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Rocconi: il Vangelo di domenica 25 agosto

mons. gerardo rocconi 4' di lettura 24/08/2013 - Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».


Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.

Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.

Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi». Parola del Signore

E’ FACILE SALVARSI?

Il vangelo odierno ci dice che un tale pone al Signore una domanda: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». E’ anche una domanda nostra, magari formulata in mille maniere. Mi salverò? Sono tanti coloro che si salvano? E’ facile salvarsi? Conosciamo le risposte che si danno gli uomini:

- spesso la nostra faciloneria ci fa pensare che tutto sommato alla fine si salva anche il diavolo... ed è una pericolosa illusione;

- altre volte il nostro pessimismo ci fa pensare che alla fine non si salva nessuno perchè il Signore è un giudice terribile e crudele... e ciò è fonte di angoscia.

Sono due risposte fuorvianti, tant’è vero che Gesù non risponde direttamente alla domanda. Qualsiasi risposta dava, poteva illudere pansando che alla fine è facile salvarsi, o poteva scoraggiare con il risultato di concludere che alla fine non vale nemmeno la pena di impegnarsi.

SORZATEVI DI ENTRARE PER LA PORTA STRETTA

E pertanto il Signore non risponde alla domanda. E il non rispondere è già una risposta! E’ come se dicesse: Primo: Non pensare di essere a posto perché fai tanto; secondo, non giudicare il fratello perchè sembra che faccia poco. Noi non abbiamo il criterio di misura. Unico giudice è il Signore. E il Signore, allora, si limita ad indicare la via della salvezza: ed ecco la risposta: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Qual è la portata di questa immagine della porta stretta?

Anzitutto una persona grossa non passa per una porticina. E’ come se il Signore dicesse: Per salvarsi bisogna farsi piccoli. Il presuntuoso, chi fa affidamento sulle proprie opere, chi non vive l’umiltà facendo affidamento sull’amore di Dio piuttosto che sui suoi meriti, non si salva. E’ stato l’errore del fariseo il quale poteva dire a Dio: Ho fatto tutto questo e questo... ed era anche vero. Ma Gesù non lo approva. Gesù vuol far capire che per quanto bene facciamo non sarà mai sufficiente per salvarci. E allora il punto di partenza non deve essere il calcolare i nostri meriti quasi garantissero un diritto, ma deve essere la fiducia nella sua misericordia, il supplicare la sua misericordia.

LA PORTA STRETTA E’ LA CROCE

Chiarito questo discorso, che bisogna anzitutto fare affidamento sulla misericordia, la porta stretta evoca anche il concetto di fatica: per passare infatti bisogna contorcersi. E allora per rispondere all’amore crocifisso del Signore bisogna accettare la fatica della fedeltà quotidiana al Signore; la fatica di vivere l’amore; la fatica di osservare tutti i comandamenti; la fatica di dire sì al Signore in ogni circostanza; la fatica di non tenere stretti i beni della terra chiudendo il cuore a chi è nella necessità; la fatica della fiducia nel Signore accettando tutto dalle sue mani; la fatica di lottare contro i difetti e la fatica di vivere ogni virtù; la fatica di essere seguaci del Signore non solo dentro la chiesa ma in ogni luogo e in ogni momento, nelle scelte concrete della vita.

Per salvarsi bisogna impegnarsi e lottare come se tutto dipendesse da noi, e nello stesso tempo bisogna avere il cuore umile, semplice, buono, sapendo che la salvezza è sempre e comunque un dono.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-08-2013 alle 13:15 sul giornale del 26 agosto 2013 - 1333 letture

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