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Cgil Marche sui medici obiettori all’ospedale di Jesi: dopo 6 mesi non è cambiato ancora niente. A rischio la 194

Fp Cgil 3' di lettura 23/02/2013 - L’episodio della sospensione delle interruzioni di gravidanza presso l’ospedale di Jesi a causa dell’obiezione di coscienza di tutti i medici ginecologi, che segue di pochi mesi l’analoga vicenda dell’ospedale di Fano, desta non poco sconcerto.

Ma ciò che preoccupa è soprattutto il fatto che a distanza di 6 mesi la situazione sia sostanzialmente invariata con un servizio pubblico che non viene adeguatamente garantito: sono trascorsi 35 anni dall’emanazione della legge sulla tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza (Legge 194/78) eppure la sua concreta attuazione è ancora piena di ostacoli.

Peraltro, secondo i dati dell’ultima relazione annuale del Ministero della Salute, già nel 2010 a fronte di 2.409 interruzioni volontarie di gravidanza effettuate da donne residenti nelle Marche, il 5,5% degli interventi sono stati fatti fuori provincia e il 24,5% fuori regione: quest’ultimo dato è pari al quadruplo della media nazionale.

Il numero sempre più ampio di obiettori di coscienza e in generale i disagi e le difficoltà nell’attuazione della Legge 194 stanno svuotando nei fatti i contenuti di una Legge dello Stato e, oltre a colpire le donne in un momento particolarmente difficile e delicato della loro vita, penalizza anche medici, anestesisti e infermieri non obiettori che vedono ricadere su di loro tutto il carico delle interruzioni di gravidanza.

Occorre ricordare che, sempre secondo l’ultima relazione del Ministero, nelle Marche gli obiettori di coscienza, di poco inferiori alla media nazionale, costituiscono il 60% dei medici, il 47% degli anestesisti e il 40% del personale non medico.

Inoltre, la Regione Marche si colloca da anni all’ultimo posto tra le regioni italiane per l’impiego della pillola RU 486 e nel primo semestre del 2011, è l’unica regione nella quale nessuna interruzione volontaria di gravidanza è avvenuta somministrando la pillola RU 486 mentre in regioni come l’Emilia Romagna le IVG con la c.d. “pillola abortiva” sono 905 (pari al 17% del totale) e in Toscana 317 (pari al 9%).

Desta inoltre, preoccupazione anche la complessiva situazione dei 67 consultori familiari nelle Marche la cui operatività è resa sempre più difficile dalla mancanza di organico e in particolare delle necessarie figure professionali specialistiche a partire dalla figura del ginecologo, tanto che in molti consultori non è possibile avere la certificazione per l’IGV, piuttosto che la necessaria attività di prevenzione.

Pertanto, si ritiene che tale situazione richieda interventi tempestivi per garantire adeguatamente sul territorio marchigiano tutti i servizi previsti dalla legge per tutelare la salute e i diritti delle donne.

Inoltre è necessario e urgente che la Regione Marche apra uno specifico approfondimento su queste tematiche per verificare l’effettivo stato di attuazione della legge 194/78 nel territorio marchigiano, rendendo subito noto la presenza di obiettori di coscienza per territorio, strutture nonché per categorie professionali, chiarisca la situazione della somministrazione della pillola RU486 e del funzionamento dei consultori.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-02-2013 alle 15:13 sul giornale del 25 febbraio 2013 - 895 letture

In questo articolo si parla di attualità, cgil marche, fp cgil, funzione pubblica

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