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comunicato stampa

San Marcello: in scena “Ombra profonda siamo” per la regia di Fazzini

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dagli Organizzatori


Ombra profonda siamo

Il Teatro Rebis e il Gruppo Teatrale Clorofilla portano in scena al teatro di San Marcello uno spettacolo ispirato al mito patafisico di Padre Ubu. Chi è, o cos’è, Padre Ubu? È un truffatore, un vigliacco, un subdolo, un violento, un prevaricatore? Oppure è semplicemente una parte di noi, quella più indicibile?

Note di regia di Andrea Fazzini
Questo spettacolo chiude un lungo periodo di ricerca lateralmente ispirato al mito patafisico di Padre Ubu, un personaggio che mescola in sé tragedia e farsa, frutto del genio di Alfred Jarry.

Chi è, o cos’è, Padre Ubu? E’ un truffatore, un vigliacco, un subdolo, un violento, un prevaricatore? Oppure è semplicemente una parte di noi, quella più indicibile?

Ubu uccide il tiranno per farsi lui stesso tiranno. Dilapida fortune e ne ammassa altre. Manda i soldati alla carica ma è il primo a fuggire. Eppure resta nei secoli al potere.

Con lui tutti possono cadere nella botola, nel “buco”, o sprofondare nella sua tasca, inghiottiti da quella spirale senza fondo che in qualche modo assomiglia al vortice incantato dove Alice va a cercare il suo paese delle meraviglie.

A partire dalla saga ubuesca, il lavoro d’insieme condotto dal Teatro Rebis insieme al Gruppo Teatrale Clorofilla si è progressivamente focalizzato sulle figure degli anonimi "palotini", storpiatura grottesca dei celebri paladini, triste allegoria del populismo più becero, intollerante, giustizialista,“decervellato”.

Nel primo studio, UBU (2009), i palotini, succubi dei capricci dei due miserabili sovrani, Padre Ubu e Madre Ubu, subiscono un inesorabile e grottesco processo di addestramento che sfocia in una parata intimidatoria e inneggiante alla violenza che, nell’accerchiare il pubblico, lascia sospeso nel buio finale il presagio del precipitare degli eventi…

Il secondo studio, La balera dei Palotini, ovvero il reclutamento all’ozio (2010), si allontana dal palcoscenico per trovare il clima di una vera sala da ballo dove il grottesco, ogni sabato sera, è d’obbligo. Ci si interroga nuovamente sui palotini, sulle loro allegre solitudini. Chi sono? Cosa rappresentano? Membri della milizia patafisica di Ubu, reclutati a grappoli, senza tanti perché, reclutati a furia di rimandare le cose, con la logica dello stupro del pensiero…ecco i palotini! Colti nel loro (s)vagare sono le figure sconosciute che ci interessano di più, figure di merdra (direbbe Ubu), figure di anime (avremmo voluto dire noi).

Nell’indagine sulle dinamiche sociali che portano all’accettazione passiva e assuefatta del “padre ubu di turno”, si è giunti alla fine, ad un punto nodale, fondamentale: la responsabilità individuale. Se Padre Ubu rappresenta la parodia del potere e la tragedia dell’indifferenza al grottesco del linguaggio e dei comportamenti, i palotini, sudditi lobotomizzati da slogan imparati a memoria, rappresentano la pastosità informe della massa, l’allineamento del coro, lo sguardo indentro. Ed è proprio su questo sguardo indentro che abbiamo deciso di soffermare la nostra attenzione: cosa nasconde il silenzio di chi sembra indifferente al precipitare anonimo della propria vita? è così complicato aprirsi allo sguardo degli altri? Può essere la comunicazione creativa la chiave di volta per scardinare la prigione dei nostri imbarazzi?

Così il tema del terzo studio (2011), il più intimo e delicato, è stato: l’ombra.
Ombra profonda siamo – la galera dei palotini –

Un tema che è stato investigato attraverso una serie di esercizi mutuati dal teatro dell’oppresso e attraverso “interviste impossibili” alle nostre ombre proiettate su una parete nuda. Esperimenti che hanno lasciato tracce mutevoli di umanità che con la luce non sono svanite, ma che hanno avuto anzi il coraggio si esporsi agli altri.

Il processo ha perciò incontrato un punto nevralgico e si è manifestata la necessità di un tempo ‘speciale’, per sostare sulle indicazioni che la ricerca ci rivelava. Ci era tuttavia ancora indispensabile condividere quest’acquisizione di coscienza con un pubblico, confronto imprescindibile per aggiungere e mettere in relazione ulteriori dati alla nostra analisi teatrale e poetica.

Fondamentale esperienza a corredo della ricerca condotta è stata infatti anche quella fatta attraverso la realizzazione di una performance in strada realizzata a Roma in occasione della Beatificazione di Papa Giovanni Paolo II e del concerto del Primo Maggio 2011: sono state realizzate interviste sulla natura dell’ombra (che cos’è per lei l’ombra?) agli intervenuti ad entrambe le manifestazioni, e sono state attuate inoltre, in mezzo alla folla, azioni sceniche di marcia silenziosa e di “accorpamento” di questi palotini grigi che indossavano una maglietta identificativa con su scritto: “PADRE UBU C’E’”. L’esperienza si è rivelata entusiasmante e foriera di contributi significativi sui differenti modi di percepire questo inafferrabile elemento che ci compone e scompone allo stesso tempo.

Quest’ultimo studio è stato alla fine strutturato non come uno spettacolo in senso stretto, ma come sintesi di frammenti, schegge di scene tratte dal lavoro in corso, nell’intenzione di aprire il nostro cantiere, per confrontarne le possibilità, svelarne alcune meccaniche, provocarne gli azzardi in vista della realizzazione di uno spettacolo maturo che lasciasse affiorare le intuizioni che ci hanno attraversato in questi anni di lavoro sulla natura ombratile dei nostri palotini.

Così li siamo andati a cercare i nostri palotini, sempre più in profondità, dentro, fino al buio… e là li abbiamo finalmente trovati tutti: persi nella tasca senza fondo di Padre Ubu.



... Ombra profonda siamo


Ombra profonda siamo

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-04-2013 alle 18:04 sul giornale del 20 aprile 2013 - 2208 letture