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Banca Marche presenta Goffi e guarda al futuro del territorio con numeri e impegno rassicuranti

Il Presidente Costa ed il Direttore Generale Goffi 7' di lettura 17/09/2012 - Banca Marche cambia per rimanere uguale: cambia il Direttore Generale, incarico affidato a Luciano Goffi proveniente da Bpa, scegliendo l’uomo che possa garantire un uguale e rinnovato impegno con il territorio a sostegno dell’economia e delle imprese che su esso lavorano e producono.

Questo il succo delle poche parole con cui il Presidente Lauro Costa ha presentato il nuovo Direttore Generale e spiegato i criteri con cui il Cda ha proceduto alla selezione: “Quella del Consiglio di Amministrazione è stata una scelta forte, che ha voluto fare come segno di continuità al fianco delle imprese e delle famiglie, perché riteniamo sia importante cominciare, anche in questi tempi difficili economicamente, cominciare a pensare al futuro, e perché vogliamo uscire da questa crisi traghettandone fuori il territorio. I fatti dovranno dimostrare l’efficacia dei nostri atti e delle nostre scelte: ci attendiamo molto da te”, conclude lasciando la parola a Goffi.

Il nuovo DG è molto più prodigo di parole, non evita, anzi affronta di petto i temi che scottano e che gravano sulla banca più come voci che come reali fatti: “perché è importante essere chiari e togliere dubbi”, spiega.

Dopo i consueti ringraziamenti ed aver preso atto che il territorio, tramite le istituzioni e gli imprenditori, singolarmente e con le loro organizzazioni, hanno apprezzato ed incoraggiato la scelta di Banca Marche, nell’ottica di rilancio del territorio, Goffi riprende in mano i numeri della semestrale pubblicati solo pochi giorni fa per analizzarli e porli come base su cui costruire il futuro. Numeri sotto alcuni aspetti evidentemente e logicamente non positivi: “E’ evidente che c’è stato un calo nella capacità di produrre reddito, diminuito del 19%, ma p giusto che in un momento di crisi dell’economia del territorio la banca soffra come tutti gli altri operatori, non potendo chiudersi alle imprese”. Per questo è diminuita la raccolta complessiva, in flessione dell’8,9% sia per la componente diretta (-10,7%) che per quella indiretta (-1,8%) e sono aumentati di contro gli accantonamenti, +76%. “Ma la Banca esprime anche numeri che permettono di essere ottimisti per il futuro: intanto una base clienti pari a 550.000 che dimostra un rapporto forte con la clientela e rappresenta un patrimonio di enorme valore per una banca se riesce a servirli bene. La dimostrazione del saldo legame con il territorio è data anche dai 3200 dipendenti, che per noi sono una risorsa, di cui il 51% donne e di età media piuttosto bassa rispetto alle altre banche, che si aggira sui 42 anni”. Ciò non impedisce di aver un rapporto costi/ricavi migliore della media nel settore bancario, 62% contro 70%, che “si potrà migliorare qualcosa, ma siamo già efficienti su questo fronte”. Altri numeri a dimostrare l’attaccamento della Banca al territorio, “ma sono merito di chi mi ha preceduto ovviamente, visto che sono qui da pochissimi giorni”: 504 tesorerie di enti pubblici, 850 milioni di nuovo credito concesso nel primo semestre, soprattutto a PMI, 90 milioni concessi come mutui alle famiglie.

“Ma non è tutto roseo, ci sono problemi da affrontare nel prossimo futuro”. Il primo riguarda l’organizzazione interna, “ci sono alcuni meccanismi da mettere a punto, ma non mi preoccupano perché sono stati individuate le risposte da dare e si sta mettendole a punto: venire incontro alle necessità di servizi della clientela che sono cambiati nel tempo, usando con maggior efficacia anche i nuovi canali come internet, ed una struttura organizzativa intersettoriale che dia maggior efficacia ad una serie di controlli interni”. Possono star tranquilli i dipendenti: “i nostri 3200 dipendenti ritengo siano nel numero adeguato, mi auguro che siano sempre più necessari e che magari serva incrementarli, anche se ovviamente è in corso un processo di sostituzione naturale e ringiovanimento”.

L’altro problema, affrontato con chiarezza senza celarlo, riguarda il tasso di concentrazione dei grossi impieghi, con i primi 50 clienti per dimensione raggiungono il 9% degli impieghi totali: “forse sono un po’ troppo concentrati, ma questo numero in sé non vuol dire molto, non è né grande né piccolo, ci sono banche con valori più alti ed altre con valori alla metà. E’ però un numero che richiede un’attenzione particolare nella gestione”.

Infine un’altra voce da spazzare via, che accomuna tutte le banche: la mancanza di liquidità. “Si è sentito dire che Banca Marche soffra di crisi di liquidità. Occorre spiegare che Banca Marche, come molte altre, ha prestato al territorio più denaro di quello che raccoglieva. In passato questa differenza veniva alimentata tramite le operazioni sui mercati finanziari, fintanto che questi funzionavano in maniera regolare. Poi sappiamo che questi mercati si sono chiusi. C’è stato un momento in cui abbiamo avuto, come banche, molta apprensione, con qualche notte insonne, a dicembre. Poi è arrivato Draghi che ha concesso alle banche italiane (ndr: e non solo) liquidità a tre anni. Banca Marche ne ha usufruito come tante altre banche. Ora per tre anni siamo tranquilli perché abbiamo una riserva di 15 miliardi. Ovviamente il problema ci sarà fra 3 anni se Draghi rivorrà indietro questi soldi, ma sarà un problema per tutti. Oppure Draghi dovrà rinnovare la concessione di questa liquidità”.

Non rimane che farsi trovare pronti fra tre anni con la liquidità disponibile nel caso in cui Draghi decida, piuttosto improbabilmente vista la situazione generale, di drenare questa liquidità dall’economia. Ovviamente più difficile a farsi che a dirsi, ma l’economia europea e mondiale deve fare i conti con questa dura realtà ed il problema non si risolverà da solo: ogni attore dovrà recitare la sua parte.

“La banca deve compiere il difficile compito di saper andare oltre i numeri prodotti dai rating a cui sottoponiamo i nostri clienti per saper valutare adeguatamente le persone ed i progetti che ci vengono sottoposti. Non è compito facile per una banca valutare questi aspetti definiti soft: un capannone è materiale, si può valutare numericamente con molta più facilità, ma è un compito che dobbiamo cercare di assolvere al meglio anche formando il nostro personale. Gli accordi internazionali non è vero che ci impediscono di farlo, solo chiedono valutazioni attente. Ma sui progetti seri siamo con gli imprenditori perché chi ha una bella idea deve trovare il nostro sostegno”.

Uno sguardo al territorio: “le Marche hanno una base imprenditoriale di straordinaria valenza, ma anche frammentata in migliaia di piccole aziende che si sono fatte trovare impreparate di fronte al cambiamento radicale dell’economia che fino a pochi anni fa era basata su poche grandi aziende in grado di esportare e che distribuivano sul territorio il lavoro che avevano esternalizzato. Poi il sistema è cambiato e le grandi aziende per rimanere competitive hanno spostato sui mercati internazionali anche le commesse lasciando soli gli imprenditori locali che magari avevano avviato investimenti il cui peso grava ancora oggi su loro e magari richiesti proprio dalle grandi aziende. L’unica possibilità che queste aziende hanno è di far massa critica mettendosi insieme per arrivare ad un prodotto integrato, se non finito, da offrire sul mercato delle grandi aziende non solo italiane, perché di qualità sicuramente superiore sebbene magari a costi un po’ più alti di quelli forniti da concorrenti stranieri in Tunisia o Turchia. Si possono anche percorrere nuovi settori, come la domotica, su cui crede molto la Regione, ma senza abbandonare i settori tradizionali della nostra regione”.








Questo è un articolo pubblicato il 17-09-2012 alle 23:28 sul giornale del 19 settembre 2012 - 1875 letture

In questo articolo si parla di attualità, paolo picci

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