x

SEI IN > VIVERE JESI > ATTUALITA'
comunicato stampa

Rocconi: il Vangelo di domenica 24 marzo, Domenica delle Palme

10' di lettura
952
da Mons. Gerardo Rocconi
Vescovo di Jesi - dongerardorocconi@alice.it

vescovo Gerardo Rocconi

Dal Vangelo secondo Luca
Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.

Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: «Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato». Allora cominceranno a dire ai monti: «Cadete su di noi!»,e alle colline: «Copriteci!». Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?». Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.

Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre,nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.

Proviamo ad entrare in questo grande dramma che è la passione e la morte del Signore, guardando i personaggi ed immedesimandoci in essi o in qualcuno di essi. E’ un modo per partecipare a quanto il Signore ha vissuto

* Simone di Cirene: Deve portare la croce al posto di suo gesto assume un significato nuovo alla luce della resurrezione. Si può portare la croce con Gesù. Quell’invito a prendere la croce che più volte Gesù aveva fatto può essere preso sul serio. Possiamo riflettere sugli innumerevoli significati della croce: il martirio, la fedeltà eroica, la sofferenza in una vita piena di prove: tutto può essere offerto con Cristo, uniti al suo sacrificio che riviviamo nella S. Messa.

* Le donne: vediamo una tenerezza in queste donne. Di alcune si dice il nome: tutte vengono rappresentate dalla “Veronica”, personaggio simbolico, che indica il coraggio di queste donne, la capacità di stare vicino al “Condannato” e ad ogni “condannato” della vita. In loro si imprime l’immagine di Gesù! Nello stesso tempo a loro viene chiesto di tenere alto il desiderio del rinnovamento e della conversione: hanno amato di più, sanno insegnare di più l’amore.

* Il popolo : Il popolo stava a vedere: Stupore, interrogativi, delusione. Aveva appena sentito: Padre perdona loro. E forse si ripropone la domanda: Chi è questo Gesù? Questo popolo è quella folla emotiva della quale Gesù spesso non si fidava. E’ necessario uscire dalla folla per prendere posizione di fronte a Gesù: “Chi dice la gente che io sia?... Ma voi, proprio voi chi dite che io sia?”

* I capi: i capi deridevano Gesù. E rappresentano la tentazione. E’ la tentazione della rivincita, del prestigio simile a quella di gettarsi dal tempio. L’invito a scendere dalla croce, (solo apparentemente una vittoria) avrebbe impedito di realizzare il progetto messianico secondo la profezia di Isaia. Gesù sente da loro quasi un canto di vittoria che dichiara il suo fallimento e il fallimento della croce, e il fallimento della obbedienza a Dio. Ma la debolezza di Dio è più forte di ogni potere.

Ha salvato altri! Salvi se stesso: è il desiderio di ogni uomo fuggire la morte. Perchè Gesù non lo fa? La possibilità che Cristo offra la sua vita in un atteggiamento di obbedienza al Padre non è nei pensieri dei capi. Ma nei pensieri di Dio sì.

Se è lui il Cristo di Dio, l’eletto: Gesù ha preteso di essere il Cristo, ora lo dimostri. E Gesù cosa avrà chiesto al Padre? “Dammi una rivincita”? No, Gesù ha continuato ad affidarsi al Padre e a lasciar fare lui. Crede e vive l’amore del Padre anche senza prove. Quanti risvolti per la nostra vita!

* I soldati: Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso: La seconda tentazione viene dai soldati. Constatano che il suo messianismo è politicamente debole. Un re è forte e non cade in mano ai nemici. Ma Gesù manifesta la sua libertà donando se stesso. Attraverso la sua debolezza il Padre manifesta la sua forza, la forza del perdono. Stando al suo posto Gesù risponde alla tentazione di potere che Satana gli aveva proposto. Stando al suo posto, annientandosi, Gesù adora Dio.

* Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: La terza tentazione viene da uno dei malfattori. La sua è una bestemmia, perchè non riesce a riconoscere il Figlio di Dio. E questa è la nostra tentazione allorchè ci comportiamo da nemici della croce di Cristo. Dice Paolo: Molti, ve l’ho già detto più volte e ora con le lacrime agli occhi ve lo ripeto, si comportano da nemici della croce di Cristo: la perdizione però sarà la loro fine, perché essi, che hanno come dio il loro ventre, si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi, tutti intenti alle cose della terra.

«Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». Ripete la richiesta di tutti. Non capiscono che la salvezza non è semplicemente riprendere la vita vecchia, ma essere fedeli all’amore di Dio il quale non deluderà mai i suoi figli. Qui si pone tutto il dramma della sofferenza: è diverso soffrire da disperati o soffrire accanto a Cristo. Non tocca a noi sapere se quest’uomo si sarà salvato, quanto piuttosto sapere che anche per lui era pronto l’annuncio che ha ricevuto l’altro.

* L’altro invece lo rimproverava dicendo: Due malfattori con la stessa colpa. Perchè il secondo rimprovera il primo? Perchè sa vedere nella croce una novità. Si pone in maniera diversa, fiduciosa, di abbadono e per lui arriva tutto l’amore di Dio. Paradossalmente questo secondo malfattore è un contemplativo. Riesce a stupirsi di fronte a Gesù, alle sue parole, alla sua gratuità, al suo perdono. Comprende che Gesù si fa dono: poteva sfuggire alla morte ed invece è lì. E lo sottolinea, tanto questo passaggio è importante per la sua conversione

Noi, giustamente... Egli invece non ha fatto nulla di male: Il riconoscimento dei propri peccati, è il primo passo per un ritorno al Signore. Solo chi sa riconoscere il male che è in lui, solo chi sa chiedere in sincerità perdono, sta aprendosi all’amore di Dio. Lui sa di meritare la croce, ma sa anche di essere amato da quel Gesù che gli si è messo vicino e appunto ha amato lui, per niente amabile: Mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo morì per gli empi nel tempo stabilito. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (Rom 5,7ss). E’ l’unica parola che oggi possiamo dire a chi soffre: Gesù ti si fa vicino!

E disse: «Gesù, ricordati di me: Ricordiamo Isaia: Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero io invece non ti dimenticherò mai (Is 49,14-15). Guardando Gesù, il Padre non dimentica mai i suoi figli. Celebrando l’Eucaristia, memoriale (ricordo-presenza) chiediamo al Padre di guardare il Figlio e di guardarci nel Figlio. Infatti Gesù si è fatto ultimo di tutti perchè nessuno potesse sentirsi abbandonato e maledetto, neanche morendo in croce da malfattore. Dio ormai è nel punto più lontano da Dio per vessere vicino a tutti. E’ la misericordia, non facile, di Dio.

Quando entrerai nel tuo regno: Il Regno di Gesù, il Figlio, sono le braccia del Padre. Presto vi giungerà, primogenito di una numerosa schiera di fratelli (Rom 8,29). Ognuno di noi vi entra affidandosi a lui, il primo che si è fatto l’ultimo. In lui tutto è compiuto. E quell’uomo più che mai rappresenta la Chiesa. Non un popolo di buoni, di migliori. Ma un popolo di amati, perdonati, riconciliati..

In verità io ti dico: oggi… In maniera definitiva arriva la salvezza. Nella nostra solitudine, nella nostra paura, nel sentirci inutili e perduti, scopriamo un Dio che ci offre solidarietà e la comunione con lui. Nessuno può rialzarsi da solo.

Apparentemente quella croce non serve a nessuno. Ognuno la rifiuta. Agli occhi degli uomini non ha nessun significato religioso (sembra debolezza di Dio), non ha nessun significato politico (fa ridere un re che muore così), non ha nessun significato riguardo alla ricchezza (muore così chi voleva sfamare la gente!). Lo spirito del mondo non capisce. Eppure quella croce è la via di una vita nuova per sempre.

E ognuno di noi è chiamato a trovare il suo posto in questo immenso dramma. Cioè a riconoscere che quella croce in realtà è l’albero della vita (v. Gen) piantato dall’amore di Dio. E’ quanto il Signore sta dicendo all’uomo crocifisso accanto:

Con me sarai nel paradiso: Ora io per stare con te ho scelto di essere uomo, ho scelto di essere schiavo, ho scelto lo svuotamento di me, ho scelto la morte, ho scelto la morte più ignominiosa... perchè tu possa essere con me (cfr Fil 2,6-11). E con me sarai nel paradiso, in quel giardino dal quale il disobbediente Adamo dovette fuggire. Per la mia obbedienza e la tua fede possiamo stare in quel giardino che è il cuore di Dio. E questa deve essere la Grande Speranza per tutti. Il fine della nostra esistenza, pur nella tortuosità del pellegrinaggio, pur nell’impegno generoso del camminare insieme ai fratelli, non perde di vista la patria.



vescovo Gerardo Rocconi

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-03-2013 alle 19:17 sul giornale del 25 marzo 2013 - 952 letture