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Da un esilio all’altro…

Menhir Bagnolo del Salento 3' di lettura 19/07/2013 - No, non si può fare. Non si può trascinare un personaggio del calibro di Federico II da un esilio all’altro. Se nell’angolino del Montirozzo il nostro illustre Imperatore fa gli onori di casa accogliendo la gente che entra nella cerchia delle mura antiche, nel semicerchio interno del giardino con cancello dell’edificio di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi fa…fa… l’esemplare raro chiuso in gabbia in mostra per i visitatori, come allo zoo!

Mi permetto di esprimere queste considerazioni perché in questi giorni si sta procedendo alla raccolta delle firme per ottenere il trasloco della statua. Benissimo, è giusto assegnarle migliore collocazione. Ma perché ostinarsi a posizionarla nel luogo di nascita? Ci sono già le iscrizioni sulla pavimentazione che attestano l’evento!

Interessante sarebbe invece considerare - condizioni tecniche ed economiche permettendo - la collocazione della mirabile personalità poliedrica, elevatissima
culturalmente e politicamente, nella piazza che da sempre racchiude in sé la sintesi di tutte le espressioni della dimensione umana e della quotidianità, quella che don Costantino Urieli definiva “il cuore della Jesi attiva e culturale” e che un tempo si chiamava Piazza dell’Orlòggio, Piazza Grande, La Piazza e, nel primo Medio Evo, Campo di Mussicciano. Oggi, Piazza della Repubblica.

L’imperatore finalmente in mezzo alla gente, alla sua gente, gente di tutto il mondo, di tutte le etnie e religioni. Proprio così come amava circondarsi nelle sue giornate mai vuote, in un dialogo perenne con la vita.

Al centro della piazza o sui suoi bordi: ovunque. Senza preoccupazioni per il “retro” spoglio della sua sagoma che potrebbe diventare il punto vicino al quale collocare un adeguato “cartellone” illustrativo del personaggio.

Questa soluzione assegnerebbe a ciascuna piazza - Piazza Federico II e Piazza della Repubblica - la giusta identità, il giusto ruolo: di sintesi storica, alla prima; di nucleo o cellula relazionale e culturale, alla seconda.

Fin dal primo giorno che ho messo a Jesi, sono stata colpita dalla diversa personalità delle due piazze.

In particolare, in piazza Federico II, dalla sua atmosfera solenne, senza tempo, e dall’obelisco che rappresenta una stele romana.

Mi sono sentita subito a casa per due motivi: il primo, perché nella scelta degli jesini di issare quel simbolo nella secolare fontana, ho percepito lo spessore culturale e storico della città e la cura per la memoria della nostra civiltà; il secondo, perché nella stele ho ritrovato un collegamento forte con il mio paese natìo, ossia con i suoi due meravigliosi menhir che amo da sempre e che mi restituiscono, ogni volta che li sfioro o che li penso, alle mie origini, alla mia terra; spettacolari testimoni del tempo che passa, rappresentazione perenne della coesione sociale all’interno delle comunità oltre che vedette ancestrali di demarcazione e controllo territoriale, espressione di prestigio e di potere.








Questo è un articolo pubblicato il 19-07-2013 alle 20:14 sul giornale del 20 luglio 2013 - 1749 letture

In questo articolo si parla di attualità, Paola Cocola

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