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Mense scolastiche: Sindacati, “siamo determinati a difendere tutti i posti di lavoro”

 mense scolastiche 4' di lettura 19/02/2013 - I sindacati riuniti rappresentati da Domenico Sarti e Patrizia Massaccesi per la Cgil, Sandro Bellagamba per la Uil, Leonardo Lenci e Paolo Pizzichini per la Cisl, convocano la stampa per rendere nota la posizione dei dipendenti delle mense scolastiche jesine.

“Un incontro ritenuto necessario per riordinare le questioni visto che sulla stampa le notizie sono state fornite finora in maniera approssimativa” comincia subito Sarti.

I lavoratori nelle mense sono circa 80 nel complesso, suddivisi in tre tipologie diverse: 9 cuoche, 21 aiuto cuoche e poco più di 50 nel personale ausiliario, per ognuno dei quali si pongono problemi diversi.

Cominciando dalle cuoche, la cui posizione è la più sicura, essendo a tempo indeterminato. Per loro si parla spesso sulla stampa di comando all’azienda che vincerà l’appalto. In pratica in questo caso si tratta di un fraintendimento perché l’istituto del comando per legge non è applicabile a loro essendo dipendenti di un’azienda privata, la Jesi Servizi. Ma il problema è di soluzione abbastanza semplice perché una forma alternativa è agevolmente rintracciabile fra quanto concesso dalla legge.

Il personale addetto allo scodellamento è invece dipendente della cooperativa Futura, con contratto a tempo indeterminato e con orari di due ore, due ore e mezzo al giorno.

Il problema diventa invece molto complesso parlando delle aiuto cuoche, che sono il vero anello debole del sistema perché tutte con contratto a tempo determinato rinnovato di anno in anno. Con orari di 3 ore e mezzo giornaliero sono persone che vivono una condizione di disagio notevole e che dal lavoro traggono uno stipendio di 800 euro circa indispensabile per vivere. Si trovano in questa condizione dal 2006 pertanto hanno superato i 36 mesi oltre i quali, come previsto dal Dpr di attuazione della Legge Biagi, il DL. 368/2001 all’art. 5 comma 2, possono chiedere la trasformazione del contratto da tempo indeterminato a tempo determinato. “Abbiamo già provveduto a formalizzare a Jesi Servizi, titolare del servizio, a nome del personale coinvolto per chiedere il rispetto di questa norma ed attendiamo la risposta entro una decina di giorni. E’ un loro diritto previsto dalla legge che siamo determinati a difendere: in caso di risposta negativa siamo pronti ad aprire una vertenza con tutti gli strumenti possibili”, continua Sarti, che conclude osservando: “sappiamo dalla lettura della stampa che si sta riunendo la commissione tecnica per discutere i termini del bando. Riteniamo che ci sia un problema di rappresentanza dei lavoratori in questa commissione in cui mancano le competenze su questo aspetto. Per questo abbiamo chiesto un incontro che si terrà il 1° marzo”.

Pizzichini ritiene incerti i risparmi della riforma e non sufficienti a giustificare il sacrificio richiesto ai lavoratori: “i vincoli sul bando sono leggeri e non crediamo alla loro efficacia. Questa è un’operazione fatta sulla pelle dei lavoratori. E’ una battaglia ideologica per mandare un segnale non si sa a chi. Questo tipo di esternalizzazione è un salto nel buio. I costi e la spesa eccessiva del servizio sono tutti da dimostrare. A Senigallia che è la città con i costi più bassi il servizio è gestito internamente”.

Bellagamba vorrebbe che l’esternalizzazione, se si deve fare, sia portata avanti con il personale e le strutture già usate: “siamo preoccupati per la forma con cui il consiglio comunale ha definito la cornice dell’esternalizzazione. Il quadro non c’è ancora ma siamo preoccupati perché né il sindaco né l’assessore ci hanno garantito l’occupazione di tutto il personale. I risparmi fatti sulla pelle dei dipendenti non ci convincono e non possiamo non essere preoccupati da ciò”.

Massaccesi ricorda la situazione di Chiaravalle dove il commissario chiudendo la mensa ha escluso 4 persone dal lavoro: “I contratti a tempo determinato si concludono e purtroppo in questi casi l’azienda che vince l’appalto non ha un obbligo ad assumere. Quindi questo personale non ha nessuna garanzia. Finora non avevano mai provveduto a richiedere il passaggio a contratto indeterminato anche se ne avevano la possibilità perché ogni anno c’era la certezza del rinnovo”.

I sindacati all’unisono si dichiarano non contrari all’esternalizzazione in sé ma pongono paletti decisi alla tutela di tutti i posti di lavoro: “il risparmio che l’Amministrazione otterrebbe poi sarebbe un’illusione perché questo personale senza lavoro si troverebbe poi a dover ricorrere ai servizi sociali”.






Questo è un articolo pubblicato il 19-02-2013 alle 00:01 sul giornale del 20 febbraio 2013 - 2008 letture

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