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La Saffa di Jesi rivive nel libro di Ceccarelli e Vincenzoni

miniatura realizzata con i fiammiferi da Giorgio Rocchegiani 3' di lettura 19/11/2011 -

Ci sono aziende che entrano nella storia del territorio in cui si insediano e la Saffa è sicuramente una di esse se a distanza di oltre 30 anni dalla chiusura ancora oggi è ricordata con dedizione e quasi affetto.



La Saffa, la fabbrica di fiammiferi ha chiuso nel 1978 una storia secolare cominciata nel 1873, quando partì la produzione ottimale nel primo stabilimento, ripercorsa in un libro curato, per l’Associazione Res Humanae, da Riccardo Ceccarelli e Anna Virginia Vincenzoni: “La SAFFA di Jesi: Inediti e Testimonianze di una storia da non dimenticare”.

Il libro che verrà presentato il prossimo 10 dicembre alla presenza del Sindaco, Fabiano Belcecchi, raccoglie i risultati di una ricerca che parte dalla nascita dell’azienda ma che, in particolare, ha riportato alla luce documenti inediti dal 1937 al 1945, tratti per lo più dai diari dell’allora direttore della Saffa, che raccontano il particolare momento storico dell’occupazione tedesca. Una cronaca quasi quotidiana che descrive il ventennio fascista quando, come molte altre industrie dell’epoca, anche la Saffa fu costretta dal regime ad occuparsi anche del “dopolavoro” per i propri dipendenti.

Oltre ai testi sono presenti anche foto ed immagini inedite del periodo che riportano le fotografie e le locandine della filodrammatica con la quale la Saffa organizzò spettacoli al Teatro Pergolesi fra il 1936 ed il 1938, mettendo in scena, con un discreto successo, anche opere di Pirandello.

Altre testimonianze descrivono i premi che i gerarchi mettevano in palio per gli operai, le gare di ciclismo, fino allo scoppio della guerra, quando dai diari dell’allora direttore della Saffa, l’Ing. Max Dondi Dell’Orologio, annovano con precisione il materiale trafugato dai tedeschi e successivamente preso e pagato dagli anglo-americani, i fogli di presenza dei dipendenti dell’epoca, gli schemi degli allarmi aerei, ma anche le lettere che lo stesso direttore scriveva alla Saffa di Magenta, ed, addirittura, le tangenti pagate ad un maresciallo tedesco per salvare i macchinari più importanti dell’azienda e facendo credere che lo stabilimento fosse stato bombardato come le altre industrie jesine. I diari proseguono con la situazione della fabbrica alla ripresa dell’attività dopo la guerra, la visita del Vescovo di Jesi Mon.Pardini, con la foto della visita e della Messa all’interno dello stabilimento.

La storia dell’azienda continua ad essere descritta grazie ai notiziari della Saffa, alle foto dei dipendenti, passando daigli avvenimenti degli anni 60/70 fino all’epilogo della chiusura, come detto, nel 1978.

Un libro, scritto senza scopo di lucro, grazie al contributo di Fondazione Federico II, Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, Banca Popolare di Ancona e Banca Marche ed al patrocinio di Regione, Provincia e Comune, che, attraverso la storia dei fiammiferi, ripercorre la storia della città, facendo rivivere emozioni e ricordi tanto vivi ancor oggi da manifestarsi in opere come il libro stesso, ma anche nelle riproduzioni di monumenti di Rocchegiani create con 40 milioni di fiammiferi familiari della Saffa.








Questo è un articolo pubblicato il 19-11-2011 alle 16:27 sul giornale del 21 novembre 2011 - 3267 letture

In questo articolo si parla di attualità, paolo picci

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