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Pesante calo di fatturato per le piccole imprese della Vallesina: un tracollo che arriva anche al – 70%

crisi economica, sociale 3' di lettura 09/05/2013 - Calo di fatturato e scarsa redditività, serve un impegno straordinario per sostenere le micro e piccole imprese della Vallesina. Il quadro attuale si presenta a tinte decisamente fosche – dichiara Giuseppe Carancini Segretario Confartigianato Jesi – in base a quanto possiamo accertare da una analisi condotta tra gli imprenditori della Vallesina risulta che per il 90% delle aziende il fatturato è sceso con percentuali che vanno dal 30 al 70%, e che quasi metà delle piccole imprese ha un portafoglio ordini inferiore al mese.

Gli effetti della crisi stanno mettendo in grande difficoltà soprattutto i comparti tradizionali, edile in primis: dall’inizio del 2013 nella Vallesina hanno cessato attività 28 imprese artigiane di costruzioni, solo 14 le iscritte per un saldo negativo di -14. Cala il fatturato complessivo a causa della domanda interna, continua a tenere il mercato estero, che per queste imprese - nel rapporto di composizione del fatturato - pesa tuttavia in modo molto limitato. La paura della crisi fa calare anche gli investimenti, che subiscono un contenimento drastico.

C’è inoltre un problema di tenuta per l'occupazione. La grave situazione congiunturale dell’artigianato e delle piccole imprese impone un cambio di direzione: ai piccoli imprenditori, che stanno pagando il prezzo più alto della crisi, non bastano più le parole. La preoccupazione registra dei picchi finora mai toccati. Oggi solo un imprenditore su dieci crede ancora in una prossima ripresa della congiuntura. La straordinaria pressione fiscale colpisce duramente le imprese artigiane: il 33% degli imprenditori è stato costretto a ritardare il pagamento dei propri fornitori, mentre il 29% ha dovuto rinunciare a fare investimenti in azienda. Per il 26% delle imprese l’accresciuto peso del fisco ha causato ritardi nel pagamento di alcune imposte. Si registrano di conseguenza effetti negativi anche sull’occupazione: il 16% delle imprese ha rinunciato ad assumere personale e il 14% ha dovuto licenziare i dipendenti o ricorrere agli ammortizzatori sociali. In più, per fare il proprio dovere di contribuente, il 58% degli artigiani deve ricorrere a prestiti bancari o è costretto a chiedere al fisco dilazioni di pagamento. Le nostre imprese, ribadisce Giuseppe Carancini Segretario Confartigianato Jesi, che non hanno alcuna intenzione di mollare ed impegnate pertanto allo spasmo per reagire, hanno bisogno di interventi incisivi sul fronte della diminuzione della pressione fiscale, della riduzione del costo del lavoro, del miglioramento delle condizioni di accesso al credito.

La qualità degli interventi non deve essere diversa a seconda che siano destinati alle piccole imprese o alle grandi industrie. L’efficacia degli interventi si dovrà misurare sulla capacità di rilancio della nostra economia. Per sostenere le piccole imprese, che contribuiscono alla creazione della maggior parte del reddito e dell’occupazione, occorre attuare subito iniziative per favorire la ripresa, in particolare interventi per garantire la liquidità alle aziende, la principale emergenza che sta compromettendo il futuro di tanta parte di sistema imprenditoriale. Inoltre, la semplificazione burocratica, strade meno impervie per gli appalti, azioni di contrasto per i ritardi nei pagamenti.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-05-2013 alle 18:00 sul giornale del 10 maggio 2013 - 1727 letture

In questo articolo si parla di confartigianato, economia, crisi economica, crisi, crisi sociale

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