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Editoriale

Mogianesi: politica ed antipolitica

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da Dina Mogianesi
Direttivo Idv

Dina Mogianesi

Qualcuno ha mosso una critica alle mie frequenti espressioni di disistima nei confronti dei politici come fossero manifestazioni di antipolitica. Accetto l’obiezione, condivido e ringrazio: è vero, è così, ma forse è opportuno anche un chiarimento.

Non sono in modo aprioristico contro la politica, anzi, la amo profondamente, la riconosco quale occasione e strumento sublime per l’esercizio della libertà, per l’uso ragionato e consapevole del pensiero, della parola e dell’opinione da parte di tutti i cittadini ai quali l’articolo 3 della Costituzione riconosce “pari dignità sociale e uguaglianza davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Se non riconoscessi alla politica una funzione così alta e nobile, non avrei mai dichiarato apertamente la mia appartenenza politica, per esempio, che bisogno ci sarebbe stato di farlo?

Dalla mia prospettiva politico / partitica, ho manifestato per iscritto il mio pensiero in merito a necessità e bisogni della città suggerendo, in ogni intervento, delle proposte concernenti ora una tematica ora un’altra, confrontando quanto negli ultimi dieci anni di governo è stato fatto in proposito con quanto si potrebbe utilmente intraprendere da oggi in avanti.

Non casualmente, in prossimità di eventi elettorali, nascono tante buone idee: è che, spinti da una sana gara e dal confronto ravvicinato, tutti si industriano a dare il meglio di sé.

Dal che si evince, quindi, che quando c’è in gioco un obiettivo stimolante, la ricerca si fa serrata e produce risultati: dunque, far politica si può, a tratti è fonte anche di piacere quando si percepisce un sentimento di stretta aderenza alla voce della città.

Fare politica non è un destino infame, è un privilegio aperto a tutti i cittadini di buona volontà e, chi lo avesse momentaneamente dimenticato, può accedere da subito a tale privilegio esercitando il diritto di voto per scegliersi, almeno, qualcuno disposto a farsene portavoce.

Fin qui ho parlato in termini negativi della politica?
Ho fatto professione di antipolitica?
Dove sarebbe collocato il limite di un tale ragionamento?
Nel fatto, forse, di avere delle riserve sulla classe politica che presiede alla gestione della politica?
Ebbene sì!
Ma non è davvero colpa mia se la situazione è quella a tutti nota.

Ho riletto alcune volte il già citato articolo 3 della Costituzione e non sono riuscita a trovare delle eccezioni: la dicitura è proprio quella, non prevede eccezioni alla regola per chi esercita la politica in ruoli e livelli più o meno altisonanti.

Anche costoro sono assimilati alla dicitura “cittadini”, ma troppo spesso se lo dimenticano e si rifugiano dietro al velo del non so, non c’ero, se c’ero dormivo, se non sono stato un buon sindaco è per colpa di chi mi ha impedito di esserlo.

A parte la banalità di ricordare che Jesi è un pezzettino del più vasto territorio “Italia” e, come vien detto nel film Mediterraneo: “Una pancia, una patria”, vorrei invitare tutti a leggere l’ultimo libro di Corrado Augias: “Il disagio della libertà”: vi sono contenute risposte migliori di quelle che io possa dare.

Nella speranza di riuscire a parare possibili e successive incursioni, vorrei aggiungere la preghiera a non voler scambiare alcune mie sollecitazioni come inviti a tensioni fratricide, ma a ricercare vie d’uscita dai problemi ragionando tutti con tutti, perché il benessere è un capitale comune e i politici, o quelli che tali si ritengono, ne sono gli strumenti individuati a perseguirlo: è un compito loro assegnato dai cittadini che, una volta accettato, diventa un obbligo, non un optional.



Dina Mogianesi

Questo è un editoriale pubblicato il 06-04-2012 alle 10:27 sul giornale del 07 aprile 2012 - 659 letture