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Autonomia, territorialità, difesa dei posti di lavoro le parole d'ordine dell'Assemblea dei dipendenti di Banca Marche

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di Paolo Picci
redazione@viverejesi.it

I relatori all'Assemblea sindacale di Banca Marche
Numerosa la partecipazione dei dipendenti di Banca Marche all’assemblea sindacale indetta da Cgil Fisac, Fiba Cisl e Dircredito rappresentate rispettivamente da Averino Di Marcantonio, Maurizio Santini e Alfonso Corraducci, che, per motivi di spazio, si è tenuta al Palazzetto dello Sport di Jesi: su 3200 dipendenti del Gruppo almeno un migliaio sono intervenuti arrivando dalle 6 regioni in cui l’Istituto è presente.

Prima dell’assemblea, in mattinata una conferenza stampa per anticipare le motivazioni dell’iniziativa: aprirsi al di fuori della banca per cercare energie ed appoggio in tutti coloro che tengono all’istituto e al territorio: categorie produttive, istituzioni, azionisti privati e clienti.

Per i sindacati promotori è indispensabile mantenere l’autonomia e la territorialità di Banca Marche che solo così potrà continuare a fornire supporto all’economia regionale continuando a sostenerla in un momento così delicato. Solo unendo le forze dei diversi attori e lavorando tutti su questo fronte i dipendenti pensano si possano raggiungere i risultati di salvaguardia delle professionalità e del lavoro al servizio delle imprese regionali. Ruolo tanto fondamentale da rendere frequente il ricorso alla similitudine di questa battaglia con quella del per l’acqua pubblica: così come l’acqua anche il credito al territorio e la Banca sono un patrimonio pubblico. Paragone reso legittimo dalla constatazione di quanto le imprese regionali abbiano bisogno oggi di liquidità, intesa come denaro corrente, in un periodo in cui la chiusura dei rubinetti del credito sta inaridendo il tessuto produttivo e sociale.

Un invito in particolare alle Fondazioni che sebbene proprietarie della Banca e quindi parti con interessi particolari in gioco, si trovano appunto a gestire un patrimonio del territorio e che come tale debbono impegnarsi a tutelarlo andando oltre i pur legittimi interessi propri ma rivolgendo lo sguardo a quelli della comunità di cui comunque sono espressione.

Accanto a loro sono chiamati a far la loro parte anche gli azionisti privati, che pur vivendo un momento di inquietudine, essendo spesso anche clienti ben possono comprendere l’importanza di salvaguardare il patrimonio della banca regionale.

Ovviamente i dipendenti, dichiarando la propria disponibilità a farsi parte attiva del processo di risanamento, condividono con molti degli interlocutori, la necessità di un piano industriale che sia un progetto con caratteristiche di forte credibilità e di condivisione, esplicitando che per potersi definire tale a monte sia richiesto un cambiamento del management e della governance.

Con determinazione i lavoratori di Banca Marche la descrivono come sana, viva e non decotta cercando di fugare le preoccupazioni di azionisti e clienti: il problema di bilancio non deve far pensare alla necessità di un salvataggio, ma anzi ridare slancio alle arti per recuperare lo spirito con cui la banca nacque 20 anni fa: un patto fortissimo fra tutti coloro che credono nella banca e nel ruolo che deve ricoprire per il territorio da realizzare pubblicamente.

Concetti più volte ripetuti, oltre che in conferenza stampa, anche nel corso dell’Assemblea, a cui hanno preso parte rappresentanze, oltre che sindacali, anche istituzionali, dai sindaci di Jesi, Massimo Bacci, e Macerata, Romano Carancini, al Presidente della Provincia di Pesaro, Matteo Ricci, ed all’Assessore regionale al lavoro, Marco Luchetti. Tutti hanno espresso la necessità di unione di intenti rivolta alla salvaguardia dell’autonomia, con un appello particolare alla proprietà di mettere da parte dissidi e guardare al bene comune. Molti hanno posto attenzione alla difesa dei posti di lavoro nella Banca: il territorio soffre già di un alto numero di esuberi e aumentare la disoccupazione non contribuisce sicuramente a far tornare a crescere l’economia, sebbene ci sia consapevolezza che anche ai lavoratori dovranno esser chiesti sacrifici.

Fondazioni che molti ritengono parte del problema insieme al vecchio management i cui errori ricadono ora sulle spalle di lavoratori, piccoli azionisti e imprese del territorio: applauditissimi gli interventi, anche di alcuni dipendenti che sono intervenuti nel dibattito, di coloro che ne hanno chiesto l’allontanamento immediato anche tramite ricorso ad azioni di responsabilità e della magistratura.

Nelle conclusioni lasciate all’assessore Luchetti la richiesta di superare i campanilismi, di prevedere più strumenti di controllo nelle mani dei lavoratori nella futura governance, una maggior condivisione nella stesura dei piani con un occhio di riguardo ad evitare esuberi, il ritorno dell’etica nella managerialità.

Al termine è stato messo ai voti per alzata di mano, con adesione pressoché unanime, del documento sindacale e la richiesta di un mandato per i sindacati ad intraprendere eventuali azioni di lotta a difesa dei lavoratori.



... Corraducci, Di Marcantonio e Santini
... I relatori all'Assemblea sindacale di Banca Marche


I relatori all'Assemblea sindacale di Banca Marche

Questo è un articolo pubblicato il 23-04-2013 alle 01:02 sul giornale del 24 aprile 2013 - 3003 letture