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Chiaravalle: Fiamma, la Sanità torni allo Stato

Movimento Sociale Fiamma Tricolore 3' di lettura 23/11/2011 -

Lunedì scorso presso la Croce Gialla dall’Ing. Bevilacqua ci aspettavamo spiegazioni e delucidazioni sul futuro del polo ospedaliero di Chiaravalle. Invece, niente di tutto questo, solo una sfilata di sindaci e politici in doppiopetto.



Noi del Movimento Sociale avremmo voluto discutere dei problemi che affliggono l’ospedale cittadino. Problemi che nascono con l’istituzione delle Regioni (1970, Ugo La Malfa). Alle Regioni fu affidato il Servizio Sanitario Nazionale, nato dopo l’abolizione delle mutue di categoria (che funzionavano benissimo). Poi negli anni ’90, c’è l’innamoramento verso l’ultimo dei dogmi, quello liberista. Le USL da entità tecniche, si trasformano in ASL, in «aziende», ciascuna col suo parlamentino e il suo governicchio spartitorio, e in più con il suo manager pagato come un manager privato, ma in quota a questo o a quel partito. Ed allora noi della Fiamma Tricolore proponiamo:

1) RICENTRALIZZAZIONE del servizio;
2) ritorno ad un servizio PUBBLICO e STATALE;
3) Eliminare il concetto di AREA VASTA;
4) Ritorno ad una CULTURA DELLO STATO.

La Sanità deve tornare ad essere una competenza dello Stato centrale, restituita alla Nazione come dice il suo nome: Servizio Sanitario Nazionale e invece regionale così diverso in Calabria e in Lombardia. Qui nelle Marche, la giunta a guida PD ha inoltre introdotto il concetto di Area Vasta che non fa altro che spezzettare la Sanità ancor di più ed aumentare il numero dei dirigenti e quindi dei costi di gestione. Se prima il fiume del denaro pubblico in uscita passava per l’unico tubo dello Stato, ora in mano alle regioni e alle province passa per dozzine di buchi, l’immagine stessa del colabrodo. Costi aumentati a causa della privatizzazione dei dirigenti pubblici (prima pochi), ora manager (aumentati a livello esponenziale). Occorre quindi liberare immediatamente la Sanità dalle grinfie della politicizzazione o meglio dalla spartizione partitocratica.

Dove è l’errore? Le aziende private possono esternalizzare i costi, licenziare i lavoratori poco produttivi o in sovrapiù. Ma la Sanità non può essere gestita come un’azienda. E’ questo che noi della Fiamma Tricolore intendiamo per dottrina dello Stato o meglio ritorno ad una cultura dello Stato. La Sanità non è un’azienda, non foss’altro perché un’azienda seleziona i suoi addetti, non assume lattanti, né vecchi con l’Alzheimer. Lo Stato invece ha a carico tutti questi, gli improduttivi, i non più produttivi, ed ha un obbligo verso di loro. Questi obblighi sono, in una logica aziendale, dei costi. Orrore !!! Ma questi costi restano a carico dello Stato, mica può, per diventare più competitivo, sbattere fuori dai suoi confini anziani e malati. Ciò significa che lo Stato non si riduce all’economia; l’economia è il suo limite, un condizionamento della realtà di cui tener conto, non il suo orizzonte ultimo. Il suo scopo non è il profitto, il suo campo non è il mercato, ma la civiltà; è mantenere la coesione sociale nell’avanzare di un popolo verso il futuro.

Ecco perché è opportuno prima di tutto ricreare quel «clima sociale» che ormai da troppi anni si è perso: il senso di un destino comune, l’onore alla competenza e la convinzione di lavorare per il bene comune, di tutti e non di una sola parte. Soprattutto in un momento di crisi economica e morale come questo. Il segnale da dare è: siamo sulla stessa barca, non ci sono scialuppe di salvataggio, remiamo tutti insieme per portare la barca in porto.


da Movimento Sociale Fiamma Tricolore

Sezione di Chiaravalle





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-11-2011 alle 14:48 sul giornale del 24 novembre 2011 - 960 letture

In questo articolo si parla di attualità, chiaravalle, Movimento Sociale Fiamma Tricolore

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