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Maiolatesi: è il tempo del cambiamento, una rete dei Comuni per i beni comuni

Gilberto Maiolatesi 4' di lettura 13/01/2012 -

La preoccupante crisi economica sta creando pesantissime conseguenze sui territori e quindi sui Comuni e sulle fasce sociali più deboli della popolazione. In questo difficile  contesto si inseriscono le prossime elezioni amministrative e il relativo dibattito politico-elettorale che al momento risulta confinato e rinchiuso all’interno del solito ceto politico, confermando a pieno la distanza tra la politica dei partiti e il corpo sociale. Progetti, programmi e contenuti reali hanno poca visibilità, se non secondaria importanza.



La cosiddetta area e coalizione di centro-sinistra non riesce ancora a fare una sintesi, incapace di aprirsi alle istanze, della sinistra diffusa e sociale e dei movimenti. Questo anche per la debolezza delle forze politiche a “sinistra del PD”, che non riescono ad aggregarsi su temi e azioni condivise.

Ho sempre sostenuto, fin dall’estate scorsa, che era necessario fare un passo indietro, che i partiti dovevano ascoltare ciò che veniva “dal basso”, dalle istanze sociali, e promuovere iniziativa politica conseguente.

La crisi può essere un dramma, ma anche un’opportunità. La crisi dell’economia globalizzata e del pensiero unico neo-liberista è crisi di valori, culturale, etica, economica, è impoverimento e miseria per i soggetti più fragili. Ma può essere un’opportunità se la politica e i partiti sapranno misurarsi con l’autonomia del sociale, con i nuovi bisogni e le nuove richieste di rappresentanza.

Dobbiamo ripartire dalla sinistra, ma la sinistra è sociale, o non è. Dobbiamo costruire insieme nuove forme di aggregazione e non tendere a conservare i vecchi “orticelli”, i vecchi e inutili confini.

E’ giunto il tempo di profondi cambiamenti, è tempo di riflettere e agire rispetto alla rappresentanza, alla democrazia, ai beni comuni. Per questo ritengo importante la proposta lanciata dal Sindaco di Napoli e da altri amministratori italiani di dare vita ad una Rete di Comuni che parta dal rinnovamento delle forme di democrazia, dalla centralità del lavoro e del reddito di cittadinanza per chi non ha lavoro.

E’ tempo che i Comuni italiani ritrovino su temi di interesse generale una piattaforma di valori condivisi e di proposte politiche da portare avanti, anche attraverso il conflitto, su scala nazionale.

Indico solo alcuni punti su cui concentrare l'azione politico-amministrativa nei prossimi mesi:
1- In primo luogo, in attuazione della volontà referendaria espressa da 27 milioni di italiani lo scorso giugno, i Comuni dovranno impegnarsi, attraverso un patto federativo, a organizzare ed erogare il servizio idrico integrato secondo modelli pubblici e partecipati, in considerazione della natura di bene comune dell'acqua e delle relative reti. Jesi ha uno statuto comunale “avanzato” su questo aspetto, in quanto l'art. 4 prevede che la gestione del servizio idrico vada ad un Ente di diritto pubblico.

2- Le istituzioni comunali devono impegnarsi a porre in essere politiche inclusive sul versante della rappresentanza, aprendosi, ad esempio, alla partecipazione dei migranti, ponendo il problema politico della doppia cittadinanza e dello ius soli per tutti.

3- I Comuni potrebbero configurarsi sempre più quali laboratori di nuovi modelli di democrazia diretta e partecipativa, attraverso azioni democratiche "dal basso" da sottoporre alla Commissione europea ai sensi del Trattato di Lisbona e del reg. Ue n. 211/2001. Penso, in particolare, al progetto di una Carta europea dei beni comuni.

4- Dai Comuni potrebbero partire azioni determinate e incisive per introdurre nell'ordinamento giuridico positivo la nozione di bene comune negli Statuti, oramai pienamente accolta nel dibattito culturale e dottrinale, al fine di influenzare le politiche pubbliche locali.
Si tratterebbe, peraltro, di dare nuovo smalto ed effettività alle disposizioni di cui al titolo V, parte II della Costituzione, in particolare sul ruolo e le funzioni dei Comuni.

5- Disobbedienza al patto di stabilità.
Ai Comuni, in una logica di democrazia economico-sociale, sia consentito di svolgere appieno le funzioni previste dalla Carta costituzionale, in armonia con l'art. 5 sulle autonomie locali e il decentramento. Si pensi, ad esempio, alla norma di cui all'ultimo comma dell'art. 119 della Costituzione, sulle possibilità di indebitamento degli enti locali per finanziare spese di investimento.

6- La Rete dei Comuni per i Beni Comuni potrebbe promuovere una campagna di disobbedienza avverso gli artt. 4-5 della legge n. 148/2011 che reintroducono processi forzati di privatizzazione dei servizi pubblici locali, determinando de facto il tradimento della volontà referendaria.


da Gilberto Maiolatesi
assessore all'ambiente
ed all'integrazione





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-01-2012 alle 12:47 sul giornale del 14 gennaio 2012 - 801 letture

In questo articolo si parla di politica, gilberto maiolatesi

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