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Rocconi: il Vangelo di domenica 13 novembre

Mons. Gerardo Rocconi Vescovo di Jesi 6' di lettura 12/11/2011 -

Mons. Gerardo Rocconi commenta il Vangelo di domenica 13 novembre



Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.
Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».


CHE SENSO DARE ALLA NOSTRA VITA?
In questo ultimo scorcio dell’anno liturgico Gesù ci invita a guardare il nostro destino, ci invita a guardare alla fine, ma soprattutto al fine, cioè al senso della nostra vita. Per questo bisogna non essere nè distratti, nè dissipati.
Per questo il salmo responsoriale della messa di oggi ci fa ripetere: Beato chi teme il Signore. Chi compie cioè quanto il Signore desidera e si aspetta da noi. Il Signore attende da noi una vita piena di fede e di opere buone. Alla fine questo solo è ciò che rimane.
Illusorio è il fascino e fugace la bellezza: così sottolinea la Parola di Dio nella prima lettura. Infatti tante cose per cui si lotta sono di un momento: solo chi vive nella fede e nel fare il bene, accumula veramente per il Regno, fa scelte di vita che hanno un valore per l’eternità.

SIATE SEMPRE PRONTI ALL’INCONTRO CON IL SIGNORE
Domenica scorsa abbiamo parlato dell’attesa del ritorno del Signore come una preparazione per una festa di nozze. Abbiamo ascoltato la parabola delle 10 vergini. Una immagine giusta, bella, che esprime cosa il Signore vuole fare di noi. Il Signore vuole introdurci nella sua casa per essere il vero motivo di una gioia immensa e sconfinata. Questo è il progetto del Signore. Questo è il frutto del suo amore. Oggi il Signore vuol portare avanti quella riflessione e ci dice che la vita terrena deve essere piena di scelte e di scelte buone.
L’amore non è un vago sentimento. E’ amore vero quando accoglie i comandi del Signore, sceglie il bene. E il Signore prede sul serio le nostre scelte: il nostro sì o il nostro no ha valore di fronte al Signore. E’ dalle nostre scelte che dipende il nostro destino eterno, di Paradiso o di inferno. E’ con le nostre scelte che decidiamo noi stessi come deve essere la nostra eternità.

SAREMO GIUDICATI SULLE NOSTRE SCELTE
Così oggi insegna la parabola dei talenti che viene proposta. E’ facile capirne il significato: il Signore ci ha riempito di doni, doni che possono restare inutilizzati, doni che possono essere vissuti egoisticamente, doni che addirittura possono servire per fare il male. Chi sceglie il bene prenderà parte alla gioia del suo Signore. Chi sceglie male sarà gettato fuori, nel pianto. Espressione per indicare l’inferno. Oggi il Signore con chiarezza ci dice che dovremo rendere conto della vita e degli altri doni ricevuti.

IL DONO DELLA VITA E DELLA FEDE
Già, Ci è stata data la vita! Non ci siamo fatti da soli. Abbiamo una vita immortale. Come viverla? Per tanti è importante solo star bene da un punto di vista terreno. E allora conta il denaro, il lavoro ben retribuito, l’immagine, il prestigio, il divertimento. Conta tutto quello che rientra in quell’espressione “godersi la vita”. Ma il Signore ci insegna che spendere bene la vita è donarla, è imitare lui che “non è venuto per essere servito, ma per servire e dare, appunto, la vita”.
Ci è stata data la fede. La possibilità, cioè, di accogliere e amare il Signore. Ma si può vivere male anche la fede, per esempio quando non si ha entusiasmo, quando non si accetta che la fede ci scomodi, quando il Signore pesa soltanto, quando non lo si cerca e non lo si ama. E’ invece la fede dovrebbe illuminare la vita, darle senso e gioia. La fede dovrebbe spingerci ancora ad approfondire l’incontro con il Signore, a gustare e vivere della sua Parola.

L’INCONTRO CON IL SIGNORE
Arriverà il momento dell’incontro con il Signore. Che sia un incontro gioioso! E lo sarà a condizione che lo abbiamo atteso in una vita di fede, di amore, di preghiera e piena di opere buone






Questo è un editoriale pubblicato il 12-11-2011 alle 17:20 sul giornale del 14 novembre 2011 - 995 letture

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