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Confartigianato: no allo shopping no stop

Confartigianato 2' di lettura 16/01/2012 -

Le piccole botteghe della Vallesina rischiano la chiusura



I megastore della periferia affossano le botteghe del centro storico con grave danno per il commercio locale. Un impari confronto tra “piccoli” e “grandi” – commenta Giuseppe Carancini responsabile Confartigianato Jesi- che verrà portato fino all’esasperazione con la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali. Le piccole attività artigiane e commerciali ne pagheranno lo scotto più grande. In tante saranno costrette nei fatti a chiudere impossibilitate a far fronte a una competizione ormai del tutto squilibrata e interamente a vantaggio dei grandi esercizi commerciali che prosperano in Vallesina.

Confartigianato dice no allo “shopping 24h”, a quelle misure pronte al varo che garantiranno agli esercenti totale arbitrio su giorni e orari di apertura-chiusura dell’attività. I megastore hanno risorse capaci, tanto in termini finanziari quanto in disponibilità di personale. Nella Vallesina, secondo i risultati emersi da uno studio di Confartigianato e dell’Università Politecnica delle Marche, si contano 2 residenti per mq di superficie di vendita. Una densità abnorme che dimostra la colonizzazione operata dai grandi centri commerciali in tutto il territorio. In questa area, ovvero nel perimetro definito dai Comuni di Belvedere Ostrense, Castelbellino, Castelplanio, Cupramontana, Jesi, Maiolati Spontini, Mergo, Monsano, Montecarotto, Monteroberto, Morro D’Alba, Rosora, Santa Maria Nuova, San Marcello, San Paolo di Jesi, Staffolo sono in tutto 44.070 i mq. occupati dalle grandi strutture commerciali (superfici di vendita superiori a 2.500 mq), dalle medio - grandi strutture (quelle con superficie di vendita compresa tra 1.000 e 2.500 mq) e dai centri commerciali.

I megastore si sono diffusi capillarmente sul territorio lanciando sul mercato prodotti stranieri provenienti da catene di distribuzione internazionali e ne dirottano all’estero i guadagni. Non solo sono grandi, non solo sono ovunque. Hanno anche tutti i mezzi finanziari per garantire la presenza di operatori e personale sufficiente a sostenere aperture illimitate. Le piccole botteghe artigiane e commerciali dei centri storici non hanno tutte queste risorse e spesso sono a conduzione familiare Poste di fronte alla prospettiva di una liberalizzazione degli orari le stesse non avrebbero strumenti per combattere a pari condizioni la concorrenza dei grandi centri commerciali quanto non possono in alcun modo far fronte alle spese necessarie per garantire l’apertura dell’attività in forma continuativa. Per questo, conclude Carancini, Confartigianato ribadisce il suo no alla liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali e chiede, al contrario, misure a sostegno di quel mercato tutto locale e di qualità rappresentato dalle botteghe “storiche”, bagaglio di tradizioni, saperi, valore.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-01-2012 alle 21:51 sul giornale del 17 gennaio 2012 - 1131 letture

In questo articolo si parla di attualità, confartigianato

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