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Impossibile nascere a Jesi?

sanità 3' di lettura 21/09/2012 - Potrebbe accadere in futuro alle neo mamme di dover arrivare in Ancona o a Fabriano per dare alla luce un figlio: questo emerge da alcuni dati forniti dai sindacati durante la riunione della commissione sanità.

Il piano di riorganizzazione della sanità regionale è ancora pressoché sconosciuto nelle sue declinazioni particolareggiate, anche per questo risulta difficile discuterne e valutarne le conseguenze sia sul piano dei servizi offerti ai cittadini sia su quello occupazionale. Sono ancora una volta i sindacati a lanciare l’allarme ed i cittadini non possono che attendere che dalla Regione si faccia chiarezza sui reali numeri, quelli scritti sul piano e sugli allegati che diventano sempre più misteriosi: alla precedente seduta della Commissione comunale Francesco Comi, Presidente della V° Commissione regionale, aveva negato la segretazione degli allegati, che sono pubblici, invitando l’Amministrazione cittadina a ricorrere ad un accesso agli atti, magari tramite i propri avvocati. I sindacati da allora li hanno richiesti due volte: “ma ancora non siamo riusciti ad ottenerli”. Però alcuni numeri cominciano a filtrare e tra questi proprio l’azzeramento del nido e della neonatologia a Jesi per cui per le future mamme jesine rischia di profilarsi la possibilità di dover arrivare ad Ancona o a Fabriano.

I sindacati, a distanza di due settimane, rispondono sempre a Comi anche sull’aspetto dell’appropiatezza dei trattamenti ospedalieri jesini: “abbiamo ottenuto i dati solo per Jesi, la disponibilità di quelli di tutta la regione ci è stata negata, forse perché sarebbe emersa l’incongruenza rispetto a quanto provano a far passare nel piano industriale”. Dalle risultanze provenienti dal Ministero, sulla base delle quali si valuta l’appropriatezza, emerge ad esempio che il tasso di occupazione dei posti letto a Jesi è superiore all’80%, valore considerato ottimale, i giorni di degenza sono inferiori ai 7,5 richiesti, i casi di inappropriatezza sono in calo del 12% mentre è in aumento del 2% la mobilità intraregionale e addirittura del 13% quella extraregionale, con un introito prodotto di circa 13 milioni. “Tutti numeri già migliori di quelli previsti nel piano industriale e quindi non è vero quanto affermato da Comi due settimane fa, quando parlava di inappropriatezza”.

La strategia per ridurre i servizi passerebbe dal taglio delle risorse umane: entro fine novembre sono in scadenza i contratti di 53 operatori della sanità a Jesi: 40 infermieri e 13 operatori socio-sanitari. Numero che supera i 100 complessivi se si arriva a guardare fino a fine anno. Offrire gli stessi servizi con una simile riduzione del personale è impossibile. Sul personale sono stati già ottenuti risparmi per 14 milioni, ben superiori ai 10 che erano stati preventivati: “sarebbe ora di cominciare ad incidere su altre tipologie di spesa”. E lo sguardo dei sindacati si rivolge ancora ai costi per l’acquisto della palazzina a Fabriano, destinata ad ospitare la sede amministrativa dell’Area vasta provinciale e costata 3,5 milioni, ma anche alle consulenze esterne, che incidono anch’esse per un paio di milioni ed all’eccessivo numero di dirigenti amministrativi. “Per il rinnovo dei contratti del personale precario infermieristico e oss invece sembra non ci siano risorse e ci è stato detto che saranno via via lasciati scadere. Occorre tener conto che a Jesi in due anni sono stati persi 85 operatori e che da anni si attende un concorso per coprire i posti vacanti, di cui nei piani si è persa traccia”.






Questo è un articolo pubblicato il 21-09-2012 alle 00:21 sul giornale del 22 settembre 2012 - 1406 letture

In questo articolo si parla di sanità, attualità, paolo picci

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