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Monte San Vito: lista civica, emissioni Co2, altezzosità o firme di facciata?

Lista Civica Insieme per Monte San Vito 5' di lettura 07/02/2013 - Seduta di Consiglio del 31 Gennaio 2013: tra le proposte in discussione, l’ordine del giorno da noi presentato per l’adesione al Patto dei Sindaci (in materia di sviluppo energetico).

Diamo conto della discussione maturata sul punto, visto che l’argomento ci sembra a dir poco interessante e meritevole. La nostra proposta, in particolare, ha posto l’accento sul ruolo dei governi locali in tema di riduzione delle emissioni di Co2. Perché?

Perché anzitutto si ritiene di dover potenziare gli strumenti adatti all’intervento più compiuto e consapevole degli enti locali, troppo spesso inchiodati ad un ruolo marginale, dove infatti non c’è spazio per nuove e attente politiche dello sviluppo, aperte al sostegno della cittadinanza e per di più orientate dai cittadini. E’ in questo contesto che abbiamo valutato il Patto dei Sindaci, perché di sicuro mostra la dignità di uno strumento concreto, e questa non è una cosa di poco conto. Come noi diciamo, tende la mano alle amministrazioni comunali, incoraggiandone l’operato per la riduzione del consumo energetico e per l’impiego delle rinnovabili (strumento aperto a tutte le città europee, il Patto propone un’adesione su base volontaria, e già coinvolge oltre il 25% della popolazione residente europea).

Come funziona?

Ogni Comune firmatario, sottoscrivendo il patto, s’impegna a formulare il cosiddetto Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (PAES), cosa indispensabile per mettere a fuoco le misure contro le emissioni di Co2. Si comincia dalla valutazione del quadro esistente (inventario di base delle emissioni), per poi arrivare alla definizione di tutte le misure necessarie, all’indicazione della fattibilità e delle tempistiche degli interventi, senza trascurare l’impronta partecipata che la formulazione di questo Piano, così come il Patto prevede, deve avere. Quest’ultimo è un aspetto che dal nostro punto di vista merita un’attenta riflessione, dal momento che i Sindaci firmatari del Patto, all’atto dell’adesione, s’impegnano molto chiaramente a mobilitare la società civile, ciascuno nel proprio territorio di competenza e soprattutto con il preciso proponimento di coinvolgere la cittadinanza nella redazione del Piano (non è un caso se nel Patto abbiamo la previsione di un programma definito di comunicazione).

I Comuni italiani, come si vede, non stanno a guardare: quelli già firmatari sono moltissimi (oltre 2.000 su circa 4.000 adesioni a livello europeo), mentre quelli che arrivano alla formulazione di un PAES completo sono visibilmente in crescita: 597 nel 2012 contro i 445 del 2011 (fonte dati: Alleanza per il Clima Italia Onlus). Dunque, nell’arco di un biennio, quasi la metà dei Comuni italiani aderenti ha presentato un PAES, un piano concreto e fattibile per conseguire gli obiettivi dichiarati (raggiungimento, su scala urbana, della riduzione di almeno il 20% delle emissioni di Co2 entro il 2020).

Dunque dicevamo: i Comuni italiani non stanno a guardare.

Già, e il nostro?

C’è speranza di vedere la firma del Sindaco di Monte San Vito in calce al documento? C’è speranza che la cittadinanza monsanvitese, una buona volta, venga inclusa nella formulazione di un progetto di rilievo? No. E perché? Perché il Sindaco Sartini, con buona pace dello sforzo profuso da tanti, anche da municipalità assai piccole, ritiene che il Patto dei Sindaci non serva a nulla. Sì, avete capito bene: ritiene che il Patto dei Sindaci debba essere considerato come una mera operazione “di facciata”. Il che, vogliamo rifletterci, è come negare l’operosità di quanti hanno saputo e voluto redigere un PAES, con impegno e voglia di fare. Soprattutto, riconoscendo ai governi locali il ruolo che essi stessi, anche in questo campo, dovrebbero ritagliarsi di tutto piglio.

Ma il Sindaco, di fronte al nostro ordine del giorno, altro non ha fatto che bollarlo come inutile, senza motivazioni concrete per dire di no e soprattutto senza raccogliere un confronto sui contenuti. Quello che infatti si ribadisce, per nostro conto, è la necessità di valutare la questione senza pregiudizi, perché nessuno chiede di mettere una firma a casaccio, giusto per dire che questa firma c’è! Piuttosto, resta vero che noi non possiamo, né vogliamo, ignorare l’esempio di chi ha saputo e voluto concretizzare l’obiettivo con successo, nonostante le difficoltà.

Di chi appunto per questo può darci una mano, di chi ha firmato.

Magari perché avvezzo a mettere la propria firma con il proponimento di farla fruttare.

Ad Agosto 2012, gli ultimi 480 PAES opportunamente redatti dai Comuni Italiani, tutti inseriti nel computo dei primi mille PAES presentati a livello europeo, hanno contribuito ad una situazione che la Commissione Europea, tramite il JRC (Joint Research Center), ha così fotografato:

1. Coinvolgimento di circa il 45% della popolazione nelle città aderenti al patto dei Sindaci;

2. Riduzione di 128 milioni di tonnellate di Co2, con una media di riduzione delle emissioni, entro il 2020, ben superiore al minimo richiesto del 20% (a fronte di un’emissione totale di 430 milioni di tonnellate di Co2).

E a livello nazionale?

In Italia il Patto dei Sindaci, vogliamo ricordarlo, ottiene un primo riconoscimento politico (nella strategia di lotta ai cambiamenti climatici) nella bozza di delibera Cipe per la revisione del piano nazionale di riduzione delle emissioni di gas serra. Tant’è che il Patto, alla luce delle positive esperienze in corso, viene indicato quale mezzo meritevole per il rafforzamento del ruolo degli enti locali nei percorsi di sostenibilità energetica e ambientale.

Vero è che in Italia, fino a questo momento, non si era mai vista una tale mobilitazione in tema di lotta ai cambiamenti climatici.

Qualcosa vorrà pur dire, no?



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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-02-2013 alle 15:40 sul giornale del 08 febbraio 2013 - 1509 letture

In questo articolo si parla di attualità, monte san vito, Insieme per Monte San Vito

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