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Mogianesi: per una buona politica

Dina Mogianesi 5' di lettura 27/01/2012 - Dopo un discreto lungo periodo improntato al silenzio, all’osservazione e alla valutazione degli eventi riguardanti la nostra città, noto che la situazione politico – amministrativa locale continua a marciare sui binari ormai percorsi da un decennio a questa parte: si continua, giustamente, con l’additare le carenze, le incompetenze e le prepotenze della Amministrazione che ci governa ancora in questi giorni.

Tuttavia, una differenza mi sembra di poter cogliere: mentre fino a qualche mese fa erano i cittadini a tentare di far arrivare le loro voci di protesta, increduli e stupefatti di come si potesse mancare di rispetto anche al comune buon senso, oggi sono gli amministratori che ancora ci governano, o coloro che aspirano a farlo, a protestare.

Le voci degli uni sono sempre tornate indietro di fronte al rumore assordante del silenzio, le voci degli altri chissà che sorte avranno?

Qualcuna di tali voci appartiene a chi è al governo della città e promette di comportarsi meglio in futuro, se potrà restare o se sarà eletto sindaco: dunque, voci per chi o contro chi? Che vi sia un po’ di confusione è fuor di dubbio.

Con la preoccupazione di chi vuole continuare tuttavia a sperare, cerco tra i vari proclami o programmi elettorali già editi o in corso d’opera, di individuare se esista un tratto comune che possa aggregare su di sé pensieri, intenti e azioni future a prescindere dalle ideologie e dalle rivendicazioni di potere più o meno palesi, più o meno occulte.

Il linguaggio musicale contempla l’espressione “basso continuo”, cioè una nota fondamentale che funge da linea guida, da appoggio per strumenti che, invece, sopra realizzano accordi altri e vari: a me pare che la linea guida della situazione sia la preoccupazione generale per “il bene della città”. Il concetto ha trovato tanti rinforzi in questi mesi, nelle espressioni “JesiAmo”, “Patto per Jesi”, “Jesi bella città”, nel guppo IDV corre anche l’espressione “Jesi città gentile”: modi diversi per evidenziare uguali auspici e sollecitudini e, infatti, al di la delle postazioni mentali di varia origine, accade che tutti lamentiamo il misero e derelitto arredo cittadino, tutti lamentiamo le pessime condizioni delle strade, tutti ci sdegniamo davanti al presuntuoso cancello che sbarra l’accesso al Palazzo Municipale che dovrebbe invece essere la casa di tutti.

Vengono i brividi ad ascoltare ancora propositi di vendita di beni invendibili, perché entrati nella proprietà emotiva dei cittadini, siamo attraversati da un fremito nel vedere le povere Mura di cinta di questa città, sverginata dalla miope ignoranza, vergognosamente violentate.

Un suggerimento all’attuale Amministrazione: prima della scadenza del mandato si sarebbe ancora in tempo a radere al suolo la città e poi fare tante rotatorie attorno alle quali potersi divertire a far caroselli con le macchine da lasciare, poi, in ogni dove con tanto spazio a disposizione!

Il fatto di appartenere ad un gruppo che partecipa ad una coalizione di centro sinistra non mi impedisce, tuttavia, di continuare a pensare - e infatti penso - che una città gentile dovrebbe disporre di un centro storico favorito nella possibilità di essere abitato nella pulizia ed esortato a coltivare fiori alle finestre e negli ingressi dei grandi palazzi storici, per essere sempre vestito a festa, pronto ad accogliere visitatori improvvisi. Incentivato a disporre di punti di ristoro per invitare il passante a soffermarsi, di segnaletica sempre aggiornata ed esplicativa per valorizzare anche gli angoli più riposti ed incentivare qualche attività commerciale e artigianale.

Invece, quale destino hanno avuto il Museo della carta e il Museo archeologico da che si è deciso di fare a meno delle guide interne il cui compenso orario era di € 5,00? Sarà mai possibile ripristinare la chiesa di San Romualdo, ricollocare su un percorso di visite la chiesa di San Bernardo per farne godere il visitatore jesino o straniero e la chiesa e il chiostro di Sant’Agostino avranno pure una storia da raccontare o no?

E’ più facile accanirsi a vendere Villa Borgognoni per poter disperdere ancora altro patrimonio artistico, è più facile distruggere piuttosto che conservare.

Noi che amiamo Jesi e vorremmo vederla bella e gentile, se proviamo a spingere lo sguardo nelle periferie – ghetto, dobbiamo chiederci a chi giovino quelle situazioni di degrado e di abbandono incubatrici di disperazione e di violenza, evitate da chi pure è alla ricerca di un’abitazione, disperanti per chi già vi abita, tagliate fuori da possibili transazioni commerciali.

L’attuale assessore all’Ambiente e all’Integrazione ritiene di aver lavorato bene in tal senso?

Noi che amiamo Jesi e vorremmo vederla bella e gentile, proviamo a spingere lo sguardo su quella parte della città che gli jesini indicano come “Jesi nuova”: è la zona più pronta ad essere esposta al pubblico, ma gli spazi verdi che vorrebbero decorarla e ingentilirla sono pattumiere secche e aride; gli unici spazi verdi fruibili restano quelli accuditi da un gruppo di persone “diversamente abili” che le ripuliscono da ogni tipo di rifiuti che la gente “normale” lascia cadere a terra.

Dunque, se è vero che in tanti condividiamo amore e preoccupazione per il benessere della nostra città, allora aggreghiamoci su questo motivo di fondo e parliamoci, diamo vita ad un dialogo collettivo per un futuro possibile, condividiamo la vita politica della nostra città.

Le prossime elezioni possono essere l’occasione felice per guardare oltre l’ombelico e la pancia dei singoli schieramenti politici e sperimentare la cooperazione nell’incontro, lo scambio di informazioni ed opinioni, costruire un punto di vista che sia la sommatoria di tanti punti di vista ed esigenze, cucire una trama fatta di relazioni ricche dove tutti, donne, migranti, bambini, giovani, anziani, disabili, culture e storie diverse, possano avere a disposizione la loro fetta di vita possibile in armonia con gli altri.

“E al posto del buio e del silenzio delle periferie sociali, accendiamo tutti insieme la luce e le parole della buona politica” (Da “C’è un’Italia migliore” di N. Vendola).






Questo è un editoriale pubblicato il 27-01-2012 alle 14:40 sul giornale del 28 gennaio 2012 - 955 letture

In questo articolo si parla di attualità, italia dei valori, idv, editoriale, Dina Mogianesi

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