Amministrative 2012: Punzo (Patto per Jesi), sono solo … risate!

Alfredo Punzo 7' di lettura 16/04/2012 - L’articolo uscito su Vivere Jesi i giorni scorsi dell’amico di “cordata” Maurizio Fava sulla visita di Beppe Grillo a Jesi a sostegno della campagna elettorale del “Movimento 5 Stelle” e – soprattutto – i commenti a quell’articolo sia sul giornale che sulla nostra bacheca facebook (Patto per Jesi) in cui mi sono imbattuto in questi giorni, mi suggerisce l’utilità di un contributo.

La Comicità è uno dei contesti, tipici della nostra umanità, più sfuggenti e difficili da definire e trattare. Esistono scuole di pensiero che ne danno letture assolutamente diverse, anche se tutte presentano alcune caratteristiche comuni che – perciò - possono ritenersi abbastanza valide e di cui, almeno personalmente ed avendoci riflettuto a lungo ed in più occasioni nel corso della mia vita, sono abbastanza convinto.

La prima di queste caratteristiche riguarda l’assoluta incontrollabilità dell’effetto comico sul comportamento di chi ne è coinvolto: la risata è una manifestazione fisiologica difficilmente sopprimibile (ovviamente, se è una risata “vera”), che trova l’individuo quasi sempre disponibile in quanto libera energia psichica e genera un benessere fisiologico generalizzato (il famoso … ridi che ti passa!).

Una seconda caratteristica consiste nel fatto che il coinvolgimento in una situazione comica avviene in quanto si fornisce alla nostra sfera psichica cosciente una “scorciatoia” non dolorosa per riconoscere e, quindi, annullare la contraddizione tra il nostro essere sociale e le nostre caratteristiche animali. L’energia che si libera è quella prodotta “continuamente” dal conflitto fisiologico corteccia-amigdala, ovvero coscienza-istinto. In realtà, ridiamo “sempre” di noi stessi, perché la situazione comica non è altro che una rappresentazione di quella contraddizione fondamentale nella quale spendiamo il grosso delle nostre energie psichiche: i ruoli sociali e le pulsioni del nostro essere animali! Quando “ridiamo” di una situazione comica, è come se fossimo in “libera uscita” rispetto a tutti quanti i nostri ruoli; e nella complicità con la situazione, con tutti quanti ne partecipano e soprattutto con chi “conduce il gioco” – il comico – annulliamo tutta la conflittualità tipica tra i ruoli, che non ci abbandona mai se non in queste situazioni e (ma è un’altra cosa …) nel sogno.

Gli animali, generalmente, non ridono perché non ne hanno bisogno possedendo una coscienza di sé molto limitata: in particolare, gli animali non si danno “ruoli sociali coscienti” , e questo cancella di fatto qualsiasi contraddizione tra i loro comportamenti sociali e le loro “pulsioni” naturali, perché anche quelli che vengono definiti comportamenti sociali – che pur ci sono – rappresentano una parte intrinseca del comportamento “naturale” dei singoli individui, insomma sono comportamenti che stanno nel genoma della specie!

In ultima analisi, per dirla come la direbbe Freud, la comicità rappresenta uno strumento per eludere la feroce “guardia” che il nostro “io cosciente” fa ai nostri istinti per riuscire a condurre una vita di relazione non eccessivamente conflittuale, in una società organizzata e strutturata dove – piaccia o meno – tutti siamo costretti a ricoprire numerosi “ruoli” e dove le occasioni per … farsela, una bella risata, sono molto rare!

Il comico è un soggetto che, più o meno consciamente, ha la capacità, soprattutto comunicativa, di “empatizzare” con gli interlocutori al punto tale da superarne le “difese di ruolo” ed entrare con loro in un mondo fantastico, irreale e privo di socialità nel quale l’intimità e il contatto psichico sono le chiavi esistenziali di accesso.

Quali che siano queste caratteristiche e come si “allevano” è un gran mistero: Beppe Grillo è un comico vero, per me un vero e proprio “mostro sacro”, che mi ha affascinato da sempre; ancora oggi, di tanto in tanto, quando sono particolarmente stressato o giù di corda o povero di motivazioni, metto su un DVD o lo cerco su You-Tube e mi faccio - appunto – “quattro risate” vere!

Ma questo è anche il problema di Grillo: la sua contraddizione di fondo è che pretende di portare nella realtà delle relazioni sociali l’assoluta mancanza di responsabilità che tanto abilmente riesce a racchiudere in una bella risata!

Lo so, sono logorroico, poteva bastare quanto ha scritto Fava, il giovane e (anche per l’articolo che ha scritto) molto promettente candidato consigliere di Jesiamo, ma – proprio perché è stato troppo sintetico ed intuitivo – secondo me lascia scampo a chi vuole invece fraintendere. E lo si è visto dagli interventi. E quelli del Movimento 5 Stelle non devono e non possono fraintendere, perché si propongono in un ruolo che più sociale non si può: l’amministrazione di un Comune disastrato come Jesi!

Grillo, quando fa politica facendo il comico, è – come scrive Fava - veramente pericoloso perché fa entrare nella scena del reale e del sociale l’irresponsabilità tipica della risata liberatrice della comicità.

Lui non si preoccupa che le soluzioni e le letture che offre siano semplicistiche, inattuabili, irreali, “lievi”: non è un suo problema perché lui – appunto - “fa il comico”! E lo fa benissimo! Ed è incolpevole, tant’è che lo dice pure: “… che volete da me che sono un comico!”

Resta, tuttavia, il pericolo insito in una “traslazione” del genere, che consiste nel fatto che – dopo un’ubriacatura liberatoria di Grillo - poi la gente si scorda la faccenda più seria di tutto il meccanismo comico: gli attori, i “soggettoni” principali, i bersagli della risata – insomma - quelli di cui si ride SIAMO SEMPRE NOI, GLI STESSI CHE RIDONO!!!! Quest’ultimo aspetto è molto ben sintetizzato da Maurizio che nel suo articolo, rivolto a Beppe, dice (cito alla lettera):
… Ma queste risposte (che non sono risposte ma solo slogan) piacciono molto agli italiani perché così pensano di avere un alibi e che il problema sia altrove, sia “la casta”. Ma la vera casta è l’italiano, lo jesino medio. Stai diventando un gate-keeper, una valvola di sfogo, che raduna a se gli arrabbiati e i qualunquisti. E questo è molto pericoloso.

Per “fare” le cose ci vuole ben altro: ti devi sporcare le mani, ci devi mettere “sangue, dolcezza e lacrime” (…), devi essere disposto a cambiare qualcosa di te, della tua testa e del tuo stomaco e di come interpreti – appunto – i numerosi ruoli della tua dimensione sociale. E “cambiare” – lo sappiamo bene anche da come sta andando questa campagna elettorale – è una faccenda molto, ma molto “tosta”!

Beppe Grillo lasciamolo al suo ruolo: usiamolo, se possibile (e se vuole, se volete e se vogliamo … è più che capace!) per portare la gente a capire le “proprie” contraddizioni; la consapevolezza è il primo passo per risolverle! In questo è bravissimo!

Ma la casta esiste perché le diamo vita e linfa noi: e lo facciamo quando andiamo a votare, magari per l’Augusto Melappioni di turno e ci giriamo dall’altra parte se ci capita la ventura di veder passare un Massimo Bacci qualsiasi che – tanto lo abbiamo capito benissimo – non farà miracoli, non ci offrirà scorciatoie o regalie di sorta, ma, in compenso, si sforzerà con noi usando un po’ di Blood, Sweet and Tears per cambiare la nostra realtà comunale dopo 30 anni di devastazioni.






Questo è un editoriale pubblicato il 16-04-2012 alle 18:54 sul giornale del 17 aprile 2012 - 2202 letture

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