Rocconi: solo Gesù può dare la pace

mons. gerardo rocconi 24/09/2011 -

Il Vangelo di domenica 25 settembre commentato da Mons. Gerardo Rocconi



Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli». Parola del Signore


Per i prossimi due mesi leggeremo nel vangelo della domenica gli insegnamenti che Gesù ha dato negli ultimi cinque giorni della sua vita terrena. Gesù, dopo aver fatto il suo ingresso trionfale a Gerusalemme, dopo aver cacciato i profanatori dal tempio, trova subito, ovviamente dei problemi. Gesù predica, invita alla conversione, accusa: sa bene che ormai la sua sorte è segnata e quindi non si risparmia.

VAI A LAVORARE NELLA VIGNA
Oggi ascoltiamo una parabola raccontata anzitutto per le guide del popolo: i sacerdoti del tempio, i farisei, gli scribi. Si parla di due figli: Il primo figlio rappresenta proprio loro. Infatti il padre li dice: Vai a lavorare nella vigna. Egli dice di sì ma poi non ci va. Questo figlio rappresenta i capi del popolo e i Giudei in genere: Sono loro che hanno avuto la prima chiamata, per primi hanno hanno ascoltato la Parola di Dio, a loro è stato donato di fare una esperienza di Dio e di conoscerlo. E a parole hanno risposto di sì, ma poi la loro vita è stata piena di infedeltà. Anzi, nel momento di riconoscere la visita di Dio mediante Gesù hanno detto no.
Il secondo flglio riceve lo stesso invito. Risponde che non ha voglia di andare a lavorare, ma poi ci va. Questi rappresenta tante persone che magari hanno vissuto male, ma al momento culminante della visita di Dio hanno saputo realmente pentirsi e si sono convertiti accogliendo la Parola di Gesù.

CHIAMATI AD ESSERE FEDELI AL SIGNORE
In cosa ci riguarda questa parabola? Noi siamo un po’ come il primo figlio: Da sempre abbiamo conosciuto il Signore. Siamo stati battezzati da piccolissimi, siamo stati educati nella fede, abbiamo ricevuto tutti i sacramenti. Eppure ciascuno di noi deve ammettere che in noi c’è anche il no. Dobbiamo ammettere che c’è tanta tiepidezza, tanta stanchezza nel seguire il Signore. Manca entusiasmo, generosità. Spesso con il Signore siamo calcolatori. Abbiamo paura di accogliere e seguire Gesù. Oggi e nelle prossime settimane Gesù chiede proprio questo: una fede generosa, una forte scommessa su di Lui.
Il Signore ci chiede di seguirlo. Anche oggi sentiamo ripetere quel Vieni e seguimi. Sono le parole che Gesù ha detto quando chiamava qualcuno alla fede. Un invito a fare come Lui, alla imitazione di Lui, ma soprattutto ad accoglierlo nella vita.

CHIAMATI ALLA FEDELTA’ COME GESU’
Come si fa a seguire Gesù, ad accoglierlo? San Paolo arriva a dire: La mia vita è immersa in quella di Cristo: Cristo vive in me! Dovrebbe essere così per tutti: E tutto questo ha una conseguenza. E’ come se l’apostolo dicesse: Cristo vive in me... quindi pensa in me, agisce in me, ha dei sentimenti in me.
Per questo dice: Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù. Ma sia ben chiaro, lo dice perchè alla base c’è una profonda verità, una meravigliosa realtà: Cristo vive in noi, Cristo vive in me! Per la sua obbedienza Cristo è risorto: uniti a Gesù mediante la fede, la sua sorte diventa anche la nostra sorte: la Vita, la Resurrezione, la Beatitudine nell’eternità, accanto a Dio. Ecco perchè vale la pena seguire Gesù: Dobbiamo capire chi è Gesù e come solo in Lui la nostra vita trova senso e gioia. Nulla la può riempire, solo Gesù può dare la pace. E di conseguenza dobbiamo capire come è necessario seguire Lui, accogliere Lui, avere fede in Lui, ubbidire a Lui, affinchè possa arrivarci il dono più grande: l’amore e la tenerezza di Dio.






Questo è un editoriale pubblicato il 24-09-2011 alle 13:10 sul giornale del 26 settembre 2011 - 3109 letture

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