti e da soli in mezzo alla via la carrozzina o il passeggino con il beneamato a bordo e ad un gancio laterale del manico è appesa una busta che lascia indovinare la spesa fatta o quando si incontrano due o tre di loro lungo il corso o ai giardini, fanno capannello e prendono a parlare fitto fitto dei loro piccoli.

Be', questi giovani padri non stanno diventando delle donnicciole, stanno facendo esercizio d'amore; certo, sono ancora alle scuole primarie, li aspetta il duro esercizio dell'università ma è l'unica strada per il cambiamento.

Certa è anche un'altra cosa e cioè che, nel frattempo, alle donne il "ragionar di cuore" riesce molto meglio ma solo grazie alle prove tecniche d'amore lunghe millenni di storia, risultano molto più addestrate e più sveglie nell'individuare il da farsi o il non da farsi.

Tutto questo parlare non piacerà agli "uomini vecchi" che opporranno steccati e resistenze e obiezioni di ogni tipo, per esempio il che cosa possono sapere le donne di bilanci, delibere, agende, verbali, maggioranza, minoranza ecc...

Risposta: questi sono solo ed unicamente tecnicismi e strumenti per esprimere ed organizzare il governo di una comunità, ma hanno bisogno di essere riempiti di significato e senso, bisogna che rispondano ad un contenuto, ad un progetto, ad una visione completa e complessa altrimenti sono solo parole ed azioni vuote.

E comunque, se voi "uomini vecchi" proprio non volete rassegnarvi, tuttavia la selezione naturale della specie in atto sostiene che il futuro è nelle mani di quegli uomini più disponibili a condividere le buone qualità / valori delle donne e ad agirle insieme: la forza dell'arroganza, dell'incompetenza, della maleducazione non sarà più vincente perché l'umanità ha bisogno di pace, giustizia, amore.

A proposito: corre voce in città che certi "uomini vecchi" sarebbero desiderosi di proporsi a sindaco di Iesi: ma la città è già soddisfatta di quanto è stato fatto / non fatto, rotatorie e supermercati crede di averne in abbondanza, dunque a chi giova infierire su questa povera città a cui sono già stati rubati dieci anni di vita?

Prego vivamente quegli "uomini vecchi" a voler entrare nel cono d'ombra della loro inconsistente e incompetente capacità politico / amministrativa e a volerci restare.
La cittadinanza ringrazia.






Questo è un editoriale pubblicato il 26-07-2011 alle 20:32 sul giornale del 27 luglio 2011 - 901 letture

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