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Confartigianato: la delocalizzazione impoverisce il territorio, nella Vallesina l'indotto è a rischio

Confartigianato 4' di lettura 15/11/2011 -

A preoccupare è soprattutto il vuoto di domanda che le imprese si trovano a fronteggiare, come indica la consistenza del portafoglio ordini. Le aziende non hanno commesse di lavoro. Una situazione allarmante, dichiara Giuseppe Carancini responsabile della Confartigianato di Jesi. La capacità di spesa delle famiglie si è ridotta drasticamente.



Pensiamo a tutti coloro che ora si trovano in cassa integrazione. I dati rappresentano un quadro dalle tinte decisamente fosche: per il 90% delle aziende, infatti, il fatturato è sceso con percentuali che vanno dal 30 al 70%, e quasi metà delle piccole imprese ha un portafoglio ordini inferiore al mese.

Gli effetti della crisi stanno mettendo in grande difficoltà soprattutto piccole e piccolissime imprese della produzione manifatturiera e nell'ambito delle imprese di questo settore si è accentuato un ulteriore fenomeno destabilizzante, che si ripercuote negativamente sull'intera tenuta del sistema produttivo ed occupazionale: la delocalizzazione.

Tale fenomeno non interessa più come in passato le sole imprese multinazionali, ma si estende ormai a tutte le imprese. La Vallesina, prosegue Giuseppe Carancini responsabile della Confartigianato è una delle zone particolarmente colpite e penalizzate dagli effetti della delocalizzazione, soprattutto riguardo al settore manifatturiero, della moda, dell'abbigliamento e del tessile.

Molte aziende hanno avviato vasti processi di trasferimento degli impianti in parti del mondo in cui più convenienti sono i fattori della produzione, la forza lavoro e gli oneri sociali.

Bisogna fare i conti, in particolare in questo difficile momento di crisi economica, con le ripercussioni che tali fenomeni generano sulle imprese dell'indotto che oggi sono in estrema difficoltà e molte in procinto di chiudere con molti posti di lavoro persi.

E’ necessario ed urgente, quindi, scongiurare il pericolo di chiusura di molte di queste imprese e guardare alla ripresa.

La delocalizzazione non paga. Chi ci rimette è il territorio: le imprese e i professionisti dell’indotto che si vedono privare di commesse e di lavoro. Confartigianato punta il dito sulle conseguenze dei processi di trasferimento adottati da molti grandi gruppi aziendali. La chiusura improvvisa di stabilimenti produttivi fino ad oggi attivi sul territorio e la loro dislocazione all’estero assesta un duro colpo alla stabilità economica locale. Le micro e piccole imprese artigiane presenti nella Vallesina e in particolar modo quelle attive nei comparti del manifatturiero, della moda, dell’abbigliamento e del tessile sono inclini per tradizione a lavorare conto terzi e hanno dato corso nel tempo alla costituzione di un indotto stabile e articolato. La crisi congiunturale ha assestato un primo colpo a questo equilibrio. Diverse grandi aziende committenti alla ricerca di più convenienti condizioni di produzione hanno scelto di dislocare la propria attività o di comprare materiale semilavorato dall’estero sottraendo commesse e lavoro all’indotto locale. Confartigianato manifesta la propria preoccupazione per le perdite che questo ha comportato e comporta per il sistema economico locale . Le difficoltà che interessano il comparto manifatturiero sono già note. Prima di tutto, le imprese mancano di liquidità. Non riescono a riscuotere infatti i pagamenti dovuti dai committenti. Senza soldi in tasca far fronte alle spese di produzione e gestione aziendale è impossibile. Innovare o investire è fuori discussione. L’epilogo di questa parabola discendente è il fallimento e la consegna dei libri contabili al tribunale. In questo contesto così precario, la delocalizzazione e la conseguente ulteriore perdita di commesse e potenziale liquidità assesta un duro fendente all’indotto. Confartigianato paventa il depauperamento dell’assetto produttivo della Vallesina con tutte le ripercussioni plausibili a livello occupazionale e sociale. Per questo chiediamo, conclude Giuseppe Carancini, che si attivino da parte delle Istituzioni iniziative volte alla concessione di risorse alle piccole imprese per permettere loro di fare fronte alla mancanza di liquidità dovuta anche ai ritardati pagamenti e di proseguire la loro gestione produttiva, ma anche attuare una nuova politica di tutela delle realtà distrettuali tramite la concessione di agevolazioni e riduzioni degli oneri amministrativi e dei carichi fiscali.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-11-2011 alle 18:15 sul giornale del 16 novembre 2011 - 918 letture

In questo articolo si parla di attualità, confartigianato

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