Le bugie sui Templari, intervento dello storico Villani

Rocca Roveresca 2' di lettura 17/11/2011 -

Alcuni recenti e opportuni interventi apparsi sui giornali on line di Senigallia a proposito dei presunti “misteri” della Rocca Roveresca mi sollecitano a pubblicare questa nota che avevo da tempo nel cassetto.



Viviamo in un’epoca in cui troppo spesso la cultura storica si trasforma in divulgazione superficiale e approssimativa, dando luogo a fantasiose mistificazioni al solo scopo di confezionare specchietti per lettori superficiali o potenziali turisti in cerca di facili suggestioni. Così è nata anche la recente mania del “templarismo”, scaturita dalla fantasia di sedicenti storici in cerca di protagonismo personale, che vedono ovunque la presenza dei cavalieri rossocrociati; una mania assecondata localmente dalla illusione di creare interesse e suggestione attorno a monumenti già ricchi di una loro storia, che spesso però la superficialità diffusa non permette di percepire. Il fenomeno è arrivato ad essere talmente invasivo da trovare spazio perfino su un quotidiano nazionale, dove il 21 febbraio scorso un articolo fra il serio in faceto si titolava “Sulle orme dei Templari fra i monti marchigiani”, con riferimento all’alta Vallesina, citando a sproposito le chiese medievali di S. Ansovino di Avacelli, S. Croce di Sassoferrato, addirittura S. Vittore delle Chiuse, in un colorito miscuglio di fantasia storica, esoterismo e gastronomia.

Questa è purtroppo è la visione della storia che più facilmente trova accoglienza nella comunicazione, una visione approssimativa e distorta, talmente contagiosa da insinuarsi ovunque, fino alle guide e alla segnaletica per i turisti, che costituiscono l’anello finale e capillare della catena comunicativa e lo strumento più diffuso di conoscenza dei beni culturali. In realtà la ricca documentazione di cui dispongono le tre chiese in questione, come del resto molti altri monumenti storici, rinviano ad una storia molto diversa, alla storia vera che ci parla di comunità monastiche e a fondazioni signorili, non avallando in nessun modo la presenza di ordini cavallereschi. Chi ne parla mistifica i documenti e distorce in maniera disinvolta il simbolismo di raffigurazioni scultoree tipiche dello stile romanico e per questo diffuse ovunque. Oppure cerca un supporto per giustificare certi revival storici di un ordine cavalleresco che appartiene al passato e la cui riproposizione sa solo di folklore e di protagonismo personale. Forse sarebbe più utile cercare e capire i Templari nei pochi luoghi dove realmente hanno avuto chiese e proprietà; ma sicuramente sarebbe molto più faticoso. E questo spiega tutto.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-11-2011 alle 16:08 sul giornale del 18 novembre 2011 - 4922 letture

In questo articolo si parla di attualità, virginio villani, rocca roveresca, senigallia, templari

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Sì, però gli storici dovrebbero anche essere al corrente della prima regola del giornalismo:

perché rovinare una bella storia con la verità?

A furia di faci bere "belle storie", i pesciaroli e pecorari del Sinai hanno fondato una religione, che e' poi finita per benedire questi sedicenti Templari con l'hobby della caccia degli "infedeli" e delle facili ricchezze.
A sua volta il "Templarismo" (ennesimo "-ismo") da aggiungere alla collezione!), viene strumentalizzato da pazoidi sclerotici filo nazisti come Breivik (vedi Utocha in Norvegia).

Vediamo se ti piaccino ancora le "belle storie" melgaco...

Ti vedo così pieno di certezze fideistiche che non mi azzardo a contraddirti.

Commento modificato il 18 novembre 2011

Per fortuna ci sono le persone serie che hanno la disciplina del rispetto della Verità sui (comodi) sogni e fantasie (in ambito storico e non storico) :-).

Mamma mia quanta indignazione per un articoletto senza grandi pretese. A leggerlo con attenzione è ovvio che oltre a poche notizie ricavate da qualche guida turistica ci sono una serie di forse e probabilmente, messi lì per incuriosire un pò. In fin dei conti è un articolo mica una tesi di laurea.

Commento modificato il 18 novembre 2011

Paul indica bene la tendenza e rischio psicologico (in tutte le questioni umane, dalla religione alla politica e, spero solo in Italia, anche nella storia) di essere tentati di scegliersi verità di comodo solo perché appagano certi bisogni di sognare, credere, sperare; se questo umanamente è comprensibile va considerato, ogni volta si fa un discorso serio e obiettivo, come rischio di fondo e se la Verità ha un valore va contrastato per disciplina e etica verso la stessa Verità.
Per questo principio tutto ciò che non è dimostrabile andrebbe escluso da considerazioni scientifiche fino a prova contraria o comunque chiaramente definito per quello che è ovvero unasupposizione priva di prove concrete per quel bel principio riassunto nel cosidetto "rasojo di Occam".
Non c'è nulla di male a creare favole e raccontare fantasie, finché le si ammette per quello che sono; Umberto Eco, pur nel discreto rigore del suo romanzo storico non pretende che Adso, Guglielmo e Jorge siano personaggi realemente esistiti; non tutti hanno la stessa umilità intellettua

maria grazia

Commento sconsigliato, leggilo comunque

Il fideismo è l'atteggiamento di chi, constatando discordanza tra fede e ragione, è incline a seguire la prima senza tenere conto dell'altra.

La parola fede è propriamente intesa come il credere in concetti, dogmi o assunti in base alla sola convinzione personale o alla sola autorità di chi ha enunciato tali concetti o assunti, al di là dell'esistenza o meno di prove pro o contro tali idee e affermazioni.

Certezze fideistiche e' quindi un'ossimoro...Almeno per me.

La certezza me la fornirebbe una prova, che nello specifico della "Rocca dei Templari" non vedo. Così come non vedo da moltissime altre parti...Ma questa e' un'altra "bella storia".

Questi giornalisti che s'inventano le cose e poi la gente ci crede e non si può mai vivere in pace, il debito pubblico non esiste, se lo sono inventati e c'è pure cascato il Governo, speriamo un editore (magari VS) faccia uno scoop e dica che in realtà nn c'è, così nn se ne parla più di tasse e tasse.

Ma se nella battaglia di Lepanto del 1571 la Santa Alleanza nn avesse vinto, secondo me, qualche razionalista farebbe parte ora della polizia religiosa europea: anche l'assenza di un credo è un credo. Hypotheses non fingo.

Ci sono gli ExtraTerrestri in combutta con i Governi, ed il 2012 c'è la fine del Mondo. Questi sono i veri problemi della vita!

Guattolo, dire che "l'assenza di un credo e' un credo", e' una grandissima balla.

Sarebbe come dire che la calvizia (assenza di capelli), e' un tipo di acconciatura (!!!)...Una cialtroneria che fà comodo a chi si diverte a demonizzare i non-credenti, per squalificarli sul piano dell'immagine.

E' una balla, tantopiù se l'assenza di un credo o di fede in generale, e' dettata dall'impossibilità di verificere prove alla mano, quello stesso credo e quella stessa fede. L'agnosticismo e' a tutti gli effetti "assenza di credo", ma in chiave di sospensione del giudizio, non di negazione dello stesso credo.

Anonimo

Commento sconsigliato, leggilo comunque




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