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Rocconi: il Vangelo di domenica 31 marzo

mons. gerardo rocconi 4' di lettura 30/03/2013 - Dal Vangelo secondo Giovanni
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.


Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Parola del Signore

La Pasqua coincide anche con la primavera. Dopo il letargo dell’inverno sentiamo che tutto riprende vita. Ciò che accade attorno a noi ci aiuta a capire anche il senso della Pasqua. Tutto si risveglia: deve risvegliarsi anche la nostra fede, la nostra speranza, il nostro amore al Signore. E’ necessario uscire dal torpore invernale che a volte colpisce anche la nostra vita spirituale. E’ proprio questo il senso dell’anno della fede: Risvegliarsi nel nostro cammino spirituale. E il primo invito che ci viene allora potrebbe suonare così:

RISVEGLIA LA TUA FEDE!

Di fronte all’invito del Risorto che chiede di essere seguito, è arrivato il momento incamminarsi. Quel “Vieni e seguimi” che spesso ci sentiamo dire, è invito ad accogliere la dolce compagnia del Risorto che si affianca a ciascuno per essergli luce, sostegno, guida. La sua Parola, ormai, è parola di verità che va accolta con generosa obbedienza, perché offre il senso della vita e la pace del cuore.

C’è poi un secondo invito che suona così:

RISVEGLIA LA SPERANZA!

La Speranza che il Risorto ci dona è quella nella Vita Eterna. Il Risorto dice ad ognuno: “Sarai con me, nella mia gioia, in una meravigliosa comunione di vita, per sempre”.

Ma la Speranza ha anche un altro significato: ha Speranza chi sa vedere le cose e il mondo oltre la loro piccolezza e fragilità. La durezza quotidiana, la fatica di ogni giorno, la vita in salita... ma che senso hanno? Guardando il Risorto, possiamo contemplare il suo percorso di annientamento per arrivare alla vita: può essere anche il nostro percorso. La fatica quotidiana per chi si lascia fare dal Vivente può diventare la stupenda fatica del nascere, così come lascia intendere San Paolo che scrive: “Se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria…La creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; e non è la sola, ma anche noi… ma noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” . E’ così: nella fatica di ogni giorno si può già vedere che germoglia una novità di vita.

Infine c’è un terzo invito che ci dice:

RISVEGLIA LA CARITÀ!

Nel Crocifisso abbiamo visto tutto l’amore di Dio. Nel Risorto la carità di Dio ci è comunicata e siamo fatti nuovi, capaci di amare. E’ importante che questo amore non sia fatto di parole ma acquisti la caratteristica dell’attenzione ai poveri, della solidarietà verso chi soffre. E noi sappiamo qual è la grande sofferenza di oggi. Vicino a noi, anzi, accanto a noi tante famiglie soffrono a motivo della perdita del lavoro. C’è chi da una vita dignitosa è precipitato nella fame: è questo diventa ancor più drammatico quanto a soffrire ci sono anche i bambini. La Caritas Diocesana e alcune parrocchie si sono organizzate per offrire almeno l’indispensabile. Ma Caritas e Parrocchia rischiamo di diventare concetti astratti se non significano comunità che vive la solidarietà, comunità di persone, di credenti che si fanno carico della sofferenza altrui, così come Cristo “si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori” .

DILLO A TUTTI: CRISTO VIVE!

Ma c’è un altro aspetto importante che riguarda la necessità del risvegliare la nostra carità. Gesù ha chiamato i Dodici e li ha inviati a portare la bella notizia che nel Cristo morto e risorto l’umanità può trovare salvezza. Risvegliare la nostra carità vuol dire sentire l’urgenza di annunciare il Vangelo. Il Risorto chiama e invia anche oggi. E invita a mettere la propria vita a servizio del Vangelo.

Carissimi, Buona Pasqua! Buona Pasqua così, guardando e accogliendo il Risorto, e soprattutto lasciandoci trasformare da Lui: “Svegliati, tu che dormi; risorgi dai morti!”






Questo è un editoriale pubblicato il 30-03-2013 alle 09:17 sul giornale del 02 aprile 2013 - 1522 letture

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