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Fava (Jesiamo): “non riduciamo tutto alle puttane e birra di Faber”

Maurizio Fava 4' di lettura 13/01/2013 - Venerdì 11 si è svolto il consiglio comunale aperto sul tema del lavoro con ampia partecipazione e interesse. Dopo le relazioni programmate in cui sono intervenuti vari esponenti da parte del mondo sindacale, dell’industria, dell’impresa e del lavoro, si è passati agli interventi dei gruppi consiliari e agli interventi aperti.

A onor del vero, oltre a Gianangeli del Movimento 5 stelle, che ha detto, pur non entrando nello specifico, che è possibile guardare il mondo con altri occhi rispetto a quelli attuali, gli altri hanno dato proposte per perpetrare questo sistema economico: lavorare una settimana di più, esportare all’estero prendendo nuovi mercati, vendere tramite il web, sperare in Dio… tutte proposte per “rilanciare l’economia”, intendendo però “rilanciare i consumi e la produzione”. Siamo già una società di iperconsumisti, con tutti i danni a livello sociale, ambientale e spirituale che ciò comporta, e la soluzione qual è? Rilanciare i consumi ed essere competitivi! Mi sembra palese, la cura per l’obesità è mangiare in abbondanza.

Se vogliamo creare benessere culturale, i consumi non devono aumentare, caso mai diminuire, non per rinuncia, ma per intelligenza e sobrietà. Se vogliamo creare benessere materiale, vanno differenziati: sono io che col mio portafogli voto un modello anziché un altro, decido a chi vanno i soldi e decido la direzione dell’economia. Una delle tante proposte di Jesiamo che vanno in questa direzione, e che è stata portata all’attenzione dell’amministrazione è quella di ridare potenzialità e valorizzare le risorse naturali e culturali del territorio creando condizioni favorevoli ad uno sviluppo del mercato per agricoltori, artigiani e agli operatori del turismo.

Concretamente si traduce nell’istituire un giorno apposito per un tipo di mercato volto solo alla vendita di prodotti tipici locali, da situarsi al mercato dell'erbe o in piazza.

Fasi di realizzazione:

1. censimento dei produttori locali e dei prodotti al fine di garantire la tipicità e la qualità;

2. creare e pubblicizzare adeguatamente questo evento “mercato km zero”;

3. studiare eventuali semplificazioni, consentite dalla normativa, in termini burocratici e fiscali per incentivare i produttori ad aderire all’iniziativa.

Progetto che una volta avviato con riscontro positivo potrebbe portare alla creazione di mercati per i produttori locali in varie zone di Jesi, possibilmente uno in ogni quartiere, in collaborazione anche con i molteplici Gruppi di Acquisto Solidale presenti nella città.

Altro aspetto oggi importante a sostegno dell’economia è a nostro avviso il Coinvolgimento degli istituti di credito in tavoli di concertazione o comitati proposti per studiare progetti per un nuovo modello di impresa sul nostro territorio, al fine di prevedere finanziamenti, come il microcredito, in grado di supportare le reali esigenze.

Tutte queste iniziative porterebbero ad un recupero delle attività locali che sono la punta di diamante di questo territorio, spesso concentrato sull’impresa senza rendersi conto della bellezza che ha e che può trasformare in risorsa economica. Tenendo sempre presente che queste forme di economia radicata nel territorio non sono esportabili o sostituibili.

E’ impensabile che l’Italia sia diventata non autosufficiente dal punto di vista alimentare! O che debba importare prodotti da tutt’altra parte del mondo perché costano meno o che non ci siano più artigiani capaci di fare dei beni di qualità! Puntare dunque sulla tipicità, sulla genuinità e sulla qualità offerti dai produttori del nostro territorio, e sulla territorialità di chi è deputato a sostenere finanziariamente l’iniziativa privata, ci sembra un elemento imprescindibile per favorire il nascere e lo svilupparsi di nuove situazioni produttive e commerciali. Un primo piccolo passo verso una ripresa che nasca dal basso per aprire lo scenario a nuove realtà più estese in grado di assorbire quella forza lavoro oggi a rischio o inoccupata.

Faber, economista americano, dice "Il governo federale sta valutando di dare a ciascuno di noi una somma di 600,00 USD per far riprendere l’economia. Miei cari connazionali americani: Se noi spendiamo quei soldi al Walt-Mart, il denaro va in Cina. Se noi spendiamo i soldi per la benzina, va agli arabi. Se acquistiamo un computer, il denaro va in India. Se acquistiamo frutta, i soldi vanno in Messico, Honduras e Guatemala. Se compriamo una buona macchina, i soldi andranno a finire in Germania o in Giappone. Se compriamo regalini, vanno a Taiwan, e nessun centesimo di questo denaro aiuterà l'economia americana. L'unico modo per mantenere quel denaro negli Stati Uniti è di spenderlo con puttane o birra, visto che sono gli unici due beni che si producono ancora qui. Io sto già facendo la mia parte...".

Cerchiamo di non fare la stessa fine, e ricordate che siete voi a orientare le scelte del mercato e non viceversa. Pensateci.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-01-2013 alle 12:50 sul giornale del 14 gennaio 2013 - 1934 letture

In questo articolo si parla di attualità, Jesiamo, Maurizio Fava

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