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Prc: continueremo nel nostro percorso coerente per salvaguardare il servizio pubblico delle mense scolastiche

rifondazione comunista prc 4' di lettura 09/12/2012 - Periodicamente, di solito a intervalli di circa 3-5 anni, riemerge la questione “mense scolastiche”. Ogni volta le parole d’ordine cambiano nella forma (razionalizzazione della preparazione, punto unico di cottura, controllo della qualità, risparmio): oggi siamo arrivati addirittura a sbandierare il principio di equità tra i bambini.

L'Amministrazione comunale ha parlato di bambini che usufruiscono di pasti più costosi, quelli preparati dalle cucine comunali, e altri a cui vengono serviti pasti a minor prezzo. In realtà, dietro questi discorsi, ogni volta c'è una sola e unica volontà: privatizzare il servizio appaltandolo a ditte esterne.

In tutti questi anni Rifondazione Comunista ha fatto un percorso coerente e con l'unico scopo di salvaguardare il servizio pubblico delle mense scolastiche.

Nel 1999-2000 fu il sindaco Polita a proporre il punto unico di cottura, ma il tentativo fallì grazie alla sollevazione dei genitori e di alcune forze politiche tra le quali Rifondazione Comunista.

Nel 2005-2006, nella prima giunta Belcecchi, il vicesindaco e Assessore ai servizi sociali Cingolani, allora della Margherita, provò ad appaltare l’intero servizio, ma riuscì a esternalizzare solo un terzo dei pasti. Perché non riuscì nell'impresa? Ancora una volta Rifondazione Comunista si mise di mezzo e, minacciando di uscire dalla maggioranza, bloccò il progetto originario. Alla fine si giunse ad un compromesso (la “famosa” delibera n. 73 del 2006) con il quale si affidava la preparazione della totalità dei pasti a JesiServizi. I pasti, forniti dalla partecipata, sarebbero stati preparati in 4 punti di cottura realizzati dalla stessa società.

Nel 2010 ci provò l’assessore Aguzzi. Rifondazione Comunista era all’opposizione e cercò di contrastare l’operazione insieme ad un comitato di genitori che raccolse in breve tempo oltre 1000 firme. Anche in quel caso, l’allora presidente del consiglio comunale Cingolani si schierò apertamente e con forza a favore della privatizzazione dell’intero servizio di refezione. Le sue dichiarazioni furono chiare: “il servizio di refezione scolastica non è un servizio pubblico e può essere gestito dai privati”.

Oggi ci riprova il sindaco Bacci, che mostra con l’occasione il vero volto della nuova Amministrazione. Il sindaco dice che in campagna elettorale si era sbagliato: aveva promesso la ripubblicizzazione delle mense scolastiche e invece i conti l’hanno costretto a cambiare opinione. Speriamo facciano la stessa cosa anche i cittadini che lo hanno votato!

Il sindaco si vanta di essere talmente saggio da poter correggere il tiro e cambiare idea nel tempo, dicendo che solo gli sciocchi non lo fanno. Ma allora che dobbiamo pensare del consigliere del suo gruppo Cingolani che, nonostante le batoste prese su questo tema dai genitori e da tutta la città, non ha mai cambiato idea negli ultimi anni? E ci domandiamo anche come si rapporterà con il suo Sindaco il capogruppo Santinelli che, sul versante opposto a Cingolani, non sembra aver cambiato idea e si è sempre dichiarato contrario alla privatizzazione delle mense? Forse si sbagliava anche lui come il Sindaco e oggi passerà sul versante dei privatizzatori?

Se il Sindaco e i consiglieri leggessero bene i bilanci di JesiServizi, per quanto riguarda la voce refezione scolastica, si accorgerebbero che in realtà il costo di un pasto prodotto dalla società comunale non è lontano da quello pagato alla CAMST. Da un conteggio fatto sul bilancio 2009 di JesiServizi la società comunale produceva un pasto ad un costo unitario netto, esclusi alcuni oneri per servizi (porzionamento, gestione dei refettori ecc.) che ricadono esclusivamente sulla società comunale e che in passato hanno generato più di un equivoco (e sui quali si è fatto leva, talvolta anche in malafede, per dimostrare che i pasti prodotti all’esterno costano molto meno), di 7-7,50 euro a fronte degli 8 euro al tempo pagati alla ditta esterna per un pasto.

In tutto ciò, non dimentichiamolo, ci chiediamo quale sarà il destino delle 9 cuoche che fanno oggi parte dell’organico di JesiServizi e delle 19 aiuto cuoche che le affiancano con contratti a tempo determinato: saranno tutte licenziate?

Questo per dire che, se si vogliono tutelare i beni comuni di una comunità, è possibile farlo. Serve, però, un'idea di città differente da quella sognata dall'attuale Amministrazione. Serve mettere al centro del programma politico la tutela e la difesa di tutti quei beni sociali che sono più a stretto contatto con i cittadini. Si tratta in fondo di fare delle scelte politiche: meglio privatizzare le mense scolastiche o sistemare le buche stradali? Meglio eliminare i servizi di assistenza verso chi è in difficoltà o mantenere le pesanti regalie alla Fondazione che gestisce le attività teatrali? Sono solo esempi, ma si tratta di capire la volontà politica di un’Amministrazione comunale: le alternative, anche in periodi non facili come questo, comunque ci sono.

Tuteliamo la qualità del servizio e mobilitiamoci per la difesa delle mense pubbliche!






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-12-2012 alle 15:58 sul giornale del 10 dicembre 2012 - 646 letture

In questo articolo si parla di attualità, prc jesi, partito rifondazione comunista

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