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Castelplanio: sabato si inaugura la mostra su Bruno da Osimo

Bruno da Osimo 10' di lettura 25/05/2012 - In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Bruno Marsili, l'Amministrazione comunale di Osimo ha deciso di celebrare con un’importante mostra questo suo famoso concittadino, che volle onorare il proprio paese di nascita assumendo il nome d’arte di Bruno da Osimo, con il quale l’artista è universalmente noto, contribuendo così ad accrescere la fama della città nel mondo della cultura e dell’arte.

La produzione artistica di Bruno da Osimo è stata vastissima, per cui molti musei della provincia di Ancona posseggono opere di questo Maestro. Partendo da questo dato di fatto, il Sistema Museale della Provincia di Ancona ha proposto al Comune di Osimo, ottenendone l’immediata adesione, di trasformare questa celebrazione dell’artista osimano in una manifestazione in rete, coinvolgendo altri musei del territorio provinciale.

Altrettanta disponibilità e prontezza nell’aderire al progetto è stata dimostrata dalle Amministrazioni comunali di Cupramontana e di Falconara Marittima, presso i cui musei sono stati organizzati, in concomitanza con la mostra osimana, altri due eventi espositivi dedicati all’artista e alla grafica marchigiana del Novecento.

Anche il Comune di Castelplanio ha deciso di dare il proprio apporto alla riscoperta della grandezza di Bruno da Osimo, con una mostra, che riprende anch’essa il motto di un ex-libris dell’artista osimano, “Per mèta l’impossibile, l’infinito per strada”, allestita nel Museo Civico con opere di Bruno da Osimo impresse a Castelplanio dalle Edizione d’arte di Brenno Bucciarelli, alle quali sono affiancate opere grafiche di Edgardo Mannucci, edite dalla Stamperia d’arte di Alberto Ribichini.

Infatti, oltre a mettere a confronto l’opera grafica di due artisti di diversa sensibilità ed ispirazione culturale come Bruno da Osimo e Mannucci, la mostra di Castelplanio intende indagare gli stretti rapporti intercorsi tra i due incisori con i rispettivi stampatori ed editori, come esplicitamente dichiara il sottotitolo della mostra, “Legàmi: Bruno da Osimo - Brenno Bucciarelli; Edgardo Mannucci - Alberto Ribichini”, ed il ruolo che, per la notorietà ed il successo di un artista nel campo dell’incisione e della stampa, va riconosciuto alla professionalità ed all’intesa creativa con chi materialmente deve “produrre” il risultato atteso da chi ha ideato l’opera d’arte. Ciò è stato reso possibile dalla cortese disponibilità degli eredi dei due editori, che hanno prestato le opere per questa mostra, ai quali va il nostro riconoscente ringraziamento.

L’auspicio è che il progetto “Bruno da Osimo” renda appieno il dovuto omaggio all'artista, restituendogli il ruolo che merita nell’ambito dell’arte italiana del Novecento, e al contempo faccia crescere la conoscenza dell’enorme patrimonio di arte grafica presente nel nostro territorio.

Bruno Marsili, noto come Bruno da Osimo, nacque nel 1888 ad Osimo, ultimo di 12 figli di Luigi, falegname e di Annunziata Papini, tessitrice. Nella bottega paterna prese dimestichezza con il legno, con la sua natura duttile e affascinante. Sviluppò presto un amore grande per il disegno, che coltivava andando a copiare le miniature dei libri antichi del convento di San Marco di Osimo; da qui nacque anche l’amore per il libro illustrato, che sviluppò a partire dal 1920, quando alcune delle più prestigiose case editrici italiane lo incaricarono di decorare testi classici e moderni. L’amore per il legno, succhiato insieme al latte materno - “il legno mi attrae e m’incatena e mi fa tutto tralasciare ed obliare” - lo portò ben presto all’incisione su legno (xilografia), che diventò il suo stimolo ed il suo conforto - “la via nuova mi si apriva, da allora con la punta del bulino scavo il mio sentiero illuminato dalle stelle” - e diventò sempre più stretto il rapporto tra segno grafico e parola, tra immagine e poesia. A causa della povertà della famiglia, non potè studiare in Accademia e conseguì perciò il diploma alla scuola Normale, che gli consentì di iniziare a lavorare come insegnante. Nel frattempo si dedicava al disegno e alla xilografia.

Nel 1916 fu chiamato alle armi e partecipò ai combattimenti sul fronte orientale. A guerra conclusa, nel 1918, venne presentato al grande artista marchigiano Adolfo de Carolis di Montefiore dell'Aso, che lo sollecitò a cimentarsi nelle grandi xilografie e negli ex libris. Partecipò a diverse esposizioni e fornì illustrazioni a vari editori, tra cui la famosa rivista Eroica e la rivista Xilografia. Realizzò le splendide illustrazioni per Le aquile Feltresche (1927) e quelle per Il Giovine Re di Oscar Wilde (1928). Nel 1933 sposò Alma Andreani, ammiratrice delle sue incisioni, che lo aiutò a farsi conoscere come artista; purtroppo, tre anni dopo il matrimonio lo lasciò vedovo.

Partecipò anche alla 2° guerra mondiale come volontario; congedato nel 1943, fece ritorno nelle Marche. Nel dopoguerra tornò a insegnare, dedicandosi dopo il pensionamento alla sola produzione artistica. Morì ad Ancona nel 1962. La produzione di Bruno da Osimo fu vastissima e abbracciò tutti i campi dell'espressione artistica, non disdegnando la ceramica, la stampa su stoffa, i gioielli in legno inciso, le etichette per la famosa anfora del vino Verdicchio, ma le sue opere più conosciute sono le xilografie e gli ex-libris, che lo resero famoso e popolare in tutto il mondo. In vita ottenne grandi riconoscimenti per la sua arte, venendo chiamato ad esporre in innumerevoli mostre, financo a Los Angeles (1930, 1931 e 1932), a Buenos Aires (1932 e 1934), a Città del Messico (1939), a Il Cairo (1953). Partecipò ininterrottamente a nove Biennali veneziane, dal 1926 al 1942, ricevendo il premio per la xilografia nel 1940.

Tuttavia, oggi una sorta di damnatio memoriae sembra essere scesa sulla sua arte: il venir meno delle grandi biblioteche di famiglia ha fatto dimenticare la pratica raffinata dell'ex-libris, che, con il suo simbolismo di immagini e parole, identificava la personalità del proprietario del libro. Ugualmente, la fatica e la pazienza richiesta allo xilografo per incidere il duro legno di bosso hanno indotto gli artisti contemporanei a preferire modalità artistiche più immediate e tecnologicamente evolute. E' perciò necessario far scoprire ai giovani l'enorme patrimonio di storia e d'arte che Bruno da Osimo ci ha lasciato.

Brenno Bucciarelli nacque a Castelplanio nel 1918. L’interesse per la stampa gli provenne dal nonno materno, Luigi Romagnoli, che possedeva e conduceva una tipografia a Castelplanio. Iniziò dunque nel paese d’origine il suo tirocinio editoriale. Fu proprio Bruno da Osimo, amico del padre, a sollecitarlo a non abbandonare la tradizione tipografica di famiglia e ad indicargli l'obiettivo di specializzarsi nelle edizioni d'arte. E il primo volume d'arte stampato da Bucciarelli fu proprio la riedizione di Magali di Frédéric Mistral, con le xilografie di Bruno da Osimo.

Brenno Bucciarelli, che alternava l'attività editoriale al lavoro in una banca di Ancona, nel 1970 venne chiamato a ricoprire il ruolo di Direttore della Libreria Editrice Vaticana, incarico che mantenne fino al 1985. Curava ogni volume personalmente, occupandosi sia della veste tipografica che della gestione redazionale delle opere, cercando di ottimizzare la relazione tra testo e opera grafica vera e propria. Tenne numerose mostre, tra cui è da ricordare quella alla Biblioteca di Milano poco tempo prima della sua morte, avvenuta a Jesi, il 12 luglio 1988.

Il Comune di Castelplanio gli ha recentemente intitolato la sezione del Museo Civico in cui sono esposte le sue pubblicazioni, donate al Comune quand’era Sindaco di Castelplanio (1964 – 1968), ed il volume “Trenta artisti per la Bibbia”, donato al Museo dagli eredi, ai quali si deve il prestito delle opere di Bruno da Osimo oggi in mostra.

Edgardo Mannucci nacque a Fabriano il 10 giugno 1904. Apprese i rudimenti dell'arte scultorea nella bottega di marmista del padre. Trasferitosi a Roma nel 1927, si diplomò in decorazione plastica al Museo artistico industriale. Conobbe Giacomo Balla, Filippo Tommaso Marinetti, Enrico Prampolini. Richiamato sotto le armi nel 1940, fu ferito e l'8 settembre fu fatto prigioniero a Creta. Nel 1944 tornò a Roma e riprese il lavoro. Nello studio di Pericle Fazzini conobbe Alberto Burri e l'anno seguente partecipò alla collettiva romana "12 scultori d'oggi". Del 1946-1947 sono le sue prove non figurative caratterizzate da una linea postcubista e da un dinamismo sintetico. Nel 1951 Mannucci prese parte alla fondamentale mostra "Arte astratta e concreta in Italia" alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma, in cui espose la prima delle piccole sculture intitolate Opera.

Tra il 1955 e il 1956 propose alla Quadriennale romana altri tre pezzi del ciclo Opera. Nel 1957 espose a New York e a Dallas, nonché in una fortunata e ampia personale alla galleria Obelisco di Roma. Nel 1972 fu presente alla XXXVI Biennale di Venezia con sei opere del ciclo Idea e l'anno seguente, alla X Quadriennale, con altre opere del medesimo ciclo. Diresse l’Istituto statale d’Arte di Ancona, inaugurandone la nuova sede, che gli è oggi intitolata. Nel corso degli anni ‘70 del XX secolo, Mannucci intensificò la sua partecipazione a mostre collettive in Italia e in Francia. Non trascurò la valorizzazione e la crescita culturale della cittadina di Arcevia, dove si era trasferito da alcuni anni, con un'intensa attività artistica ed espositiva. Morì il 21 novembre 1986.

La Stamperia d’arte di Alberto Ribichini iniziò a lavorare per Mannucci nel 1974, con la grande cartella (formato 50x70) “5 maschere”, per la coedizione di Arte Nuova Oggi e Sentinum. Seguì, nel dicembre dello stesso anno, la cartella “e una luce grande fu”; quindi nel 1976 “Tre serigrafie di Azzocchi Falconi Mannucci”, la prima cartella stampata da Ribichini come editore in proprio, tirata in soli 20 esemplari. Del 1977 sono la cartella “Mannucci” di 5 serigrafie con testo di Leo Strozzieri e il libro “Lettere ad un amico” di Edgardo Mannucci, a cura di Leo Strozzieri, contenente otto serigrafie originali dell’autore. Nel 1979 uscì la cartella “3 acqueforti – Fazzini Mannucci Trubbiani”, nel 1980 la cartella-cofanetto “I gioielli di Mannucci”, composta da 10 serigrafie a colori e 10 massime di François de La Rochefocauld. Nel 1982 ebbe la luce la cartella “Edgardo Mannucci Edoardo Franceschini”, per le edizioni Lorev Arte, in cui Ribichini si occupò della cartella e delle grafiche di Mannucci, che, in questa sola edizione, sono incisioni a secco, con ripresa serigrafica sfumata e ritocco a mano dell’artista.

Mannucci amava lasciare i dettagli e la veste grafica allo stampatore: lui metteva a disposizione gli originali e i Ribichini si occupavano di tutto, oltre che della stampa, dell’impaginazione, della veste grafica, della scomposizione.

L’artista era comunque sempre soddisfatto, c'era tra loro un rapporto di stima reciproca e di amicizia profonda: “… Il mio rapporto di collaborazione con Mannucci – ricordava Alberto Ribichini nel 1987 – è durato quasi quindici anni. ….... Ci capivamo forse perché entrambi venivamo dalla “campagna”, dalla provincia; ci univano le cose semplici e il sentirle vibrare dentro, insieme all’amore per quanto si faceva. Le sue parole erano per me una lezione continua, non le faceva cadere dall’alto; di una umanità molto sentita, aveva un’immediata conoscenza per le persone, con un tratto sempre famigliare. Non era avaro di consigli, come non aveva segreti per alcuno. Averlo conosciuto ed essergli stato amico è stato un piacere…”.

CASTELPLANIO – Civica Raccolta d’Arte, Storia e Cultura – 26 maggio-26 agosto 2012
Inaugurazione sabato 26 maggio ore 18.00, seguirà aperitivo

Le altre Mostre:

OSIMO – Museo Civico – 21 aprile-1 luglio 2012

FALCONARA MARITTIMA - Centro per la Documentazione dell’Arte Contemporanea- 22 aprile – 1 luglio 2012

CUPRAMONTANA - Museo Internazionale dell’Etichetta del Vino - 25 aprile - 1 luglio 2012

Per Informazioni: Numero Verde 800.439392 - www.musan.it








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-05-2012 alle 13:37 sul giornale del 26 maggio 2012 - 2678 letture

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