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Editoriale

Amministrative 2012: Punzo (Patto per Jesi), il PD ed i suoi alleati, lavoro & sviluppo (e gli altri temi di questa campagna elettorale).

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da Alfredo Punzo
Patto per Jesi


Patto per Jesi

La manifestazione dell’IdV di ieri Venerdì 30 Marzo a sostegno della candidatura Melappioni, tenutasi nei locali della IIa circoscrizione sui temi del Lavoro e dello Sviluppo, è stato uno spettacolo di una inconcludenza agghiacciante, secondo la migliore tradizione del dibattito politico che questi partiti – il PD e l’IdV, sia pure con sfumature un po’ diverse – sono in grado di rappresentare, soprattutto nelle realtà locali.

A partite proprio da Augusto Melappioni che ad un certo punto ha detto quanto segue (nel seguito, come altrove, tra virgolette il testo estratto dal resoconto della manifestazione pubblicato su questo stesso giornale):

… è proprio di slancio che ha bisogno questa città. E' un po' depressa – ma dobbiamo cambiare il clima, recuperare energie e valori. Questo è un territorio che ha sempre avuto una grande determinazione nel lavorare, nel trovare nuovi lavori, nell'affiancare parallelamente lavoro e formazione, creando nuove opportunità. Dobbiamo rafforzare le radici di questa città, ma anche allargare le ali, facendole spiccare il volo”.

Personalmente, non ho capito di cosa parlasse. Magari bastasse lo slancio, basterebbe prendere solo una bella rincorsa … E questi jesini, così laboriosi, ingegnosi e determinati: rafforziamoci le “radici” e vedrete che stavolta addirittura ci spuntano le ali e spicchiamo il volo!

Che dire, sembra la “fiera dei luoghi comuni”. Mancava solo aggiungesse che “non ci sono più le mezze stagioni” e che “si stava meglio quando si stava peggio”!

E pensare che da questa manifestazione mi aspettavo che potesse decollare la campagna elettorale! Mi ero preparato a rispondere a … chissà che! E invece …

I luoghi comuni, cari concittadini, sono roba pericolosa e per questo vale la pena – prima di proseguire - soffermarsi un attimo a riflettere su cosa siano realmente. I luoghi comuni li usa chi non ha nulla da dire. Chi è impreparato ma gli tocca “tenere la scena”. La caratteristica di un luogo comune non è solo la sua infondatezza e banalità, ma soprattutto la sua accettazione acritica e la conseguente approvazione incondizionata. Il luogo comune è imbonimento e mistificazione che non conoscono crisi perché le chiacchiere e l’irrazionale hanno davanti a sé un radioso futuro. Le previsioni per il domani e gli scenari apocalittici, allo stesso modo di quelli dorati, che maghi e stregoni ci prospettano con tanta superficiale sicurezza, non hanno bisogno di riscontri per essere creduti e per diffondersi; anzi, l’incertezza e l’errore aumentano il loro fascino. Più le congetture sono nebulose e intrise d’imprecisioni e più affascinano persone colte e meno colte.

Ma, cari concittadini e lettori, se questa campagna non decolla, adesso ci provo io, proprio sulla base di quello che da ieri mi sarei aspettato e che, invece, non c’è stato! Hai visto mai, qualcuno “batte un colpo”?!?

Il primo punto è che Augusto Melappioni deve venir fuori dal “Caffè di Augusto” e, se ne è capace, ci deve dire perché lo dobbiamo votare! Molto semplice: ma ce lo deve dire davvero!

Il secondo punto è che, soprattutto a livello locale, il PD deve DECIDERE cosa vuole fare nella vita. Sul lavoro e lo sviluppo come, praticamente, su tutto! E lo deve fare alla svelta, senza preoccuparsi continuamente di essere scavalcato una volta a destra, una volta a sinistra ed una volta al centro. Indugiare, come fa da anni, ha semplicemente creato le condizioni perché il leaderismo berlusconiano (o dipietrista, che poi sono esattamente la stessa cosa …) si consolidasse, producendo le devastazioni che ha prodotto e che sono sotto gli occhi di tutti!

Ed allora, su Lavoro e Sviluppo in particolare, il PD deve DECIDERSI a definire la sua Visione Valoriale (se ce l’ha … - perché anche ieri non è che si sia vista). E, con i tempi che viviamo, la deve definire bene e declinare pure meglio sennò le persone – almeno i pochi, direi, che ancora si scomodano - non ci capiscono niente, non si fidano e, se va bene, fanno le liste civiche altrimenti, ma in tal caso va male per la società civile perché si priva la democrazia di linfa vitale, si allontanano dalla politica e non votano più!!

Perché questo si è visto ieri - e lo dico ai signori Coltrinari, Favia, Zipponi, Melappioni, Ceppi e tutti gli altri relatori: nonostante il tema, i cittadini non sono affatto accorsi “numerosi”! Un motivo ci sarà, non credete?

Il punto è che il PD sembra non rendersi conto che, quando non c’è la Visione, restano solo le congreghe, ed i politicanti con i quali non si combina niente di buono! E se non si supera l’”ecumenismo” si resta bloccati. Una Visione non è credibile se deve ‘per forza’ includere tutti. E, sia chiaro, non discuto del fatto che l’dea dell’“inclusione” non sia bella, suggestiva ed accattivante, ma dovrebbe essere anche chiaro che si tratta di un’idea il cui ambito è quello dei principi etici o religiosi, e non ha – invece - niente a che vedere con la democrazia e l’azione politica, che invece devono produrre gestione del presente e progetto del futuro.

Sul tema della manifestazione, il Lavoro e lo Sviluppo, ieri non è stato, ad esempio, detto nulla su cosa si farà se dovesse per caso “passare” dalle parti nostre un’altra iniziativa di sviluppo come quella che ormai NON si farà più al posto della SADAM. Esattamente come per i 331 progetti industriali (andate al sito di “NIMBY Forum” per sapere quali, anche nelle Marche) che in Italia giacciono bloccati dai comitati più disparati. Ed è sintomatico che non sia stato detto nulla nemmeno su cosa si farà con i mille comitati che nascono senza alcun freno dal vuoto lasciato proprio dalla politica nazionale e – soprattutto - locale che non parla, non informa, non media, non responsabilizza ma – in compenso – è campione mondiale di “inseguimento a squadre” del consenso!

Ed il candidato sindaco avrebbe dovuto dire quale dovrebbe essere il ruolo della politica in queste cose. A noi che sosteniamo Massimo Bacci questo ruolo è molto chiaro, ed è scritto nei nostri programmi: promuovere la comunicazione ai cittadini, informarli correttamente, smussare le rigidità e le incomprensioni tra gli interessi di tutte le parti in causa – tutte egualmente legittime – ma perseguendo il risultato irrinunciabile della crescita complessiva della comunità. E “complessiva” si riferisce alla crescita culturale, civile ed economica, tutelando la qualità della vita, e – soprattutto – usando coerenza e responsabilità tra ciò che si vuole e ciò che si è disposti a fare per avere ciò che si vuole!

Ieri poteva essere una bella occasione per spiegare cosa cavolo è successo “veramente” con la SADAM, e quale ruolo ha ricoperto o non ricoperto l’amministrazione comunale ed i partiti che la sostenevano, PD e IdV in primis, ieri presenti, e che fanno parte entrambi della coalizione politica che sostiene la candidatura di Augusto Melappioni.

Il cittadino comune – me compreso - alla fine, fa veramente fatica a capire perché non abbiamo sostituito un’attività primaria come la produzione di zucchero dalle barbabietole con un’altra attività primaria, la produzione di biodiesel ed energia elettrica da olio vegetale. L’unica ragione accettabile sarebbe stata l’oggettiva e dimostrata incompatibilità di quel progetto con il modello di sviluppo definito dalle norme ed i regolamenti comunitari in materia di sicurezza ed ambiente. Perché, vedete, quelle sono le norme che anche noi italiani abbiamo contribuito a definire e che abbiamo sottoscritto e che – soprattutto - definiscono il modello di sviluppo che condividiamo con i nostri partners europei!

E, magari, ci potevano spiegare anche che ciò che si decide a Bruxelles non sono “sciocchezze” con le quali qualche “trombato” della politica nazionale è stato mandato a baloccarsi: sono cose serissime, perché nel “mondo reale” (non quello “fantastico” della “ruralità” e delle varie economy green, blu ed arcobaleno) le decisioni che prendiamo a Bruxelles determinano i confini entro i quali deve stare lo sviluppo di qualsiasi nazione europea, Italia compresa! I confini entro i quali “GLI ALTRI” (i nostri partners) SI SVILUPPANO VERAMENTE. Come gli Austriaci che 5 anni fa hanno messo in marcia lo stesso impianto che si voleva fare a Jesi. Capito com’è che in Europa perdiamo tutte le partite? (Vienna vs Jesi: 1 a 0 !)

E poi, avrebbero anche dovuto spiegare cosa c’entra – invece - il megacentro commerciale con il Lavoro e lo Sviluppo a Jesi. Perché, alla fine, è questo il risultato della “non gestione” e della “non politica” applicata al caso SADAM: tanti ettari a “centro commerciale” che non produrrà ricchezza alcuna, che forse impiegherà pochissime persone, che intaserà uno dei pochi accessi a Jesi (evidentemente i 20/30 minuti che ci vogliono già oggi per uscire da Jesi la mattina devono essere sembrati pochi …), che darà un’altra mazzata al commercio del centro e che non si è capito bene da quali acquirenti sarà affollato, data la situazione economica!

E poi, avrebbero dovuto parlarci dell’altro “capolavoro” uscito dalla vicenda SADAM, “Jesi Cube”. Non fraintendetemi, non è una cattiva idea, tutt’altro, ma – dati i soggetti - rischia di diventare come le famose “strade per l’Inferno, tutte lastricate di buoni propositi”!!! Perché non ci hanno detto – per esempio – come hanno pensato di rendere possibile alla Politica (quella con la “P” maiuscola, ovviamente) dare a questa istituzione qualche indirizzo utile a far nascere qualche buona idea intorno alle quali costruire qualcuno dei “nuovi distretti” che ci servono come il pane per passare dai frigoriferi, gli abiti e le scarpe (ma l’avete sentito Favia, parla ancora di “scarpe”!!!) a qualcos’altro, che magari chi ha più fame di noi non è ancora in grado di fare.

E per Favia, qui ci vuole una nota dedicata: tra le cose che ha detto la più assurda, riferita come esempio di ripresa dei nostri distretti tradizionali dove nascono “ … nuove aziende, internazionalizzando e non delocalizzando” è che “… Un esempio viene dal distretto della calzatura che si è risollevato dalla crisi e da qui dobbiamo prendere esempio. Inoltre, è ora di dare una scossa al mondo del credito che deve sostenere le famiglie e le pmi”. Ma dico, è possibile che un rappresentante “apicale” della politica marchigiana creda veramente che il manifatturiero “consumer” (pelletteria, tessile, elettromeccanica o quello che vuole lui) possa nel nostro Paese e nella nostra Regione fare ancora posti di lavoro a 3 cifre? E possibile che nessuno gli abbia spiegato che, se saremo bravi e metteremo in campo design, marketing e qualità, forse saremo in grado di conservare quei distretti come settori di nicchia ad alto costo ed alto ritorno ma fortemente ridimensionati nei volumi? E che con i grossi numeri è proprio finita perché il prodotto a basso costo che è anche a basso ritorno non è più in grado di sostenere le aspettative di qualità della vita del lavoratore medio? E che le banche non c’entrano niente se vogliamo continuare a vivere al di sopra dei nostri mezzi e che “la festa è finita” perché ci siamo finiti i soldi e non possiamo fregare più i creditori con la svalutazione da quando siamo entrati nell’euro? Ma se uno non capisce queste cose qui, come fa a guidare la ripresa? Come fa a guidarci verso il Lavoro? Come si permette di sentenziare alle manifestazioni? Ma è chiaro: è tutta colpa dell’art.18 (?!?!?!) e di “…questo governo” che non starebbe “ … affrontando la questione nel modo giusto”. Ha detto proprio così: se non fosse per il calendario, sembrerebbe che ce l’ha ancora con Berlusconi!

Ma, tornando alle cose serie, a “Jesi Cube”, non ci hanno detto nemmeno come pensano di impedire che la politica (quella con la “p” minuscola) ci metta le zampe sopra con la calata dei mille consulenti che appena saputo del milione di euro che l’iniziativa ha in dotazione hanno immediatamente oscurato il cielo di Jesi e di Monsano con i loro volteggi circolari sull’area dove pensano che sorgerà l’iniziativa!!!

Questo è, caro PD, caro Augusto Melappioni: se non si fa chiarezza su queste cose, se non si smette di aver paura di essere scavalcati e se non si va di mannaia a tagliare certi cordoni ombelicali (a partire proprio dall’IdV …) e certe consuetudini da sottobosco DC dei bei tempi andati, temo che il numero di aziende “incubate” e non abortite con gli annessi posti di lavoro sarà molto, ma molto piccolo. Prossimo allo zero! Non crede candidato sindaco?

E poi ci sono i falsi nuovi miti, che però non funzionano. Per esempio, il PD lo sa o no che la gente ormai l’ha capito che questi pannelli fotovoltaici sparsi per le nostre colline di cui parla Coltrinari (“…e persino il settore delle energie rinnovabili, che qui è fortemente rappresentato da una presenza sul territorio, sta affrontando una situazione di difficoltà” ipse dixit) non sono “la nouvelle frontiere” dello sviluppo, ma sono solo l’ultimo modello di “macchina del consenso” a spese di danaro pubblico e che costituiscono per chi dovrà affrontarlo tra una quindicina d’anni un formidabile problema ambientale? Tutta qui la propositività in fatto di rinnovabili? Oppure l’altro falso mito, il ciclo dei rifiuti sul quale il PD prima o poi dovrà dire cosa intende fare, qual è la sua Visione, ovvero se tutto si riduce a raggiungere le quote di raccolta differenziata che ci mettano al riparo dalle multe comunitarie o se pensano di andare “oltre” le discariche, magari con la guerra agli imballaggi, un intelligente ritorno allo sfuso, il riciclo, il riuso, la gassificazione o la termovalorizzazione (che non è una bestemmia …) e tutto il resto che nei Paesi Europei nostri partner e concorrenti si fa tranquillamente … dentro la cornice delle norme di cui dicevo sopra!

Ma mi fermo qui perché mi rendo conto di essere andato un po’ lungo ed essermi fatto prendere dalla “foga della passione” come qualcuno del PRC di Chiaravalle mi ha rimproverato qualche settimana fa su questo giornale (ma gli ho risposto … perché – come qualcun altro ben sa, sono uno che non si tiene niente e non si fa mancare niente).

Nel nostro programma si parla di queste cose e di altro: basta leggerlo (www.pattoperjesi.it).

E, per chi non ha una gran voglia di leggere ma vuole il contatto personale, Jesiamo e Patto per Jesi, che insieme sostengono la candidatura di Massimo Bacci, stanno organizzando delle manifestazioni aperte – a partire dal primo week end dopo Pasqua - cui saranno invitati, oltre che la cittadinanza tutta, anche gli altri candidati su temi che riteniamo centrali: cosa può fare (sul serio però) un’amministrazione locale per aiutare lo sviluppo ed il lavoro; come deve diventare la gestione delle aziende partecipate - dalla designazione delle posizioni apicali alla qualità minima dei risultati che vanno “pretesi” - e quante risorse economiche si possono recuperare senza tagliare i servizi ma migliorandoli addirittura; quale debba essere lo sforzo che un’amministrazione locale deve fare per garantire servizi di qualità alle persone.

Cari concittadini, un’altra politica è possibile!
Se siete rassegnati a non poter incidere sulla realtà che vi circonda e pensavate di non andare a votare o di adagiarvi sul voto di sempre, per favore, ripensateci. Ve lo dice uno come voi: un’altra politica è possibile! Qui ed ora. Basta che “i migliori” si facciano avanti!



Patto per Jesi

Questo è un editoriale pubblicato il 31-03-2012 alle 10:21 sul giornale del 02 aprile 2012 - 1228 letture