Quantcast

Crisi economica e aumento dei bisogni sociali, il no profit necessita di nuovi strumenti

Ubi banca popolare di Ancona 7' di lettura 29/11/2011 -

Non è solo lo spirito filantropico a spingere ad un avvicinamento fra il mondo delle banche ed il mondo del volontariato e del no-profit in generale, ma l’importante è che tutto avvenga nel rispetto dei reciproci ruoli e con reciproco vantaggio.



Non può non interessare al mondo delle banche, un universo di 250.000 organizzazioni no-profit che coinvolgono qualcosa come 5 milioni di persone fra volontari e dipendenti. A parlarne martedì un parterre di tutto rispetto al Convegno “Prospettive e Valore dell’economia sociale” promosso da Ubi >< Banca Popolare di Ancona di fronte ad un pubblico interessato.

A fare gli onori di casa Luciano Goffi, Direttore Generale della Banca Popolare di Ancona. E’ lui a spiegare chiaramente che la banca ha tutto da guadagnarci a rivolgersi a questo segmento di mercato finora un po’ trascurato dalle istituzioni finanziarie, che non hanno saputo valorizzarlo nelle sue specificità. Ma i passi in avanti per un incontro proficuo devono farlo entrambe i settori: le organizzazioni no-profit dandosi una gestione economicamente sana, curata in modo manageriale e professionale, né più né meno come professionalmente si dedicano allo scopo istituzionale di cui ognuna si occupa, sia esso ambiente, assistenza socio-sanitaria, cultura; dall’altra le banche devono imparare ad ascoltare e dialogare con esse, per valorizzare in maniera specifica gli assets delle organizzazioni no-profit che non possono essere sicuramente quelle dei soli numeri economici che sono in grado di mettere in gioco, ma devono essere valutate anche per i valori umani e sociali che possono creare, che sono alla base della rinascita di quel clima di fiducia nel futuro che oggi è diventato l’ossigeno indispensabile per affrontare la lunga scalata verso la vetta del superamento della crisi in cui il paese si dibatte.

Per questo la banca ha messo in campo un approccio progettuale che l’ha portata al contatto con 300 associazioni per discutere e conoscerne le necessità fino ad individuare un servizio a 360° da mettere sul mercato. Si va dalla creazione di un’anagrafe specifica del particolare segmento di mercato per individuare necessità ed avanzare proposte ad un coinvolgimento di tutta la struttura con un piano di formazione nelle filiali per riuscire a conciliare la competenza professionale con la sensibilità necessaria. Proprio l’individuazione di un metodo di valutazione creditizia specifico per il mondo no-profit che non replicasse gli stessi criteri applicati alle aziende è stato il lavoro progettuale più impegnativo. Lavoro che ha trovato la sintesi in "UBI Comunità", una serie di servizi finanziari studiati ad hoc, che vanno dal conto corrente a condizioni privilegiate ed appositamente studiate, a linee di finanziamento per la gestione corrente, come l’anticipo no-profit (un anticipo sugli incassi dei contributi di enti pubblici o di altro genere) o la fidejussione no-profit sempre più spesso richiesta dagli enti pubblici a fronte del rilascio di un contributo, fino a finanziamenti veri e propri per investimenti anche strutturali che spesso implicano per le organizzazioni il ricorso al debito, senza trascurare le potenzialità di internet sia nella gestione dei rapporti che, soprattutto, con l’uso del pos virtuale sui siti delle associazioni.

Presente al convegno anche Luca Marconi, Assessore Regionale al Sostegno alla Famiglia, trattenutosi, per impegni di Giunta, solo il tempo di far notare come la Regione Marche spenda oltre 500 milioni per il sociale in senso stretto e 60 milioni per il socio sanitario assorbito per lo più dall’assistenza agli anziani non autosufficienti ed alle loro famiglie. “La Regione Marche è l’unica che sta mantenendo la spesa storica come importo, anche se tenendo conto dell’inflazione c’è un piccolo regresso, e questo è potuto accadere solo perché siamo insieme alla Lombardia l’unica regione con i conti in ordine nel sistema sanitario. Ma noi siamo la Regione con meno incidenza del privato, solo il 5%, quindi sfatiamo anche il mito che solo il privato può essere efficiente”. La Regione sta procedendo anche al riordino di tutta la legislazione sociale, perché la vecchia legge è stata resa inefficace dalla più recente normativa italiana: “ma occorre immaginare un nuovo modello che sebbene fissi dei principi indiscutibili sappia andar oltre il tabù dell’intoccabilità dell’esistente altrimenti si rischia di creare un divisione netta fra coloro che hanno tutte le tutele e coloro che in futuro non ne avranno perché entrati nel sistema troppo tardi”.

Andrea Presbitero, docente di economia politica all’Università Politecnica delle Marche, apre una parentesi sul microcredito, che pur non essendo una soluzione a tutti i problemi, sta dimostrando con la sua crescita impetuosa in tutto il mondo di poter offrire alcune risposte alle necessità delle persone meno fortunate. Lo scenario in Italia, pur essendo in rapida crescita, presenta ancora un andamento molto frammentato e non è facile analizzarlo numericamente sebbene siano stimabili 13mila imprese sociali che occupano 400.000 persone.

Alessandro Fedeli, Direttore del Centro Servizi per il Volontariato di Ancona, offrendo numeri del suo settore, il volontariato in senso stretto, ancor più impressionanti (1400 associazioni nelle Marche, 41000 volontari che si impegnano gratuitamente in media per 5 ore settimanali, quindi valendo come circa 2800 lavoratori a tempo pieno per un costo del lavoro pari a soli 70 milioni, producendo però un valore aggiunto estremamente più alto), riconosce la necessità di introdurre nel settore i principi e le regole di una sana gestione economica.

Il Vescovo di Jesi, Mons. Gerardo Rocconi, nel citare le parole recentemente pronunciate dal Papa (“la crisi globale è un segno dei tempi che chiede il coraggio della fraternità”), auspica che in tutta la società entri la logica del dono e della solidarietà, finora rimasta esclusa dal mercato dove la logica commutativa dello scambio è dominante. Sicuramente una sfida difficile da affrontare, che mette in dubbio le basi del sistema attuale, ma sulla quale occorre cominciare a ragionare.

Rodolfo Giampieri, Presidente della Camera di Commercio di Ancona, parla della rilevanza sempre maggiore del binomio tra economia sociale e imprese etiche su cui investire, che devono essere selezionate con criteri nuovi ma che vanno definendosi. “Oramai sappiamo di non essere in una crisi che deve essere superata, ma in un nuovo mondo a cui occorre sapersi adattare: si sta ricominciando a scoprire l’economia reale fatta di valori veri troppo in fretta accantonati. La necessaria convivenza di etica ed economia oramai è un tema di dibattito sempre più attuale. La Camera di Commercio guarda con interesse ad esempio alla Green Economy, un esempio di settore economico in crescita, che unisce l’idea di impresa competitiva ed impresa etica, ma anche all’evoluzione verso la soft economy in cui un peso determinante ha la cultura, che molto può offrire anche come business e valore economico.

A chiudere il Presidente della Banca Popolare, Corrado Mariotti, che spiega come la crisi economica attuale è solo l’aspetto più appariscente della crisi di valori e di morale che attraversa il mondo e l’Italia, dove per decenni si è vissuto oltre le possibilità, il che equivale a dire che si è rubato alle generazioni future. “Oggi il settore pubblico ha minori possibilità di intervento, ma anche il settore privato delle aziende è in difficoltà, quindi cresce il ruolo del no-profit”, che deve darsi però una miglior organizzazione strutturale, ma che va dotato delle necessarie risorse finanziarie anche con nuovi strumenti.








Questo è un articolo pubblicato il 29-11-2011 alle 19:24 sul giornale del 30 novembre 2011 - 858 letture

In questo articolo si parla di attualità, UBI Banca Popolare di Ancona, paolo picci

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/skp





logoEV
logoEV