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Ballottaggio: Punzo (Patto per Jesi), e adesso, cosa accadrà?

Alfredo Punzo 7' di lettura 12/05/2012 - Il primo turno di questa tornata elettorale è ormai alle nostre spalle ed il responso più appariscente consiste nel fatto che … ci sarà un secondo turno – il ballottaggio - dall’esito tutt’altro che scontato.

Ma intanto, cari concittadini, cosa emerge da questo primo turno?

Prima di tutto i dati che, riferiti al totale degli aventi diritto al voto (32,873), dicono in maniera cruda ma chiara che l’elettorato – a meno delle schede bianche o nulle (2.6%) e di quelle che hanno espresso la sola preferenza al candidato sindaco (5.8%) - si è diviso in maniera piuttosto salomonica in tre parti: gli astenuti (36.0% ca.), i partiti tradizionali (nessuno escluso, 33.2%), i movimenti e le relative liste (22.4%).

Cosa si legge in queste cifre. Direi due cose, molto precise e difficilmente contestabili.

LA PRIMA riguarda proprio l’astensionismo. Parliamo di oltre 1/3 degli aventi diritto, con un incremento del fenomeno rispetto al 2007 di quasi 8 punti!!! Il realtà, se si considera il particolare momento che stiamo vivendo - che suggerirebbe addirittura un maggior coinvolgimento dei cittadini nella vita democratica e non un disimpegno – l’incremento dell’astensionismo è stato un fenomeno ancor più rilevate di quanto non appaia in realtà, come d’altra parte si è chiaramente percepito durante tutta la campagna elettorale. Il “restare a casa” è stata la traduzione in termini di comportamento elettorale del diffuso sentimento di “esclusione” dei cittadini dalla politica che, proprio per chi non ha votato, è evidentemente degenerato in un sentimento di vera e propria “impotenza” nel cambiare un sistema rappresentativo fatto di partiti sostanzialmente tutti uguali tra di loro e capace di esprimere ormai solo la “politichetta” che ci ha portati sin qui, assolutamente lontana dai bisogni della gente e finalizzata, quasi esclusivamente, alla conservazione di se stessi.

LA SECONDA è l’“importante” successo delle liste non ancorate alla partitocrazia convenzionale, ovvero i movimenti e le relative liste, quelle collegate ai candidati sindaco GIANANGELI, GIANPAOLETTI e BACCI. Si tratta del 22.4% di tutto l’elettorato, che si confronta con il 33.2% della totalità dei partiti tradizionali, in cui la coalizione di centrosinistra rappresenta appena il 25.5%. Si tratta degli elettori che, pur condividendo con coloro che si sono astenuti il sentimento di “esclusione” dalla politica, hanno reagito invece in maniera positiva, traducendo in espressione di voto la domanda forte di cambiamento ed accettando la “fatica” non indifferente di “crederci” fino in fondo, fino a “metterci la faccia”!

L’indicazione che si può ricavare da questi due dati è una sola. Specie in vista del ballottaggio.

È necessario che i movimenti – tutti, nessuno escluso – si assumano le loro responsabilità di fronte a chi li ha votati ed alla città tutta e colgano l’opportunità più unica che rara di compattarsi con convinzione in un'unica coalizione “di fatto” che – al di là delle alchimie che lasciamo volentieri ai vecchi partiti (apparentamento o appoggio esterno poco importa) - si proponga, in base ai moltissimi punti programmatici in comune, al governo della città in alternativa alla coalizione di centrosinistra. Che poi è la coalizione di Melappioni, un’associazione di partiti anacronistici che in comune hanno solo la “disperazione” di chi si trova nella scomoda posizione di dover mendicare voti all’elettorato per sopravvivere a se stessi ed essere stati per interi lustri gli interpreti più significativi proprio di quella politica responsabile di aver escluso tanti cittadini ed aver prodotto i risultati assolutamente insoddisfacenti che sono sotto gli occhi di tutti. Cambiare non è la fine del mondo: l’alternanza è il sale della democrazia e non il “dramma” che vogliono farvi credere!

Compattarsi, tra l’altro, sarebbe anche l’unica modalità possibile per includere tutti i cittadini che si sono sentiti esclusi al punto tale da aver rinunziato a votare. Sarebbe proprio la caparbietà ed il senso di responsabilità di chi, andando a votare al primo turno, c’ha creduto a mettere a disposizione di tutti – numeri alla mano – una compagine in grado di uscire vincente dal confronto con la coalizione di centrosinistra. Sarebbe la risposta più efficace a chi fino ad oggi si è sentito impotente e che da oggi, invece, non lo è più perché il suo voto al ballottaggio risulterebbe “finalmente” determinante. In tutti i sensi!

Rinunziare a dare vita a questa compagine “credibile” in grado di “voltar pagina” perché omogenea, perché ispirata ai principi di trasparenza e partecipazione di cui tanto sentiamo la mancanza, e perché numericamente “pesante” al punto da essere realmente alternativa alla coalizione di centrosinistra sarebbe per le forze che facessero questa scelta un errore gravissimo ed una responsabilità ineludibile con l’effetto tragico di consegnare, ancora una volta, la città alla politichetta di sempre, responsabile del degrado civile, sociale, culturale ed economico nel quale ci dibattiamo da anni e – finora – senza speranze!

Allo stesso modo, i cittadini che si ostinassero a “restare a casa” – pur in presenza di una reale opportunità di essere finalmente determinanti e superare così il senso di esclusione ed impotenza che li ha tenuti lontano dalle urne al primo turno – commetterebbero un errore imperdonabile, mettendo di fatto una pietra tombale su un’occasione di riscatto democratico sul quale solo in pochi appena qualche giorno fa erano disposti a scommettere.

Invito perciò tutti i miei concittadini a riflettere su cosa fare nel prossimi giorni ed il 20 e 21 p.v. Specialmente chi al primo turno non ha votato; siete in più di 11,000: in pratica il partito di maggioranza relativa!

La democrazia è un valore che va coltivato, tutti i giorni, con l’impegno e la coerenza dei comportamenti personali e sociali: e nessuno può farlo per noi!

Il senso di “impotenza”che ha tenuto a casa molti di noi al primo turno è comprensibile, ma non rispondere ad un appello basato su una concreta possibilità di superarlo sarebbe socialmente delittuoso e, sul piano personale, una leggerezza imperdonabile soprattutto da noi stessi e dai nostri cari perché avrebbe effetti importanti sul Futuro nostro e dei nostri figli.

La Politica ha bisogno di un cambiamento radicale: ed il cambiamento non arriverà mai da Roma,ma potrà maturare solo dalle nostre singole case, partendo dalle realtà locali perché il Paese è fatto da tanti piccoli, medi e grandi comuni come il nostro. Se vogliamo cambiare la Politica ed i Partiti bisogna pur iniziare da qualche parte, ed oggi a Jesi – anche grazie a chi, pur escluso, ha reagito con caparbietà credendoci - abbiamo a disposizione un’occasione irripetibile!

Un ultimo accorato appello: non perdiamoci in mille inutili “distinguo”. I nostri competitors non hanno di questi problemi perché hanno una motivazione che li accomuna tutti: sopravvivere a se stessi ed al loro tempo, a qualsiasi costo! Anche a costo del Futuro di tutti!

Mettiamo assieme, piuttosto, le ragioni che ci accomunano per realizzare quel nuovo Progetto di Futuro che è scritto nei nostri programmi: è l’unico motivo per il quale vale la pena sostenere i costi della Politica. Ripeto con entusiasmo quanto vi ho già suggerito altre volte: cambiare si può e si deve; d’altra parte: se non ora quando?






Questo è un editoriale pubblicato il 12-05-2012 alle 10:30 sul giornale del 14 maggio 2012 - 1225 letture

In questo articolo si parla di attualità, editoriale, Alfredo Punzo

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