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Amministrative 2012: Idv, l'Europa è la risposta alla crisi, ma occorre cogliere le opportunità

Onorevole Niccolò Rinaldi 8' di lettura 14/04/2012 - L’Onorevole Niccolò Rinaldi, eurodeputato dell’Idv, arriva a Jesi nel pieno della campagna elettorale a presentare le opportunità che l’Unione Europea offre anche in Italia sotto forma di fondi per lo sviluppo, denari che troppo spesso sembrano essere mitologici per l’italica incapacità di progettare.

L’occasione è l’incontro pubblico dal titolo “Le opportunità in Europa per le imprese, per la città, per i giovani” tenuto al Palazzo dei Congressi alla presenza dell'on. David Favia, coordinatore regionale dell'IdV, Paola Giorgi, vicepresidente dell'Assemblea legislativa delle Marche, Gilberto Gasparoni, responsabile area sindacale della Confartigianato di Ancona, la professoressa Carmina Pinto, docente formatrice di Jesi, Dante Merlonghi, responsabile degli enti locali per l'Italia dei Valori ed Ennio Coltrinari, coordinatore provinciale IdV, che ha moderato l'incontro.

Coltrinari introduce il dibattito notando subito che mentre “poco distante in Piazza la gente va a sentire un comico (ndr … Beppe Grillo al comizio del Movimento 5 Stelle) l’Idv prova qui ad affrontare un argomento serio e sicuramente più difficile da trattare, ma utile per governare con la volontà di costruire il futuro. E’ sempre più frequente sentire che mancano le risorse per superare l’impasse in cui l’Italia, ma anche Jesi, si trovano ed è per questo che diventa fondamentale utilizzare appieno le risorse europee, fondi a disposizione per lo sviluppo su cui tanti si cimentano a parole, ma che occorre saper utilizzare con competenza che pochi padroneggiano”.

La prima relatrice è la candidata consigliere Pinto, che introduce gli ascoltatori al vasto mondo dei fondi europei disponibili: due piani settennali che hanno messo a disposizione dei paesi europei prima 195 miliardi di euro e poi con il secondo, che scade nel 2013, altri 335 miliardi (nda: a dire il vero un po’ pochi considerando che in soli 3 mesi l’U.E. ne ha messi a disposizione circa mille per le banche, di cui un quarto per quelle italiane), che l’Italia si è spesso rivelata incapace di utilizzare, rimanendo fanalino di coda in Europa nell’impiego. Per promuovere in futuro una maggior capacità di progettazione in funzione di un corretto accesso all’uso di questi fondi la Pinto illustra la volontà di istituire un ufficio apposito che offra le competenze necessarie mettendo in rete i paesi della Vallesina con un ruolo di capofila assegnato a Jesi.

Gilberto Gasparoni in rappresentanza delle imprese manifesta la preoccupazione nel futuro offrendo uno spaccato della situazione attuale che vede in soli 4 anni un calo di circa duemila aziende artigianali nelle Marche, con una tendenza che vede chiudere realtà affermate e fino a ieri solide che lasciano spazio ad una miriade di micro imprese nate sull’improvvisazione e pertanto più fragili. Presenta una lista, Gasparoni, dei nodi da sciogliere: più fondi, visto che i bandi diventano sempre meno e soprattutto meno finanziati; uguaglianza di sistemi e di opportunità in Europa che dovrebbe introdurre uguali regole fiscali ed uguali controlli sul rispetto delle norme ambientali, di sicurezza e di difese sociali, meno burocrazia, meno carenza di credito, maggior liquidità e puntualità nei pagamenti, soprattutto del pubblico e dei grandi committenti che hanno di fatto trasformato le piccole e medie imprese nelle loro banche personali da cui attingere prodotti a basso costo e senza pagare, riduzione del pesantissimo carico fiscale che strangola le imprese.

Appassionato l’intervento di Merlonghi che parla della necessità offrire ai giovani opportunità e certezze per il futuro criticando il Governo Monti che pur parlando di crescita non ha preso provvedimenti per agevolarla: “il vero problema è l’indebitamento delle banche, che non trasferiscono credito, portando molte imprese alla chiusura, con l’aumento della disoccupazione giovanile, ma non solo. Occore cominciare a premiare il merito e chi ha voglia di produrre e di lavorare”.

Favia osserva che “dalle categorie imprenditoriali si sollevano le stesse richieste che l’Idv ha posto al centro delle sue battaglie: riduzione della tassazione, ottenibile solo con il contrasto agli sprechi, la puntualità dei pagamenti, l’allentamento del patto di stabilità, che non permette di investire e spesso neanche di pagare gli investimenti già fatti, un migliore e più efficace uso dei fondi europei. Non è possibile che le amministrazioni locali pensino di coprire il buco in bilancio alzando l'aliquota Imu al massimo. Un partito come il nostro capisce la gente, sta in mezzo alla gente, noi vorremmo che le istituzioni risolvessero i problemi esattamente come i padri e le madri di famiglia”.

Giorgi punta dritto sul Governo: “Monti finge di non sapere della direttiva europea che obbliga al pagamento entro 60 giorni delle fatture. L’opposizione fortissima contro questo governo da un lato e l’avanzare proposte concrete per risolvere i problemi dall’altro sono la forza dell’Idv, che vede nell’Unione Europea la risposta alla crisi, l’opportunità che occorre saper cogliere”.

L’antipolitica e la generalizzazione nella critica è il punto di partenza dell’intervento dell’On. Rinaldi: “Non tutti i partiti e non tutti i politici sono uguali. Occorre fare lo sforzo di distinguere le differenze fra gli uni e gli altri, anche se gli altri sono una piccola minoranza, altrimenti continuando a generalizzare in questo paese non si riesce ad aprire un dibattito costruttivo su temi concreti e su come uscire dalla crisi. La mia frustrazione come parlamentare europeo è nel vedere che il nostro rapporto, come paese, nei confronti dell’Unione Europea non è equilibrato perché mentre recepiamo subito alcuni temi costrittivi come la stabilità finanziaria ed i tagli necessari ad essa, non riusciamo oramai da tempo a far recepire allo stesso modo altri temi altrettanto fondamentali e che sono la base su cui costruire le risposte per affrontare la crisi.

Parlo ad esempio del fatto che ci sono ben due sentenze della corte europea che stabiliscono che sui capitali scudati, frutto dell’evasione fiscale, prima espatriati per essere nascosti e poi rientrati in Italia con una sanatoria ridottissima al 5%, deve essere comunque riscossa l’IVA. Sentenze che vengono ignorate dal Governo che invece di imporre il pagamento di quanto dovuto emette un decreto che in pratica fornisce un’immunità riducendo il pagamento ai soli casi in cui si incappi in un accertamento che attesti il dovuto pagamento.

Parlo ancora di una convenzione europea contro la corruzione, risalente all’ormai lontanissimo 1999, che introduce dei reati specifici e delle incompatibilità negli affidamenti di incarichi e ruoli, e che ancora non è stata ratificata in Italia.

Oppure del ritardo con cui in Italia vengono applicate le sentenze: secondo una classifica elaborata dal Consiglio d’Europa siamo l’ultimo paese in Europa, con solo il 25% delle sentenze applicate. Come si può chiedere ad un investitore estero di venire a produrre in Italia se sa già che in caso di necessità sarà difficile ottenere giustizia? Questo è ancor più fondamentale della battaglia sull’articolo 18 per le imprese.

Infine ma non meno importante e rilevante parlo della direttiva europea che impone il pagamento delle fatture in 30 giorni, prorogabili a 60 solo in alcune situazioni. Direttiva che non vuol essere applicata in Italia e sui si rischiano entro un paio di anni anche sanzioni per il mancato recepimento. Si dice che non ci sono soldi per metterla in pratica, ma si riescono a trovare due miliardi al giorno per finanziare la missione in Afghanistan o 13 miliardi per l’acquisto di nuovi caccia.

Però è vero che esiste anche un problema di accesso ai fondi europei. Ne sono stati assegnati, nell’ultimo piano settennale, che scade nel 2013, ben 44 miliardi all’Italia tramite fondi indiretti. Ebbene alla fine del 2011, quindi a distanza di soli due anni dalla scadenza, ne sono stati impiegati solo il 18%.

Su questo credo che le responsabilità siano un po’ di tutti: sicuramente dello stato e delle regioni, ma anche delle categorie imprenditoriali. C’è una carenza di informazione, perché le notizie sui bandi non circolano come dovrebbero, una carenza di formazione, con poche competenze sull’accesso, sulla gestione e sulla rendicontazione. Ma ci sono problemi di dimensione, perché la taglia delle imprese, dei comuni e degli enti pubblici, delle associazioni che dovrebbero presentare i progetti è troppo piccola e dovrebbero aggregarsi. Ci sono delle difficoltà nelle aggregazioni anche fra entità diverse, perché l’Unione Europea premia quei progetti che vengono presentati da aggregazioni fra aziende, università, associazioni e comuni che in Italia invece non si riescono a creare per gelosie e chiusure nei confronti dell’esterno. Ci sono infine deficenze amministrative e purtroppo anche scarse conoscenze linguistiche.

Contro queste carenze occorre impegnarsi per superare le difficoltà perché se ci riescono portoghesi e bulgari non credo non debbano riuscirci gli italiani. Da parte mia cerco di contribuire distribuendo ogni mese una newsletter con tutti i fondi europei che vengono attivati, ed ogni anno organizzo corsi gratuiti di formazione sulla progettazione europea per cercare di combattere questa battaglia culturale a livello nazionale, che è più difficile di quella istituzionale a livello europeo”.

Il dibattito si conclude con l’annuncio che il 21 ed il 22 aprile l’Idv raccoglierà le firme contro il finanziamento pubblico ai partiti e che il 20 aprile si terrà, sempre al Palazzo dei Convegni, un nuovo incontro pubblico promosso dall’Idv, sul centro storico.








Questo è un articolo pubblicato il 14-04-2012 alle 20:40 sul giornale del 16 aprile 2012 - 1172 letture

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