Ospedale: l'Odissea per una visita dall'otorino. Il racconto di un lettore

ospedale di senigallia 3' di lettura 24/07/2013 - Da un lettore riceviamo e pubblichiamo un resoconto semiserio di quanto occaduto nei giorni scorsi in ospedale.

Venerdì: Vado dal medico di famiglia, avendo continui giramenti di testa. "E' necessaria una visita dall'otorino." Bene, impegnativa.
Sabato:Vado al cup (Senigallia) in cui prenoto i raggi x (ho richiesto anche questi al medico) e la visita all'otorino (con scritto urgente): "Deve andare al poliambulatorio. Quando ha tempo. Senza prenotazione."
Lunedi: Vado al poliambulatorio (Senigallia). Mi mandano al terzo piano, c'è una signora: "Mi scusi, sa se c'è l'otorino?" "Non so, provi al piano terra, li lo sanno di sicuro." "Ma vengo da li, mi hanno mandato su." Sciopero, forse arriva alle 11 (come, peraltro, indicato nel prospetto sul muro, quello con gli orari).
Vado a Mondolfo. "Urgente significa entro 48 ore (?1?). Comunque l'otorino non c'è, posto vacante, in caso di urgenza c’è qualcun altro (????????) che fa le visite. Le do il numero della caposala di Fano." Telefono (3 volte) al numero, nessuno risponde.
Torno a Senigallia. Piano terzo: "Ah, forse l'otorino non c'è. Provi a chiedere ad un'infermiera al piano 2." Scendo al piano due. "Ma chi l'ha mandato qui in poliambulatorio? Lei deve andare in ospedale." L'infermiera chiama e verifica che il giorno dopo c'è il medico. Mi da (gentilissima) un foglio con l’indicazione, in caso di disguido, di citare il medico con il quale lei ha parlato.”
Martedì: Vado in ospedale, parcheggio all'ombra lontano dai signori parcheggiatori. Entro. "Scusi, dove otorinolaringoiatria?" "Vedo la striscia blu? Lei scende le scale, sale un piano ed è in reparto...." Consegno l'impegnativa urgente all'infermiera. Aspetto 20 minuti, entro, visita. Medico estremamente professionale, visita adeguata. Esco per andare a pagare. Casse chiuse. Aprono alle due e mezzo. Faccio un giro…… (sono le due).
Torno alle due e mezzo, pago (mi sembra un po' troppo, fortuna che ho il bancomat, non accettano carte di credito), porto la ricevuta al medico: "Mi scusi, ma dove ha pagato?" "In cassa." "E' troppo. L’accompagno per risolvere il disguido.” Mi restituiscono la differenza. Quindi, a parte l’infermiera al piano due (che è andata sicuramente oltre le proprie competenze) e la grande professionalità del medico, mi sembra che ci sia qualche problemino nelle procedure di accesso alle strutture sanitarie nazionali (che mi risulta, ma forse sbaglio, pagate con le tasse dei cittadini).

Avrei alcune banali domande:
1. Sarebbe possibile avere dei protocolli di accesso alla struttura sanitaria nazionale definiti, uniformi (sul territorio) e stazionari (nel tempo)?
2. Sarebbe possibile avere dei protocolli uniformi in caso di “urgente” scritto sull’impegnativa (48 ore, 96 ore, quando ti pare, e cosi via)?
3. Sarebbe possibile che il cup (o cassa, tanto sono li) indichino quanto possa costare una visita indicata come “urgente” senza prenotazione, che diano, senza doverle richiedere, informazioni corrette al cittadino (ovviamente inerenti alla logistica, al costo, e altro)?
Anche perché, sul punto 3, non è mica detto che tutti girino con i mazzetti di banconote per gli ospedali. Se ci fossero delle risposte non circostanziali, non strumentali, non giustificatorie, magari per evitare lo stesso trattamento (che io immagino del terzo mondo, dove non c’è Emergency, o dei cartoni animati tipo “Asterix e le dodici fatiche”) ad altri cittadini, sarei grato.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-07-2013 alle 18:54 sul giornale del 25 luglio 2013 - 7343 letture

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