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Lettere al giornale: Jesi ha perso ancora un po' della sua bellezza

Lettere 3' di lettura 05/03/2012 - Durante le ultime nevicate un albero splendido e monumentale, il pino marittimo all’angolo tra viale Verdi e via Solazzi, è caduto. Aveva, credo, più di trecento anni e un’altezza di quasi trenta metri, ma ad ucciderlo non è stato il clima particolarmente rigido, era ormai troppo forte, è stata la cecità e l’ignoranza delle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi decenni che, continuando a tagliare le sue radici per reintegrare il manto di una strada inutile, l’hanno assassinato.

Le due povere piante, una ancora resiste nelle medesime precarie condizioni, trovandosi rialzate, rispetto al piano stradale, periodicamente tentavano di radicare sul lato nord, per resistere ai venti di quel quadrante e rovinavano l’asfalto di via Solazzi. Senza nessun riguardo alla qualità dell’essenza né alle condizioni di protezione, regolarmente, mostrando completo disinteresse per questo bene pubblico, le nuove radici venivano tagliate e il manto reintegrato. A nessuno è venuto in mente di rispettare questi due meravigliosi giganti concedendo loro un’aiuola più vasta e rendendo quel tratto di via, dall’utilità molto relativa, a senso unico (troppo semplice e poco costoso!?).

Ora il più bello dei due pini è a terra e mostra a tutti la causa della sua caduta: quelle poche radici che ancora tentava di spingere sul lato nord, sollevano, infatti, in alto il cordolo di pietra della strada che lo ha condannato. Sembra volerci dire “Quanto siete stupidi e assenti”. Qualcuno obbietterà che è stata, in fondo, solo una distrazione delle amministrazioni, troppo impegnate, aggiungo io, ad inseguire le richieste dei vari gruppi di potere da mungere, invece no! Il problema e la soluzione erano state anche segnalate. Già dieci anni fa durante la stesura del Piano Idea partecipativo e preliminare al Piano Regolatore Generale i ragazzi della scuola “A. Savoia” illudendosi, col loro insegnante d’Arte, di poter partecipare, suggerendo cose “importanti”, avevano descritto e fotografato il problema e richiesto il salvataggio dei due pini prefigurandone altrimenti l’inevitabile caduta. Evidentemente la partecipazione è bella per riempirsi la bocca, ma leggere le proposte costa fatica.

Ci chiediamo oggi: “Servirà il sacrificio di uno dei due pini a salvare la vita all’altro?”, sembrerebbe logico trarre insegnamento dagli errori e salvare il salvabile. Purtroppo invece ci sono già voci che anziché accorgersi della bellezza di questi alberi monumentali ne sottolineano la pericolosità. A costoro diciamo che chi si priva da solo della bellezza della natura che ancora resiste intorno a lui si priva della vita. Il problema è come salvarlo non come segarlo.

Auspichiamo che l’aiuola venga presto ingrandita per permettere al grande albero rimasto, di cominciare a radicarvi prima del prossimo inverno e che l’albero caduto venga lasciato al suo posto costituendo in questa area come un monumento, che segni il passaggio (E questa è una speranza) da amministrazioni cieche ed ottuse, ad altre, nuove, attente ai bisogni, alla viva bellezza della città e resistente alle spinte distruttive che la interpretano solo al fine di lucro.


da Valeriano Tondelli
Un cittadino che ama e osserva la sua città





Questo è un editoriale pubblicato il 05-03-2012 alle 20:14 sul giornale del 06 marzo 2012 - 1002 letture

In questo articolo si parla di attualità, editoriale

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