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Rocconi: il Vangelo di domenica 14 luglio

mons. gerardo rocconi 5' di lettura 13/07/2013 - Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».


Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così». Parola del Signore

AMA IL SIGNORE, AMA IL PROSSIMO

Oggi Gesù racconta quella stupenda parabola detta del Buon Samaritano, parabola introdotta da una domanda: Maestro, cosa devo fare per ereditare la vita eterna? Sì, Gesù è il maestro al quale ci si può rivolgere per avere risposte alle grandi domande della vita, soprattutto quelle che riguardano il senso della vita. E di fronte a questa domanda Gesù invita a cercare nella legge di Dio dove c’è scritto: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso».

E proprio per spiegare chi è il prossimo, o meglio, per spiegare come farsi prossimo ad ogni uomo Gesù racconta quella parabola: Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che lo lasciarono mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Cosa significa tutto ciò?

IL BUON SAMARITANO ANZITUTTO E’ GESU’

Un uomo: rappresenta l’umanità che fa il suo viaggio nella storia; è ogni uomo che fa il suo viaggio della vita.

Scendeva da Gerusalemme a Gerico: un percorso di 27 km con un dislivello di mille metri. Un percorso difficile e pieno di briganti. E’ il rischio della vita: è un cammino verso una bellissima patria, ma è un cammino rischioso.

Incappò nei briganti: l’umanità è stata assalita da Satana ed è rimasta mortalmente ferita. E’ il dramma del peccato attraverso il quale satana, il vero delinquente, impedisce all’uomo di entrare nella patria. Chi salverà quell’uomo?

Un Sacerdote e un levita passarono oltre: Non sarà la legge di Mosè, che il sacerdote del tempio e il levita rappresentano, a salvare. Gli ebrei cercavano la loro giustificazione nell’osservanza scrupolosa delle regole date da Mosè e nelle loro opere. Ebbene non saranno i nostri meriti a dare salvezza.

A questo punto la parabola aggiunge: Un Samaritano, che era in viaggio, passò, lo vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui.

Un Samaritano: Chi salva l’uomo incappato nel brigante-Satana è Colui che viene da molto lontano, ma si fa veramente vicino; è rifiutato e considerato l’ultimo, ma in realtà è colui che dona la vita. Il Samaritano rappresenta Gesù stesso che si china sull’umanità, versa olio e vino sulle sue ferite (possiamo vederci la grazia dei Sacramenti) e conduce il malcapitato nella locanda dove viene curato: la locanda rappresenta la Chiesa. Ovviamente il ferito non è salvato dal proprio sforzo ma gratuitamente dall’opera del Samaritano-Gesù.

Conclude Gesù: Tu Fa’ lo stesso: l’invito è quello di essere imitatori di Gesù, testimoni della salvezza, strumenti di Gesù per la salvezza dei fratelli.

TUTTO AD IMITAZIIONE DI GESU’

Chissà perchè Gesù ha scelto inizialmente come esempi negativi il sacerdote e il levita? Erano due personaggi apparentemente religiosissimi, ma con il cuore duro. Non era vera religiosità la loro! E Gesù vuol insegnare proprio questo: Non c’è autentico amore di Dio se non si ama il prossimo. E nello stesso tempo non si ama nella verità e in profondità il prossimo se questo amore non è fondato sulla parola di Dio.

In altre parole non si può dissociare fede e carità, amore di Dio e amore del prossimo, culto e fraternità, preghiera e servizio.

Del resto Gesù afferma che il modo migliore di vivere l’Eucaristia è quello di imitarlo nel dono di se stesso. Dice Giovanni: Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. (Gv 13,12-15).






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-07-2013 alle 09:12 sul giornale del 15 luglio 2013 - 1198 letture

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