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Lettere: amministrative 2102, il denaro e la politica. Un lettore spiega le ragioni del suo voto

Lettere 5' di lettura 04/05/2012 - Quando vidi il mio ultimo intervento su “Vivere Jesi” sul pino caduto, trovandolo circondato da articoli sulla campagna elettorale. mi sentii un po’ patetico “Questo signore che si preoccupa di un albero quando è in ballo il nuovo potere sulla città?!”.

Ho deciso allora di provare ad uniformarmi, e vorrei che questo mio intervento fosse titolato “Politiche 2012” per sposarsi meglio con gli altri ed assumere lo stesso peso.

Ritengo che, per parlare di politica, sia necessario un discorso preliminare, un argomento che ultimamente mi ritrovo spesso a trattare con i miei alunni, a scuola e che condiziona, credo pesantemente, la vita sociale della nostra comunità e dell’Italia in generale.. Il valore del denaro.

Ero a cena da amici, qualche giorno fa, quando uno di essi, un ragazzo intelligente, professionista affermato, è uscito con uno sproloquio sul denaro affermando che in caso di rinascita non avrebbe desiderato nient’altro che più denaro. Il suo discorso mi ha trasmesso una tale tristezza che non ho avuto la forza di reagire. Temo che il martellamento e la “scuola” di anni di politica e propaganda mediatica berlusconiana, abbiano lasciato un segno pesante anche in persone che, apparentemente, sembrerebbero vaccinate.

Figuriamoci l’effetto devastante che ha avuto sui giovani; a scuola a volte li stuzzico dicendo che il denaro non conta nulla, dovreste sentire cosa viene fuori!

Io insegno arte e quindi tento di riportare il discorso su ciò che per me veramente conta e provo a ridimensionare il denaro alla sua giusta misura gregaria.

L’importante non è il denaro ma l’invenzione, l’idea, l’arte, il pensiero. E fino a qui, voi mi direte, “ce l’hai per vizio, torniamo ad essere patetici!” ma aspettate gli esempi che poi faccio loro:
Una donna, con scarse dotazioni finanziarie, sta seduta in un bar di Londra, inventa una storia su un mondo magico parallelo e su giovani maghi. Oggi è la donna più ricca d’Inghilterra.
Un tizio con abilità di fabbro ed amore per il vino buono pensa ad un nuovo tipo di apribottiglie e inventa e brevetta un oggetto che penso abbiamo tutti nelle nostre case, l’apribottiglie che alza le braccia avvitando. Anche questo signore ha risolto i suoi problemi di denaro.
Un uomo con qualche dote musicale e un po’ di fantasia inventa una di quelle orecchiabili canzoncine natalizie. Questa viene suonata ogni Natale in tutti i supermercati e negozi vari. Il tizio avrà denaro sufficiente per campare di diritti d’autore per la sua e la vita dei suoi figli.


Gli esempi sono infiniti e prendono tutti i campi della fantasia e dell’invenzione, è la forza del pensiero. Il denaro non è una cosa seria si può avere a fiumi disegnando un fumetto!

Un discorso più complesso da far comprendere ai giovani è quello della schiavitù.

La schiavitù sembrerebbe abolita da anni ma le classi finanziariamente dominanti hanno trovato la maniera di riproporla sotto mentite spoglie, il denaro.

Identificare il benessere con il denaro ci rende schiavi di chi ce l’ha. Berlusconi ci ha lavorato tanto, ci ha quasi convinto che col denaro compriamo tutto, peccato che molti ricchi muoiano ancora di tumore o d’esaurimento. “Donne, quante ne volete!” peccato che non ci sia un filo d’amore o d’affetto in quel sesso prezzolato.

Il benessere è una vita bella e adeguata alle proprie capacità. L’italiano è stato per secoli maestro di risparmio e professore nell’arte di arrangiarsi con poco. Ciò che fa ancora grande l’Italia è la nostra capacità di inventare, di fare da soli, e di vivere bene gestendo al meglio le risorse del proprio gruppo di riferimento. Rispolveriamo queste capacità!

Parliamo ora di politica, tra i nostri politici ci sono, e ci sono stati, temo, diversi schiavi. Ci hanno raccontato che da anni Jesi è in mano alle sinistre ma non è stato così. È dal 1500 che la città è in mano ad un’oligarchia, un gruppo di famiglie potenti o, oggi, gruppi di potere forti finanziariamente che hanno cercato i propri schiavi tra i politici che governavano con la sinistra. Bella mossa! Si fa strage del territorio e la colpa se la prende la sinistra che oggi è giunta ai minimi storici di credibilità per essersi messa troppo in vendita.

Esempio dell’ultima ora, per toccare con mano il problema. Il parco del Vallato quella bolla d’ossigeno che a fatica sta nascendo nell’ormai soffocata città, ha sempre visto pendere sul proprio capo la spada di Damocle di una strada chiesta da gruppi di potere e appoggiata, negata, riproposta a più riprese a seconda della forza delle “spinte”. Oggi, prima di andarsene, per fine legislazione… sorpresa!? È concessa un’autorizzazione per la costruzione di una strada di cantiere, 140 m per 4 m di larghezza, che va a distruggere una buona fetta delle opere del parco finito. L’autorizzazione data per una concessione edilizia neppure richiesta prevede la permanenza della struttura per tre anni con possibilità di deroga, (con i tempi attuali di vendita degli appartamenti dieci anni sono realistici). Qualche schiavo ha dovuto procedere, privato di ogni diritto decisionale, di ogni parvenza di dignità personale e con l’anello al naso del denaro già preso, ha fatto alla comunità questo bel regalo finale?

Ringrazio tutti i politici che hanno lavorato seriamente, e ce ne sono tanti, resistendo e opponendosi alle spinte di potere ma ormai ritengo, la lunga esperienza di sinistra di Jesi, terminata. Il degrado è sotto gli occhi di tutti e viene pesantemente cavalcato da chi pensa di approfittarne, riproponendo come nuovi politici gli stessi che hanno lavorato nell’ombra manovrando gli schiavi. Io questa volta voterò Cinque Stelle, è un movimento di persone costrette a mettersi in gioco per contrastare il declino. Non è antipolitica ma politica vera. Poi ha alcune regolette d’oro: Persone incensurate, e dopo due legislazioni si cambia.

Saluti a tutti
Valeriano






Questo è un articolo pubblicato il 04-05-2012 alle 11:56 sul giornale del 05 maggio 2012 - 627 letture

In questo articolo si parla di attualità, lettere al giornale, Valeriano Tondelli

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