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Rocconi: il Vangelo di domenica 15 gennaio

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da Mons. Gerardo Rocconi
Vescovo di Jesi - dongerardorocconi@alice.it

mons. gerardo rocconi

Mons. Gerardo Rocconi commenta il Vangelo di domenica 15 gennaio

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro. Parola del Signore


IN RICERCA DI UN SENSO PER LA VITA
Appena qualche giorno fa abbiamo definito i Magi così: persone in ricerca, persone bisognose di dare un senso alla loro vita... che per questo si son messe in cammino. Anzitutto si trattava di un pellegrinaggio interiore, per cui, se li vogliamo imitare, non è poi necessario compiere chilometri, bensì trovare silenzio, occasioni di riflessione e preghiera.
Oggi il vangelo ci presenta due persone che pure erano in ricerca: Giovanni e Andrea. Dalla Galilea, con i loro compagni di lavoro, erano scesi in Giudea, dal Battista, per stare con lui, riflettere, cercare la verità della loro vita.

E GESU’ E’ LA RISPOSTA
E anche loro incontrano Gesù. Giovanni e Andrea incontrano Gesù che si presenta come l’Agnello di Dio, colui che si mette sotto tutti e tutto, prende ogni peso dell’uomo sulle sue spalle per offrire libertà all’uomo stesso. Questo vale anche per noi: bisogna avere il coraggio di fermarsi, ritirarsi, rientrare nel proprio cuore, non accontentarsi di tante cose futili e cercare: iniziando ad ascoltare qualcuno che è partito prima di noi ed che, quindi, è capace di dirci chi può riempire e salvare la nostra vita. Il Battista, ci dice il vangelo odierno, indica Gesù come l’Agnello di Dio. Giovanni ed Andrea gli vanno dietro, lo interrogano per sapere chi è veramente e accolgono il suo invito a stare con lui. Sì, per capire il Signore, chi è veramente, cosa ha da dirci, cosa fa per noi... bisogna stare con lui, bisogna fermarsi da lui. Giovanni e Andrea quel giorno stettero con il Signore, ci dice il vangelo, ... e nella loro vita accadde qualcosa di indescrivibile. Capirono l’importanza che Gesù aveva per la loro vita. E dopo tanti anni, Giovanni scrivendo il vangelo ricordava ancora l’ora di quel’incontro: erano le quattro del pomeriggio. L’ora in cui la sua vita aveva avuto una svolta.
Appena qualche tempo dopo, Giovanni, Andrea e alcuni altri, ormai ritornati a casa, mentre stavano a pescare sul lago in Galilea, si sentirono chiamare da Gesù che li invitava a seguirlo in maniera totale e definitiva. Commenta il vangelo: Lasciato tutto, le reti, la barca e il padre, lo seguirono. Non è strana questa decisione immediata: avevano ormai capito che Gesù poteva essere benissimo il senso della loro vita.

STARE CON GESU’ PER POI ANNUNCIARLO
Cosa vuol dire per noi fermarci a casa di Gesù, per poterlo conoscere e capire cosa ha da dirci? Fondamentalmente due cose:
* Stare con Gesù nella preghiera, in particolare davanti all’Eucaristia. Stare davanti al tabernacolo, in silenzio, lontano dal chiasso e da ogni distrazione.
* Stare con Gesù nella meditazione del Vangelo, della sua Parola. Ascoltarlo, lasciarsi illuminare, capirlo.
La preghiera davanti al tabernacolo, l’ascolto della Parola fanno sì che ci sia data la possibilità da capire chi è il Signore per noi, fino al punto che cambi la nostra vita. Infatti chi cerca il Signore con cuore sincero poi lo trova. E chi lo trova, incontra il Salvatore, l’amico, il tesoro, il Maestro.
Il vangelo odierno aggiunge che subito dopo l’incontro con Gesù avviene un passaparola: Abbiamo trovato il Messia. E’ così: dall’incontro con Gesù, scaturisce una missione. Chi fa l’esperienza di Gesù non può fare a meno di proporla ad altri. Fino al punto che il desiderio di indicare Gesù indica quanto forte è l’esperienza fatta. Senza arroganza e senza presunzione siamo chiamati a donare ai fratelli la bellezza di un incontro, affinchè ognuno possa sperimentare che la vita ha un senso vero solo se è salvata da Gesù.



mons. gerardo rocconi

Questo è un editoriale pubblicato il 14-01-2012 alle 19:10 sul giornale del 16 gennaio 2012 - 1057 letture