Villa Ricci: una serata ispirata al dono dell'ascolto

Villa Ricci 08/09/2011 -

Venerdì 22 e Venerdì 29 luglio scorso: dopocena in Villa.
A Pianello Vallesina è situata Villa Ricci, una struttura residenziale che accoglie persone con difficoltà mentali.
Segno distintivo un salice piangente di notevoli dimensioni ad un angolo del giardino confinante con la pubblica via.



Quel salice piangente vale quanto un segnale stradale: una volta identificato non puoi davvero più sbagliare: la villa bianca che si staglia verso l'alto con gli angoli del tetto girati all'insù con un vago andamento a pagoda è proprio lei.

Il bianco delle pareti esterne in un piacevole contrasto con il verde dell'ampio giardino curatissimo che si è fatto ammirare e ha sedotto il leader di un gruppo di persone che si autodefiniscono "attori volontari" a sostegno dell'AVIS.

Ne ignoravo l'esistenza fino a poco tempo fa e invece scopro che è vivo e vitale nelle scuole, nei gruppi della diversa abilità, nelle carceri, nelle fasce sociali più deboli in genere in quanto più ricettive a discorsi propositivi perché più ricche di certi varchi emotivi praticati da complesse esperienze di vita.

Dunque, primo protagonista il giardino, spazio gradevole, riservato ma non isolato e un suo particolare angolo che si propone come naturale proscenio e platea: seggiole in quantità per accogliere il pubblico.

L'evento non è stato fatto precedere da alcuna pubblicizzazione, si è scelto il passa parola.

Il parterre: familiari degli operatori curiosi di vedere finalmente il luogo di lavoro dei loro figli, di incontrarsi reciprocamente e scambiarsi saluti e impressioni; conoscenti ed estimatori; il gruppo degli attori e loro amici; fra tutti e prima di tutti i ragazzi che vivono nella villa affatto imbarazzati per la circostanza perché ormai abituati ad incontrare persone e gruppi più diversi e per le più diverse occasioni.

Proprio in questo si era pensato di evidenziare la differenza: facciamo una cosa a rovescio e cioè, invece di uscire sempre i ragazzi per andarsi a cercare il mondo fuori, facciamo entrare il mondo qui, apriamo alla gente e invitiamola ad entrare.

Così è stato.

Un'altra differenza si è voluta sottolineare: nessuna promessa tipo happy hour e ciò per non replicare in alcun modo le modalità tipiche di sagre e feste paesane dove il mangiare, il frastuono e la musica assordante ne sono elementi imprescindibili.

Salutarsi, conoscersi, riconoscersi, stringersi la mano, chiedere notizie dell'altro, scambiarsi il numero di telefono, sedersi accanto a qualcuno non più sconosciuto e ascoltare.

Già, ascoltare.

Gli attori hanno proposto testi tutti riguardanti un unico filo conduttore: il dono.

E' dono l'ascoltarsi reciprocamente ( l'integrazione ), il consolare lo smarrimento altrui (il conforto), il soccorrere il bisogno di vita (il dono del proprio sangue), la meraviglia per la vita che continua (il trapianto di organi).

La serata è continuata con la discussione in cui il leader del gruppo ha trascinato tutti, anche i bambini presenti, perché il pensiero di tutti è ricchezza e proprio dai suggerimenti di tutti è stata generata l'identità dell'happening: no laboratorio teatrale, no spettacolo, no rappresentazione, ma allora cosa?

Teatro del dono.

Colui che scrive un testo lo dona ad un possibile interprete che veste le parole scritte con la sua più intima creatività e ne fa dono allo spettatore.

Lo spettatore ascolta e la sua emotività interagisce con l'attore, a lui rimanda pensieri, parole, opinioni in una circolarità reciproca di arricchimento continuo.

E' sorprendente come esperienze che partono da livelli all'apparenza dimessi e insoliti possano risolversi in esiti di benessere per tutti e per ciascuno.

E' anche sorprendente come esperienze simili possano essere vissute in allocazioni in cui è ospitato il disagio in senso lato e non possano trovare dimora nella collettività a dimensioni espanse: verrebbero immediatamente fagocitate dal senso dello spettacolo e perderebbero le loro intrinseche dimensioni di forme di benessere di nicchia come per prodotti di alta qualità.

Al termine, salutarsi e augurarsi la buona notte non è stata una vuota banalità.



da Dina Mogianesi
Coordinatrice della Struttura Villa Ricci




Questo è un articolo pubblicato il 08-09-2011 alle 17:14 sul giornale del 09 settembre 2011 - 3973 letture

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Francesca Mancia

16 febbraio, 00:45
Mio fratello Mancia Giuseppe e'stato ricoverato in questa struttura chiusa.E' morto giovedi 14febbraio dopo un vissuto emotivo di merda imbottito di psicofarmaci. Chi l'ha visitato in profondita'? Quanti soldi c'e dietro .La comunita' non deve creare dipendenza ma discendenza.